L'intervista
Intervista ad Attilio Dadda sul ruolo moderno di Legacoop: “Fiducia nelle filiere e nell’inclusione”
Patrimoni immateriali dell’umanità riconosciute dall’Unesco e tutelate dalla nostra Costituzione all’art. 45, le cooperative sono da tempo minacciate dalle logiche capitalistiche che antepongono denaro e profitti all’interesse comune. Il loro ruolo economico e sociale, però, continua a essere fondamentale. Lo dimostra la storia di Legacoop: la più antica associazione di tutela e rappresentanza delle cooperative italiane, che riunisce oltre 10mila imprese associate, attive in tutte le regioni d’Italia. A 140 anni dalla nascita del movimento cooperativo italiano, abbiamo discusso della missione e delle iniziative dell’associazione con Attilio Dadda, presidente di Legacoop Lombardia. Proprio a Milano, nel 1886, si tenne il primo congresso dei cooperatori.
Partiamo dalle origini, tutto comincia a Milano in quel lontano 1886…
«Il movimento cooperativo nasce a Milano con una prima riunione in via Crocefisso, in quello che, all’epoca, era il consolato operaio. Lo stesso luogo che avrebbe poi dato origine alla prima Confederazione generale del lavoro e quindi alla prima Camera del lavoro a Milano. La cooperazione sorge prima del movimento operaio, dei sindacati e dei partiti. Il nostro Paese era infatti in una fase in cui le persone pensavano in funzione dello Stato. Prima ancora di difendere gli interessi personali, i cittadini hanno pensato a un modo per organizzare l’interesse collettivo. Così è nato il movimento cooperativo italiano, uno dei più vecchi in Italia e nel mondo».
Oggi viviamo in un mondo che spesso tende all’individualismo. Che ruolo può rivestire Legacoop per provare a cambiare questa propensione?
«Davanti a questa domanda dobbiamo chiederci: “Siamo adeguati a realizzare questo cambiamento?”. Dobbiamo interrogarci sul modo in cui il movimento cooperativo sta reinterpretando la visione collettiva, del bene comune e dell’impatto sulla propria comunità. E, allo stesso tempo, dobbiamo capire in che misura questa visione viene lasciata al marketing delle imprese di capitale, che hanno occupato questi spazi.
Legacoop è parte di quella cooperazione che crede più nelle filiere, piuttosto che nelle multinazionali. Il modello cooperativo di oggi deve riuscire a cambiare pelle, pensando a una catena del valore che resti redistribuita in modo equo, con particolare riguardo verso i posti che presentano disuguaglianze e disparità nei trattamenti, andando a svolgere anche un ruolo sociale».
Parlando proprio di sociale, l’associazione è molto impegnata anche a sostegno del lavoro e della partecipazione economica delle donne…
«Oltre le convinzioni e le ideologie, dobbiamo unirci per eliminare le disuguaglianze e risolvere i problemi. Questo vale anche per il divario di genere. Oggi – stando ai dati di Legacoop Lombardia – nei corpi sociali delle cooperative, le donne rappresentano la maggioranza. Abbiamo cambiato completamente pelle dall’800, rincorrendo quello che succedeva nella società. Ci sono cooperative e settori – come quelle sociali – dove la presenza femminile, sia nella governance, sia nella base sociale, è altissima. Sono stati fatti dei grandi passi avanti.
Inoltre, abbiamo anche censito la presenza nella nostra base sociale di lavoratrici e lavoratori che non sono italiani e neanche europei: contiamo 60 etnie censite in Lombardia».
Già nelle menti degli stessi fondatori della Lega si era affermata l’idea di una “cooperazione che affratella”. Quanto è importante il multiculturalismo per l’associazione?
«Penso realmente che sia un valore aggiunto. Se vogliamo guardare alla complessità di tutte le trasformazioni globali e locali, dobbiamo riuscire a unire tutto, anche ciò che apparentemente è diverso. Oggi il sistema produttivo, per ragioni demografiche e di sviluppo, o è di carattere inclusivo, oppure è sinonimo di sfruttamento. Bisogna essere attrezzati, perché si tratta di una caratteristica che determina il valore aggiunto strategico. L’internazionalizzazione delle imprese e l’arrivo di lavoratori stranieri in Italia, che svolgono bene la loro professione, è un valore che aumenta la concorrenza, ma anche la qualità».
Dal 1886 al 2026. Quali sono i valori che, dopo 140 anni, continuano a ispirare la missione di Legacoop?
«Sono esattamente i sette principi universali della cooperazione, uguali in tutto il mondo. Valori di democrazia, solidarietà e uguaglianza. Pilastri che hanno attestato che la cooperazione è patrimonio immateriale dell’umanità, che il nostro testo costituzionale tutela con l’art. 45».
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