Giustizia
Zanettin contro Nordio il manettaro, le intercettazioni rimangono al palo
Alla fine, nel decreto Giustizia-Migranti, le intercettazioni sono rimaste esattamente dov’erano. Nessun ritorno alla disciplina precedente al 2023 e nessun ampliamento dell’utilizzabilità delle cosiddette intercettazioni “a strascico”. Una vittoria di Forza Italia dietro alla quale si è però consumato uno strappo con i meloniani che puntavano a rimettere tutto in discussione. Il tema era emerso durante l’esame parlamentare del decreto, quando alcuni emendamenti presentati da FdI miravano ad ampliare la possibilità di utilizzare, in procedimenti diversi da quello originario, le conversazioni intercettate. La disciplina oggi vigente, va ricordato, è il risultato della riforma approvata nel 2023 proprio su iniziativa di Forza Italia. L’intervento aveva modificato l’articolo 270 del codice di procedura penale, restringendo la circolazione delle intercettazioni tra procedimenti diversi e superando la normativa introdotta durante il governo Conte II dall’allora ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. I risultati delle intercettazioni possono quindi essere utilizzati in un diverso procedimento soltanto in caso di delitti per i quali è obbligatorio l’arresto in flagranza. È proprio su questo punto che gli azzurri hanno deciso di tenere il punto: nessun ritorno allo schema precedente alla riforma del 2023 e nessuna disponibilità ad affrontare una materia così delicata attraverso emendamenti inseriti in un decreto che si occupa prevalentemente di immigrazione.
Gli emendamenti sono così decaduti e il decreto è arrivato al voto finale senza alcuna modifica sulla materia. In una nota congiunta, i capigruppo di Camera e Senato di Forza Italia, Enrico Costa e Stefania Craxi, hanno rivendicato l’impegno del partito nella ricerca di un delicato bilanciamento tra investigazioni e diritti fondamentali. La disciplina delle intercettazioni, hanno aggiunto, va affrontata fuori dalla logica dell’urgenza e tenendo conto anche dell’evoluzione tecnologica che negli ultimi anni ha modificato profondamente le modalità con cui i cittadini comunicano. Linea che è stata ribadita in Aula dal senatore Pierantonio Zanettin durante la dichiarazione di voto sul decreto. L’esponente di Forza Italia ha ricordato come già oggi i reati più gravi, a partire da mafia e terrorismo, consentano l’utilizzazione delle intercettazioni anche in procedimenti diversi. “Su questo va fatta chiarezza una volta per tutte”, ha affermato il senatore vicentino, sostenendo che il sistema vigente rappresenta già adesso un punto di equilibrio adeguato tra esigenze investigative e garanzie costituzionali.
Zanettin ha anche sottolineato come la riforma del 2023 sia stata salutata favorevolmente dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, apertamente contrario alle intercettazioni “a strascico”. Da qui la stoccata: “Qualcuno sembra aver cambiato opinione”. Un riferimento alla moral suasion sul Guardasigilli nelle ultime settimane da parte di Giovanni Melillo, procuratore nazionale antimafia, per ampliare nuovamente il perimetro di utilizzabilità delle captazioni facendo leva sulla categoria dei cosiddetti “reati spia” della criminalità organizzata, definita però dallo stesso Nordio, in passato, una nozione “stravagante” e priva di riferimenti normativi. “Quella controriforma Forza Italia non l’avrebbe potuta accettare né ora né mai”, ha scandito Zanettin, collegando la battaglia sulle intercettazioni all’identità garantista del partito e all’eredità politica di Silvio Berlusconi, di fatto un avviso agli alleati, ultimamente apparsi un po’ troppo appiattiti sulle posizioni dei pm. Diverso lo scenario da parte delle opposizioni. Il Movimento 5 Stelle, con l’ex procuratore Roberto Scarpinato, ha accusato la maggioranza di avere indebolito gli strumenti di contrasto alla corruzione, sostenendo, come al solito, che le limitazioni introdotte nel 2023 impediscono di utilizzare intercettazioni rilevanti per reati contro la pubblica amministrazione come corruzione, concussione e peculato. Il presidente dei senatori dem, Francesco Boccia, ha invece parlato di una maggioranza “divisa su tutto”, sostenendo che proprio il caso delle intercettazioni dimostra le difficoltà del centrodestra nel trovare una sintesi su un tema così sensibile.
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