Ma vi figurate se quello che è successo e sta succedendo – un tasso di morti ammazzati dal Covid giornaliero peggio che negli Stati Uniti, Messico e Iran – fosse successo ai tempi in cui si aggiravano i mostri ideologici delle opposizioni? Vi immaginate se fosse accaduto negli anni Settanta o Ottanta?  Chi è più giovane non lo sa, ma può usare la facoltà dell’immaginazione su cui puntava sempre Immanuel Kant. Ma un tempo remoto e lontano facevano delle cose pazzesche come inalberare cartelli che dicevano “Via il governo della morte e dell’incompetenza”, “Fuori la banda dei ladri e degli assassini”. Chissà anche Pannella si sarebbe imbavagliato, incerottato, persino intubato per urlare con un megafono: “Ladri di vita, di democrazia, di leggi e di salute”.

Invece sembra di essere in quel racconto di fantascienza anni Cinquanta in cui un astronauta atterra su un pianeta sperduto, gli propinano disgustose brodaglie giorno dopo giorno sempre più appetibili. Alla fine si trova bene, gli pare che il cibo sia buono, trova uno specchio in cui si guarda ed è diventato un drago con le zanne verdi. Era lui che si era cambiato. Così noi. Siamo diventati deliziosamente mollicci, appena un po’ permalosi, ma se sentite e guardate i telegiornali, neanche Monica Lewinsky nello Studio Ovale: signor presidente del Consiglio, signor premier, Maestà, il suo regale Dpcm, quando ci fa un nuovo editto? Si è curato il congiuntivo? No, non la congiuntivite, il congiuntivo.

Ma ci rendiamo conto che in nessuna democrazia – neanche autoritaria – è successo quel che succede da noi? Dalle urne esce un Parlamento a cazzo di cane, il signor presidente della Repubblica disperato chiama uno stimato Cottarelli che viene da Londra col trolley, ma poi arriva anche la coppia ‘mbriaga di Di Maio e il sòr Salvini, gli portano un amico loro, non si capisce bene chi, pare sia un avvocato presentato da un frequentatore di studio che poi diventerà ministro della Giustizia, e quel presidente della Repubblica sembra un personaggio del Corriere dei Piccoli di fronte a Fortunello e Capitan Cocoricò e non sa che dire, poi dà l’incarico, poi nasce una maggioranza di estrema destra che però si spara una revolverata sui piedi e con lo stesso Parlamento viene su una maggioranza tutta di sinistra – senza ridere e senza piangere – che prende le decisioni con la conta dei bambini: anghingò tre galline sul comò che facevano l’amore con la figlia del dottore, ma il dottore s’impiccò, ambaradan ciccì coccò e – a proposito – tutti giù per terra. Questo, in termini costituzionali dottrinalmente dibattuti da branchi di ermellini, toghe all’acqua pazza, cappe per toreri e sbandieratori del Palio di Siena.

E davvero si insedia a palazzo – appositamente colorato da assurdi fasci di luce tricolore che manco Mussolini e Vittorio Savoia – da dove caga decreti. A Venezia c’è un monumento in una calle a uno scrittore che siede su una montagna di volumi e i veneziani g’ha chiama el cagalibri. Noi abbiamo il cagadecreti.  La distinta opposizione grintosa e sovranista quando abbronzata in spiaggia, anziché convocare le folle, sia pure internettiane, per dire: buttiamo tutti insieme fuori questa razza di pagliacci incompetenti e anche assassini perché qui mezzo migliaio di persone al giorno crepa come neanche durante la guerra – invece, si son messi tutti a battere i pugnetti sul portone di Palazzo Chigi piagnucolando “fateci entrare, fateci entrare, anche noi abbiamo l’App del Dpcm”.

Berlusconi ha fatto un altro gioco, mi pare: messo sotto dai culoni ingombranti degli ippopotami e dei rinoceronti, umiliato dai Di Maio che aveva vietato se ne pronunciasse neanche il nome, ha scavato con pazienza e ha fatto un buco che lo ha riportato al centro della scena, motivo per cui tutti coloro che prima gli avevano sputato in faccia e ne avevano chiesto l’esecuzione, l’oblio, l’esilio, la riduzione allo stato monacale, vedendolo spuntare nel palazzo da quel buco che neanche l’abate Faria ci sarebbe riuscito, hanno cominciato a gridare al miracolo, al vero statista riemerso, all’uomo delle istituzioni. Qualcuno dal Pd ha sussurrato anche “uomo della provvidenza” perché hanno capito che da quel buco possono forse passare anche loro ed evadere dal castello.

E tutto perché? ve lo dico io. Perché questo Parlamento – e non quello prossimo venturo – è chiamato a nominare il successore di Mattarella. E perché solo questo Parlamento e non un altro rieletto e più adeguato? Perché a quell’elezione devono per forza partecipare i Cinque Stelle. I quali sanno bene che se gli italiani votassero oggi li rispedirebbero a quel loro paese d’origine. E poiché invece devono contare contro ogni logica ed etica e Costituzione, questo Parlamento cadaverico e imbalsamato non si tocca. Si sono inventati che una legislatura deve durare almeno cinque anni, anziché un massimo di cinque anni. E tutti stanno a questo gioco come vecchi all’osteria con un mazzo di carte bisunte con fante, cavallo e re e un fiasco di vino in mezzo. Giocano. Fanno finta. Tutto ciò che il governo ha fatto in materia Covid è stato un disastro e lo chiamano miracolo.

Ordine severissimo alle televisioni appecoronate di dare come prima notizia il numero dei morti. Un Tg normale avrebbe detto: “Buona sera, oggi il numero dei morti è stato di mezzo migliaio. Morti soffocati nel terrore, alcuni sedati mentre piangevano cercando di contattare per video i propri cari. Ma domani ne creperanno altrettanti e si poteva votare ma ci avevano detto che eravamo i più bravi e fichi del mondo (ma chi? ma quando mai? Al massimo l’Oms, l’agenzia politica dell’Onu guidata da uno devoto ai cinesi) e così abbiamo sbagliato tutto. Ah, scusate: contrordine compagni, riceviamo adesso una velina secondo cui il telegiornale deve ricominciare in modo conforme all’ultimo del cagadecreti.

Ricominciamo dunque da capo: buonasera, oggi è stata una bellissima giornata in cui abbiamo assistito all’assottigliarsi della curva del tampone del campione della differenza fra effettuati e multati, molto bene anche i ristoratori che cominciano con la erre, peccato il tempo in Liguria, ma per fortuna terapie intensive molto ventilate salvo che sullo jonico calabrese dove la capra crepa. Nebbia in val Padana, anche se in diminuzione, decessi stabili sui cinquecento ma fa meno freddo di ieri l’altro”. E tutti gli italiani, lì come coglioni a berselo. Adesso, secondo noi il buco eroso giorno dopo giorno dal Cavaliere potrebbe avere l’effetto che nel vecchio film I cannoni di Navarrone aveva una minuscola carica sotto un mattone della enorme diga. Passa un po’ prima che venga giù tutto.

Beninteso: tutto ciò il signore presidente del Consiglio per caso e scappato di casa, lo sa benissimo. Lo si vede da quanto fa pompare i telegiornali: è un premier, ma anche un salvaschermo. Lo speaker parla e si vede lui che percorre di gran carriera un corridoio, si siede a un tavolo elettronico e parla e discute con le costellazioni galattiche riunite. Giornalisti e giornaliste gli si rivolgono con modi pietosi, untuosi, genuflessi: “Ci dica, eccellenza, come dove ha trovato il coraggio per affrontare una tale situazione per cui un giorno l’hanno distratta dal tirare sassi ai barattoli e l’hanno nominata zar di tutte le Russie e vizìr del sacro romano palazzo?”. Lui, risponde con quel suo italiano confuso e frettoloso di frasette quasi-fatte, per cui lo si immagina oscillare su un tronco nella corrente, sperando di non cadere sulla consecutio, il pensiero ipotetico e il predicozzo. È così infatti che questo ragazzo impomatato si permette di raccomandarci il livello di sobrietà che noi dovremmo osservare per le feste? Ma è matto?

Avrebbero semplicemente da dire, lui e i suoi compari di scena, che il Paese non può fermarsi soltanto per tenere in vita qualche decina di migliaia di ultrasettantenni come me, di cui chi se ne frega. Oppure che si fa un lockdown alla cinese – polizia e botte da orbi – per due mesi finché la bacchetta magica del vaccino libera tutti. Una delle due. Tutte e due insieme non si può, ma invece è esattamente quella la strada scelta dal governo che ordina ai suoi telegiornali di esaltare o smorzare le notizie, come ai tempi di Ceausescu. Per esempio: si devono considerare come assurde sciagure insopportabili soltanto le rare (per fortuna) morti dei giovani, che pure ci sono, ma riducendo a zero il sussurro di chi è già in fila, next stop: crematorium.

È il grande gioco del governo: tressette col morto, un articolo in ascesa. Eppure, tutto questo macchinario infernale che come sempre si regge sull’emergenza (quante decine di volte i governi italiani nascono e non crepano in nome dell’emergenza?) poteva essere disfatta e sostituita da una vera politica, mandando a casa questo governo, indire elezioni con tutta la pandemia come si è appena fatto negli Usa e dare al Paese in poche settimane un governo che somigli al Paese che dovrebbe rappresentare. Non lo fanno perché la priorità non è salvare vite umane, ma salvare le Cinque Stelle dal loro destino di stelle nane, visto che sono i boss dell’alleanza forzata con il Pd di Zinga. Il Conte, che traballa sul congiuntivo ma non sulla logica elementare, ha capito ed ha aperto anche lui al gioco si-salvi-chi-può.

Come finirà? Siamo pessimi profeti, ma a futuro oblio prendiamo diligente nota: in questo burroso Paese che è l’Italia non si è vista finora una opposizione in nome del bene supremo della legittimità democratica. Non un urlo che si appellasse alla priorità etica e dunque politica di buttare giù il governo della strage, dell’incompetenza, del congiuntivo approssimativo, delle bare in fila, delle agonie soffocate, neppure perché questi non sono stati in grado di farsi dare i soldi già stanziati. Fanno boccucce schizzinose sul Mes, che sarebbe pronta cassa a zero interessi ma senza possibilità di distribuzioni a pioggia. Chiudete gli occhi. Aprire le orecchie: non un fiato, ognun dorma. Speriamo che intanto la vecchia talpa scavi.

Giornalista e politico è stato vicedirettore de Il Giornale. Membro della Fondazione Italia Usa è stato senatore nella XIV e XV legislatura per Forza Italia e deputato nella XVI per Il Popolo della Libertà.