Bugo non sa perché ce l’hanno con lui. “Che ne so? Negli ultimi due anni c’è una specie di bullismo nei miei confronti. Quando si parla di me c’è sempre una parola in più che non è bella, è detta per deridermi sottilmente”, ha detto in un’intervista a Il Corriere della Sera Cristian Bugatti in arte Bugo, cantante e autore nato a Rho, quasi 50 anni fa, e cresciuto in provincia di Novara. Dice di avere un’anima rock’n’roll. “È vero, faccio a modo mio, però lavoro con le multinazionali dal 2002. Non mi isolo dal mondo: voglio che la mia musica arrivi alla gente. Mi piace far discutere, uscire dall’anonimato“.

Figlio di padre commerciante di metalli e di madre casalinga è pronto per un nuovo album, un tour, un film concerto e una biografia. È esploso nel mainstream quando al Festival di Sanremo 2020 era esplosa la lite sul palco dell’Ariston con Morgan, col quale aveva partecipato alla kermesse. Alcune tensioni nella serata delle cover, Morgan che cambia il testo di Sincero, la canzone con cui erano in gara, e Bugo che lascia il palco e se ne va. Lite rispolverata qualche tempo fa in un video sui social dopo le provocazioni del cantautore.

“Ero su un palco della Rai, in mondovisione, davanti a milioni di persone, ci vuole rispetto per quel palco e la musica. Ho preferito andar via piuttosto che appoggiare quella pagliacciata. Per Amadeus il mio è stato il gesto più rock’n’roll della musica italiana, sarà vero ma per me contava la canzone. In tv non devo fare il damerino e il trash mi irrita profondamente. Il circo lo lascio ai buffoni. Non gioco con la musica. I miei eroi sono Lennon, Vasco, Celentano, Battisti che, per quanto dirompenti, sono seri”.

Morgan non l’ha più sentito. “Sono scocciato. Non si può cambiare il testo di una canzone. Prova a farlo a Vita Spericolata di Vasco Rossi o alla Donna Cannone di Francesco De Gregori. Siccome sul palco dell’Ariston ci stavo io, che non ero famoso ma lo sono diventato per questa storia, è stato facile prendersela con me. È stato un gioco vigliacco“.

Al Festival però ci tornerebbe. Ha cominciato da autodidatta, due bocciature a scuola, a 23 anni lavorava in fonderia, la sera e nei weekend la musica, fino al trasferimento a Milano. Da 11 anni è sposato con Elisabetta, diplomatica, vivono all’estero. Quando lei si è dovuta trasferire in India l’ha seguita, e lì ha cominciato a dipingere. Dice di avere due padri: uno biologico e l’altro, il mito.

“Avevo 17 anni quando con un mio amico di Cerano e Cristian Dondi siamo stati al concerto di Vasco a San Siro. Non lo dimenticherò mai. Nel 2015 sono anche andato in pellegrinaggio a Zocca, davanti a casa sua, dove per terra ci sono le scritte dei fan. C’è la mia firma: Bugo, Bollicine. Ho due padri: uno biologico, il mio papà, e uno artistico, Vasco. Esagero, ma sono un figlio di Vasco. Nel 2020 il suo fan club mi ha chiamato per partecipare al raduno come ospite. Ho preferito rimanere fra il pubblico. Mi hanno pure fatto cantare Anima fragile“. Lo ha incontrato alla fine. “È come un amico del bar. È il vero artista che non si sente maestro. ‘Io sono con te’ è la prima cosa che mi ha detto, riferendosi a Sanremo“.

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Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.