La notizia dell’archiviazione dell’inchiesta sulle Universiadi a Napoli dell’estate 2019 solleva una riflessione. I motivi sono due: il primo è legato al fatto che l’inchiesta è stata archiviata, su richiesta degli stessi pubblici ministeri, per una questione relativa all’inutilizzabilità delle intercettazioni a strascico e il secondo è legato al fatto che tra i pm che hanno firmato la richiesta di archiviazione c’è il pm Henry John Woodcock. Andiamo al nodo della vicenda. Il pm Woodcock è in vari processi un sostenitore della utilizzabilità delle intercettazioni a strascico.

Dicesi a strascico quelle intercettazioni autorizzate nell’ambito di un procedimento e utilizzate poi come una sorta di esca per agganciare altre persone in relazione a fatti reato diversi. La Corte di Cassazione, con la sentenza Cavallo emessa dalle Sezioni unite a novembre 2019, ha messo dei paletti all’uso di questo metodo di captazione ritenendo di limitarlo a quei reati oggetto di procedimenti diversi ma uniti da una forte connessione, a reati per cui si prevede l’arresto in flagranza, per cui la pena non può essere inferiore nel minimo a cinque anni e nel massimo a venti anni. Il tema della utilizzabilità o meno delle intercettazioni, anche prima della sentenza Cavallo, è comunque stato sempre molto dibattuto e oggetto di confronti tra accusa e difesa.

Ebbene, il pm Woodcock ne ha sempre sostenuto l’utilizzabilità, tanto che per definire il suo metodo investigativo si è fatto riferimento all’uso del trojan come base di ogni inchiesta, indagini spesso accompagnate tra l’altro da un certo clamore mediatico che trasformava ogni minimo sospetto in una prova, ogni ipotesi di reato in una condanna prima ancora che si arrivasse in tribunale, sicché quando poi il tribunale, quello vero, quello della giustizia reale e non mediatica, si pronunciava, la sentenza, anche se di assoluzione, riscuoteva meno attenzione da parte dei media, tra le macerie di vite e carriere nel frattempo già fatte a pezzi. Colpisce, quindi, che proprio il pm Woodcock, autore di inchieste nate e portate avanti sulla scia di intercettazioni anche a strascico, abbia firmato una richiesta di archiviazione in cui per giustificare la chiusura del caso si fa riferimento indovinate a cosa? All’inutilizzabilità delle intercettazioni a strascico. E in che modo? «Nel caso di specie – scrivono i pm nella richiesta di archiviazione – si pone in primo luogo una questione di ordine processuale che appare decisiva…».

La questione riguarda appunto le intercettazioni. «Ebbene – scrivono ancora – si tratta di una questione che si pone, almeno allo stato (nel senso che altrettanto evidentemente la questione non si poneva al momento in cui tali intercettazioni sono state acquisite e al momento in cui furono delegati i primi approfondimenti investigativi) a seguito della sentenza pronunciata dalle Sezioni unite della Corte di Cassazione il 28 novembre 2019». Praticamente, dicono che siccome l’inchiesta è nata sulla base di intercettazioni autorizzate in un altro procedimento prima della sentenza Cavallo e siccome per effetto di questa sentenza tali intercettazioni sono da ritenersi inutilizzabili, l’inchiesta non ha più fondamenta ed è dunque da archiviare. E solo in calce alla richiesta, in poche righe, si fa riferimento al fatto che «in relazione a nessuna delle vicende sopra illustrate risulta esaustivamente comprovata la sussistenza di quella relazione sinallagmatica e corrispettiva che caratterizza in particolare qualsivoglia rapporto di natura corruttiva…».

A questo punto viene da pensare: non è che la chiusura del caso sia da attribuire più al fatto che si è indagato a vuoto per tre anni, tenendo per tutto questo tempo professionisti e imprenditori sulla graticola con tutti i danni che ciò comporta? E non è che la questione della utilizzabilità delle intercettazioni a strascico in questo caso sia un altro modo per utilizzarle comunque quelle intercettazioni? Nel senso che nell’archiviazione si usano per chiudere anni di indagini che non hanno prodotto alcuna prova contro nessuno, mentre in tutti gli altri processi le si usano per provare accuse contro qualcuno? Domandare è lecito.

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).