La sorpresa, quel ‘colpo di reni’ in chiave garantista, non è arrivata. Enrico Letta aprendo la direzione del Partito Democratico ha ribadito di fatto il suo ‘no’ ai cinque quesiti referendari sulla giustizia. Il segretario Dem ha spiegato nel suo discorso di apertura che sui referendum “proporrò un orientamento di fondo”, appunto il ‘no’ ai cinque quesiti, ma “il Pd non è una caserma, c’è la libertà dei singoli che resta in una materia come questa”, dunque lascerà libertà ai parlamentari e agli iscritti.

Letta ha sottolineato nel corso del suo intervento che i cinque quesiti referendari “sono molto diversi tra di loro, non è coi referendum che si fa una riforma complessiva. Noi siamo per una riforma complessiva. Non vorrei avessimo una sudditanza psicologica nei confronti di proposte che vengono da sette consigli regionali del centrodestra”.

Entrando poi ‘nel merito’, Letta ha anche aggiunto che una vittoria del sì “aprirebbe più problemi di quanti ne risolverebbe. Gli interventi da fare sono da fare in Parlamento”.

Unica proposta arrivata da Letta è quella di rilanciare l’impegno “a cambiare la legge Severino perché va cambiata sulla parte che riguarda gli amministratori locali, ma l’iniziativa referendaria peggiorerebbe il quadro”.

Una scelta, quella del segretario Dem, che va letta nell’ennesimo tentativo di ricucire gli strappi con gli ‘alleati’ pentastellati di Giuseppe Conte: dopo le evidenti divergenze sul conflitto in Ucraina, sulla posizione da tenere sull’invio delle armi a Kiev, il ‘campo’ della giustizia per Letta è un terreno su cui ricostruire un rapporto più saldo.

Ma è atteso anche un ‘vivace’ confronto all’interno del partito: c’è attesa in particolare per per gli interventi di Matteo Orfini, Andrea Marcucci e Andrea Romano, mentre il sindaco di Bergamo Giorgio Gori ha già fatto sapere di votare sì a tutti i quesiti.

Proprio Marcucci al termine dei lavori della direzione ha sottolineato comenon abbia senso” dare una “rigida indicazione di partito” sui referendum, che “sollevano temi che per loro natura interrogano la libertà di coscienza”. L’ex capogruppo Dem al Senato ha rimarcato che “come garantista sottolineo che sulla carcerazione preventiva e sulla legge Severino è necessario intervenire, il mantenimento dello status quo è deleterio. Il 12 giugno è un’occasione per ribadire la centralità della giustizia, ma ricordiamoci che in ogni caso, il Parlamento dovrà sciogliere questi nodi”.

La posizione di Renzi

Parole ben diverse sono arrivate, quasi in contemporanea, da Matteo Renzi. Il leader di Italia Viva alla presentazione a Montecitorio del suo libro ” Il Mostro”, ha ovviamente ricordato il suo impegno per i referendum e il suo voto a favore dei cinque quesiti “ma non sono ottimista sul fatto che arriveremo al quorum, è una ipotesi complicata“.

Quanto alla riforma, quella di Bonafede era dannoso, quella Cartabia è inutile. O diamo responsabilità vera a chi sbaglia e eliminiamo le appartenenze di corrente per fare carriera o la giustizia non migliorerà mai”, ha aggiunto Renzi.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia