Lo scaffale
Il primo anno di Leone XIV nel libro di Massimo Faggioli
Che cosa abbiamo compreso, in questo primo anno di pontificato, di Robert Francis Prevost, il primo Papa born in the Usa della storia? Abbiamo forse percepito, cattolici e laici, che ci troviamo di fronte a un Papa che, accettando tutte le sfide di questo tempo, predica essenzialmente due cose: unità e pace. Detta così, sembra un’affermazione rituale, se non banale. Ma nel tempo dell’ideologia Maga e delle guerre infinite, non lo è. Anzi, quello di Leone XIV si sta già diffondendo come un messaggio potente. Per certi versi, inaspettatamente potente. Aiuta molto a comprendere l’universo intellettuale di Prevost il libro di Massimo Faggioli, acuto osservatore delle cose di Chiesa (è professore nel Dipartimento di teologia e scienza religiosa presso la Villanova University, Philadelphia), “Leone XIV e la Chiesa globale” (Morcelliana).
Si diceva, unità e pace, «il filo rosso che unisce il pensiero di Agostino alla Chiesa nel mondo di oggi: un mondo più vasto e complesso non solo rispetto a quello del vescovo di Ippona nel quinto secolo ma anche a quello ritratto dal Concilio Vaticano II». Ci troviamo dunque dinanzi a una figura per vari aspetti nuova e diversa dai suoi predecessori perché diversa è la biografia di questo americano, che ha trascorso tanti anni in Perù e che recupera attraverso Agostino la grande tensione unitaria della visione del mondo. Al tempo stesso, Leone XIV si trova a guidare una Chiesa non ancora uscita dalla sua crisi di fine Novecento e immersa in un pianeta lacerato con nuovi e inattesi avversari, l’America di Trump in primis. «L’agostiniano Prevost – scrive Faggioli – è stato eletto papa in una Chiesa e in un tempo in cui c’è più spazio per Agostino, ma per un agostinismo diverso» nel senso che lo stesso Prevost ha spiegato nel Discorso del 9 gennaio 2016: «”La Città di Dio” non propone un programma politico ma offre preziose riflessioni su questioni fondamentali della vita sociale e politica, come la ricerca di una convivenza più giusta e pacifica tra i popoli».
È in questo quadro che Leone dovrà riprendere il filo di un altro Papa Leone, il Leone XIII della “Rerum novarum”, «proseguendo il discorso della Chiesa sulla questione sociale da una prospettiva agostiniana» lontano dagli assolutismi di destra e di sinistra, essendo «questioni che richiedono una mediazione politica». Come si vede, le sfide dinanzi a Prevost sono molteplici e tutte estremamente complesse ma grande è la speranza, non solo dei cattolici, che egli avrà la forza per farvi fronte.
Lungo questo percorso intellettuale e religioso, il Pontificato di Leone XIV è ancora troppo giovane per essere inquadrato senza discussioni. Ma un elemento ormai pare consolidato: la forza di un Papa profondamente immerso nella certezza di un Dio giusto, un Dio che sempre guarda questo mondo terreno, un Dio presente tra noi. La Storia, in questo quadro, non può fare a meno di Dio, e la Chiesa ne è il tramite. La ricchezza intellettuale di Prevost riserverà ancora sorprese. In questo senso, il libro di Massimo Faggioli accende opportunamente qualche lume per vederci meglio.
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