«Le indicazioni di Verini? Il Pd che vota 5 no? Non ne abbiamo ancora discusso. Per la direzione che si apre oggi, darei indicazione ben diversa. Voterei almeno tre sì. Forse anche quattro, perché sulla Severino personalmente penso che un segnale forte vada dato».

Andiamo con ordine. Le sue considerazioni sui quesiti.
Ci sono tre quesiti, quello sulla separazione delle funzioni, quello sulla valutazione dei magistrati e quello sul sistema elettorale Csm in cui, con vari livelli di intensità, la soluzione proposta dal referendum in caso di vittoria del sì è perfettamente convergente con la soluzione, su quegli stessi temi, prospettata dal Parlamento nell’ambito del “pacchetto Cartabia”, chiamiamolo così. Per cui si determinerebbe, se il Pd votasse no, una situazione veramente paradossale: sullo stesso tema in Parlamento voti sì, quando si devono esprimere gli elettori al referendum, devono votare no?

Il partito di lotta e di governo. Contro alle urne e a favore in aula.
Va bene, ma siamo seri. Il parlamentare vota sì e il cittadino deve votare no? È un paradosso, un controsenso, un errore molto grave soprattutto per quello che riguarda il referendum sulla separazione delle carriere che è quello politicamente più significativo, perché su questa battaglia si combatte uno scontro ultradecennale. E ogni tanto bisogna mettere una pietra miliare, lungo le strade accidentate della politica.

Che adesso è fatta anche di posizionamenti tattici: il Pd deve trovare dei terreni comuni con i Cinque Stelle. Forse sulla giustizia hanno deciso di concedere un po’ di più all’alleato che hanno scontentato sulla guerra, l’invio delle armi…
Letta farà le sue valutazioni, non ho elementi su questo. Dico però che in tutta onestà sarebbe legittimo aspettarsi un passo avanti risolutivo. A sinistra c’è sempre stato un dibattito tra giustizialisti e garantisti. Nel 1999 abbiamo lottato per introdurre il diritto al giusto processo in Costituzione. Non tutti erano d’accordo.

Torniamo ai quesiti. Il Pd vota in aula per la possibilità di ridurre i passaggi di carriera da 4 a 1. Verini dice che comunque sono pochi, una trentina l’anno.
Ma io dico che sono comunque importanti. Per una ragione di principio, a prescindere dalla casistica.

Il referendum sulla carcerazione preventiva affronta un problema molto serio, l’abuso dell’istituto esiste eccome, siamo osservati speciali dalla corte europea dei diritti dell’uomo…
Vero, la custodia cautelare va regolata. Tuttavia, per la formulazione del quesito, l’esito interverrebbe di fatto anche sull’ipotesi di reiterazione del reato, su cui avere una possibilità di carcerazione preventiva può rivelarsi fondato e perfino necessario. Qui voterei No e penso che il partito darà questa indicazione.

E sul quesito dell’abolizione della legge Severino?
Per inclinazione personale voterei sì anche a questo quesito: oggi ci sono troppi interventi sugli amministratori locali che risultano francamente incomprensibili. E quando il giudizio di primo grado di amministratori sospesi poi viene ribaltato in appello, spesso quelle carriere sono ormai colpite e affondate. Voterei con questo 4 sì e credo che un partito riformista dovrebbe dare queste indicazioni.

Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.