Favorire il rinserimento sociale dei detenuti grazie al sostegno delle istituzioni. E’ questa la sintesi del nuovo protocollo d’intesa firmato nella giornata di oggi tra Roma Capitale e il ministero della Giustizia – Provveditorato Lazio-Abruzzo-Molise del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria.

Cosa prevede il protocollo?

Alla base del neonato accordo, si legge in una nota del Campidoglio, c’è la valutazione preventiva dei servizi erogati da Roma Capitale, in ambito socio assistenziale, culturale, di orientamento e inserimento lavorativo, attività anagrafiche e di stato civile, da rendere disponibili ai detenuti.

L’obiettivo è quello di favorire il reinserimento sociale delle persone sottoposte a misure di privazione della libertà personale, promuovendo attività di accoglienza, informazione, orientamento e accompagnamento mirate al benessere in termini di qualità della vita e delle relazioni, accesso ai servizi e aumento delle opportunità.

Lo scopo ultimo, pensato dalle istituzione, è lavorare a percorsi costruiti sull’esigenza personale di ciascun detenuto.

Lavoro, istruzione, attività sociali e culturali: sono tutti strumenti pensati per la riacquisizione dell’autostima e dell’autonomia, con l’obiettivo di porre solide basi per facilitare un percorso di partecipazione attiva alla vita sociale al di fuori degli istituti penitenziari.

Il lavoro del Garante

Sono molto soddisfatta di questa intesa, perché guarda al presente“, dice al Riformista la Garante dei detenuti di Roma Gabriella Stramaccioni.L’accordo ratifica il lavoro avviato in questi anni su cui il Comune di Roma ha lavorato molto e per cui è stato molto attivo, tanto da istituire nel 2003, la figura del Garante: un primato rispetto ad altre città“, spiega la Garante dei detenuti di Roma.

L’intesa prevede l’introduzione di servizi innovativi, come l’ufficio anagrafe per il rilascio di documenti ai detenuti, così come il miglioramento dei servizi già esistenti: infatti sono aumentati i posti in appartamenti e gli alloggi da destinare ai detenuti in uscita; per le mamme con i minori a carico, invece, è previsto l’ingresso nella Casa di Leda”, facendo riferimento alle strutture protette in cui le donne possono garantire un ambiente sicuro per lo sviluppo e la crescita dei figli, stando lontani dal contesto carcerario. Ma c’è anche altro, spiega la Garante: sono messe a disposizione borse di lavoro per garantire l’ingresso nel mondo del lavoro dei detenuti. Un percorso realizzabile anche grazie all’erogazione del sistema della consultazione dei libri grazie alla collaborazione con le Biblioteche di Roma.
Non per ultimo, è garantito anche un servizio trasporti e una ludoteca all’interno del carcere di Rebibbia per rafforzare i rapporti familiari, condizionati dalla detenzione.

Per coordinare gli interventi finalizzati alla realizzazione degli obiettivi è istituita una Cabina di Regia con cadenza bimestrale a cui partecipa anche il Garante dei diritti delle persone private della libertà personale di Roma Capitale.

Redazione