Non doveva essere portato in carcere. Questo è un altro caso di inadempienza del magistrato“. Commenta così il Garante dei Detenuti di Roma Gabriella Stramaccioni il caso del 76enne di Pomezia, affetto da gravi patologie e con un’invalidità del 100 per cento, morto all’Ospedale di Roma Sandro Pertini dopo qualche ora di detenzione nel carcere di Regina Coeli.

A riportare la vicenda è Il Corriere della Città, che racconta come l’uomo, che soffriva di Alzheimer, demenza cronica, incontinenza urinaria, afasia e disfagia, sia entrato nell’istituto penitenziario nonostante i familiari avessero implorato medici e poliziotti di adottare una misura alternativa.

La detenzione

L’uomo, che prima di ammalarsi gravemente faceva il commercialista, è stato giudicato colpevole di falsa fatturazione. Nell’esercizio delle sue funzioni, infatti, aveva posto la sua firma su documenti per quello che si è rivelato un crack finanziario, avente come protagonista un noto costruttore della zona.

Ma quanto è accaduto molti anni fa, si è rivelato decisivo e fatale per il 76enne. Il 30 agosto di quest’anno, l’uomo, raggiunto dagli agenti di polizia, riceve un mandato di arresto, per la pena residua di un anno e due mesi di carcere. Da quel momento parte un lungo calvario per la famiglia del 76enne, a cui era stato riconosciuto dall’apposita Commissione ASL un’invalidità del 100 per cento con il sostegno dell’accompagno, ai sensi della legge 104/92.

Dopo aver ricevuto la notifica dell’arresto, la figlia dell’uomo ha spiegato la situazione sanitaria del padre agli agenti, mostrando anche una voluminosa documentazione rilasciata dall’ASL di zona per avvalorare la tesi che la detenzione carceraria non è assolutamente compatibile con lo stato di salute del genitore.

I controlli in ospedale

Gli agenti, che hanno spiegato alla figlia la necessità di presentare una dichiarazione medica con la quale attestare lo stato di salute dell’uomo, sono stati poi costretti a chiedere l’intervento di un’ambulanza per trasferire l’uomo in un ospedale, dove viene visitato alle 17:00 del 30 agosto.

Nell’arco di diverse ore, l’uomo è stato rimbalzato da un nosocomio all’altro per fare i dovuti controlli. Il 76enne, durante i trasferimenti nei diversi ospedali, è sempre stato scortato dai poliziotti e non è mai stato perso di vista da sua figlia, preoccupata e intimorita per il padre, che dalla mattina non aveva né mangiato e bevuto, né seguito le cure necessarie.

Solo a fine giornata, alle 23.00 del 30 agosto, la famiglia dell’uomo viene a sapere che il medico di turno ha riconosciuto al 76enne “esito favorevole” per il trasporto in cella: secondo il dottore, lo stato di salute dell’uomo è compatibile con il regime carcerario.

E si dimostrano quindi inutili le implorazioni e le preghiere della figlia dell’uomo affinché il medico riveda la sua decisione: il 76ennne viene preso dai poliziotti e trasferito al Commissariato di Ostia per formalizzare la pratica di arresto.

La figlia raggiunge il Commissariato, dove riesce a vedere il padre per qualche minuto, prima di salutarlo per quella che sarà l’ultima volta.

La donna si raccomanda con tutti di riferire al personale del carcere dei gravi problemi di salute del padre, in particolar modo di evidenziare la patologia della disfagia, per cui non può ingerire cibi solidi.

L’arresto e il decesso

Dopo la convalida dell’arresto, l’uomo viene portato nella notte tra il 30 e il 31 agosto in carcere a Regina Coeli. Nella giornata del 1° settembre, attraverso una comunicazione della casa di reclusione Rebibbia, la figlia viene a sapere che il padre ha lasciato il penitenziario ed è stato inviato con urgenza al Pronto Soccorso dell’ospedale Sandro Pertini di Roma.

Nell’arco di poche ore, viene ufficializzato il decesso: il 76enne muore la sera del 1° settembre per un intasamento alimentare. L’uomo, infatti, nell’istituto penitenziario avrebbe mangiato cibi solidi, che gli sono risultati fatali.

La Procura ha aperto un fascicolo contro ignoti. Il Garante dei Detenuti di Roma Stramaccioni giovedì sarà al Regina Coeli per accertare la causa del decesso e per comprendere come mai il 76enne sia finito in carcere, nonostante la sua invalidità.

Redazione