Le dichiarazioni
Jacobs: “Stavo per arrendermi, sono stato mesi lontano dalla pista. Ora ho imparato a conoscere il mio corpo”
Il campione italiano è stato intervistato in vista dell’Europeo di Birmingham
Marcell Jacobs è pronto a partire in direzione Birmingham alla ricerca del terzo oro nei 100. Sfida proibitiva per un ragazzo di 32 anni, ma lui non demorde e spera nell’impresa: “Vincere mi inserirebbe tra i migliori sprinter europei di sempre e per me varrebbe tantissimo. Stavo per arrendermi dopo un ‘annata difficile, ma sono tornato e ora corro di nuovo forte. Mai smettere di credere in sé stessi“. Di questo e di tanto altro ne ha parlato al Corriere della Sera.
La svolta e il rapporto con Camossi
Il momento di svolta, racconta, è stato quando ha chiesto a Paolo Camossi di tornare ad essere il suo allenatore, dopo i Mondiali di Tokyo: “Dopo Tokyo volevo prendermi tutto il tempo necessario per capire cosa volevo fare. Non ho toccato una pista d’atletica per mesi, poi mi è arrivato il messaggio di Rana Reider che mi informava che sarebbe andato in Cina. Così ho preso il telefono e ho scritto a Paolo Camossi: vuoi tornare ad essere il mio coach? Lui mi ha detto sì, e da quel momento è come se dentro di me fosse rinata la voglia, e sono ripartito con una determinazione nuova“. Sul rapporto con l’allenatore continua: “Dura da tantissimi anni, mi ha visto crescere da quando ne avevo 18, poi a 20 mi sono trasferito a Gorizia e fino ai 29 siamo stati insieme. All’inizio non era così, ma oggi dal suo sguardo capisco al volo quando mi sta dicendo una cosa che non è vera. Forse conosco meglio paolo che mia moglie, che non vedo da un mese e mezzo“.
Su Filippo Tortu
Poi Jacobs si sofferma sul collega e amico Filippo Tortu e sulla vicenda che lo ha riguardato sullo spionaggio che ha portato alla squalifica del fratello: “Non ne abbiamo parlato ma non c’è un distacco tra noi, anche oggi pranzeremo insieme. Per esperienza personale, ti dico che tutto quello che succede al di fuori del campo poi te lo porti in pista e va a incidere sulla performance, su come ti alleni, su come vivi la tua vita. Che tu lo voglia o no“.
La forma
Il campione italiano fa riferimento anche alla sua forma, definendosi più cosciente dei propri mezzi e dei propri limiti: “Noi velocisti siamo atleti che danno sempre il 100%. Tutto quello che facciamo è sempre il massimo. Io dopo tanti anni ho imparato a conoscere meglio il mio corpo, a capire le sensazioni che mi arrivano, a parlare di più con il tecnico. Ho imparato che il recupero è importante tanto quanto l’allenamento e, ogni tanto anche a rallentare per non rischiare. Penso di essere arrivato a un punto in cui riesco ad affrontare tutte le situazioni con maturità e mi interessa meno il giudizio degli altri, i social su questo non perdonano. La notorietà mi è arrivata addosso di colpo e non è sempre stata facile da gestire, mi hanno formato più i momenti negativi che quelli belli. Oggi mi sento più tranquillo, focalizzato sui miei obiettivi, in una situazione in cui sono me stesso. Non mi preoccupo troppo di quello che dicono gli altri“.
Il legame con gli Usa e con il padre
Alla domanda sul suo rapporto con gli Usa, Jacobs ha risposto: “L’idea di stare negli Stati Uniti piace perché ha veramente tante possibilità di creare qualsiasi cosa, però non mi voglio limitare. Magari andrò in Giappone o dove la vita mi vorrà portare, però a Miami i bambini si trovano benissimo con la scuola, mia moglie è sudamericana quindi ha tante amiche e parla spagnolo. La città ci dà una tranquillità familiare importante“. Poi sul padre Lamont Jacobs: “E’ vero che abbiamo riallacciato il rapporto, però comunque lo avrò visto due o tre volte perché lui abita in Texas e ha la sua vita. Certo, rispetto a prima è molto più presente, guarda le gare, mi chiede quanto corro, mi fa i complimenti, mi manda le sue preghiere. Tutto ciò mi fa molto piacere, ma non è l’argomento che mi tiene negli Usa“.
Il sogno di battere Bolt
Usain Bolt detiene, ta i tanti, il record nei 100 con il tempo di 9″58, Marcell Jacobs ha parlato del sogno di poterlo infrangere: “Studiando la matematica di quel 9″58 capisci che Usain Bolt era davvero un mostro. Aveva le leve lunghissime che gli permettevano l’ampiezza ma allo stesso tempo aveva anche frequenze altissime. A me le frequenze non difettano, mi mancano le stesse ampiezze con la stessa frequenza, perché non riesco a fare una cosa e l’altra. Insomma, mi mancano i suoi 15 centimetri di gambe“.
Jacobs e Tamberi
Infine, a Jacobs viene portato alla memoria il ricordo di quei cinque minuti del 2021 con Tamberi che cambiarono la storia dello sport italiano, e alla domanda se l’obiettivo fosse quello di arrivare con il suo amico fino a Los Angeles 2028, il campione ha risposto: “Vidi Gimbo dalla calla room dei 100, quel primo agosto 2021, mi diede la carica che cercavo. Pensai che dopo di lui anche io dovessi dimostrare il mio lavoro dopo tanti sacrifici e allenamenti. Quei dieci minuti ci hanno legati per sempre. Io a Los Angeles ci voglio arrivare per poter raccontare ai miei nipoti una storia incredibile: quella del bambino di Desenzano che ha stretto i denti nei momenti più difficili per non sciupare il suo sogno“.
© Riproduzione riservata






