Il processo a Salvini è iniziato sabato scorso. Il processo a Salvini è finito sabato scorso. Però ci sarà una appendice. Il Giudice vuole che Conte e Di Maio e Toninelli vengano in aula a rispondere e a dirci come e perché avallarono le scelte di Salvini (cioè la lotta alle Ong e il blocco in porto della famosa nave Gregoretti) e perché ora si chiamano fuori. I filosofi chiamano queste situazioni “eterogenesi dei fini”. Vuol dire che fai una cosa per raggiungere uno scopo e raggiungi invece lo scopo opposto. È proprio quello che sta succedendo al processo di Catania. Sono i Cinque Stelle che hanno voluto votare in Senato per mandare a processo Salvini, sulla base di nulla, e si sono trascinati appresso anche il Pd e i renziani, e ora sono i 5 Stelle che finiranno sotto processo, almeno sotto processo mediatico, che poi, lo sapete tutti, in politica è l’unico che conta.

Per quel che ci riguarda, senza vantarci troppo, non possiamo evitare di notare che questo giornale è l’unico tra i giornali non salviniani ad avere sempre detto, dal primo minuto, che per quanto sciagurate fossero state le scelte politiche di Salvini ministro (che usò indubbiamente per motivi di propaganda politica le sofferenze di centinaia di profughi), non c’era la minima possibilità di considerare quell’azione un sequestro di persona, cioè un reato. Era semplicemente una scelta politica, quella del ministro, condivisa peraltro da gran parte dei partiti e degli elettori.

Nessuno, allora, ha voluto darci retta. Ora la magistratura dice: non c’è luogo a procedere. Era chiarissimo dal primo minuto. Tanto che la Procura aveva chiesto l’archiviazione. Ma il tribunale dei ministri non aveva accettato l’archiviazione e aveva chiesto al Senato di avallare il processo. Il solito rito simbolico: la magistratura più populista (quella che appartiene al partito dei Pm) chiede al Parlamento di umiliarsi, di fare atto di sottomissione, e di offrire la testa di un suo componente. Il Parlamento, anche stavolta, ha avuto paura a mettersi contro il partito dei Pm e si è genuflesso. Ora che sono i Pm a chiedere conto di questa folle incriminazione – chiediamo – cosa hanno da dire per giustificarsi i partiti che hanno votato per l’incriminazione? Capiscono che se non c’è luogo a procedere e qualche giudice invece vuole procedere, allora è chiaro l’intento persecutorio?

Dopodiché ci piacerebbe chiedere ai partiti di centrosinistra: ma era più importante mandare inutilmente Salvini sotto processo, o invece cancellare i decreti Salvini? I partiti di centrosinistra per un anno si sono ben guardati dal cancellarli. La nuova politica funziona così. Che dire? Andreotti era un idealista!

Giornalista professionista dal 1979, ha lavorato per quasi 30 anni all'Unità di cui è stato vicedirettore e poi condirettore. Direttore di Liberazione dal 2004 al 2009, poi di Calabria Ora dal 2010 al 2013, nel 2016 passa a Il Dubbio per poi approdare alla direzione de Il Riformista tornato in edicola il 29 ottobre 2019.