Boris Johnson resta incollato alla poltrona, nonostante la grave crisi che sta colpendo il suo governo e il Partito Conservatore. Il premier britannico nel breve volgere di dieci minuti, nel tardo pomeriggio di martedì, ha dovuto fare i conti con le clamorose doppie dimissioni di Rishi Sunak, il cancelliere dello Scacchiere (cioè il ministro dell’Economia) e Sajid Javid, ministro della Salute.

Questa mattina la fronda interna ai Tory ha portato ad altri addii: a lasciare sono stati Will Quince, viceministro responsabile finora del dossier della Famiglia e dell’Infanzia, Robin Walker, viceministro per gli Standard della Scuola in seno al dicastero dell’Istruzione, Laura Trott, finora ministrial aide, una figura simile all’italiano sottosegretario ai Trasporti, John Glen, sottosegretario al Tesoro, Victoria Atkins, sottosegretaria alla Giustizia, e Mike Freer, sottosegretario alle Esportazioni e all’Uguaglianza. Le uscite totali nell’esecutivo sono già una trentina.

Il cancelliere Rishi Sunak e il segretario alla Sanità Sajid Javid si erano dimessi martedì dopo l’intervento di Johnson in cui ammetteva di essere a conoscenza già nel 2019 delle accuse nei confronti di Chris Pincher. L’ex vice capogruppo dei Conservatori è l’ultimo scandalo che ha portato al terremoto nel governo: è accusato di molestie per aver palpato in un club di Londra due uomini mentre era ubriaco.

Il leader dei Conservatori ha già sostituito i due ministri dimissionari: Nadhim Zahawi è diventato il nuovo Cancelliere dello Scacchiere, mentre Steve Barclay, suo ex capo di gabinetto, è diventato ministro della Salute.

Pesanti le parole utilizzate dal ministro della Salute per giustificare le dimissioni: “I conservatori al loro meglio sono visti come decisori ostinati, guidati da valori forti. Forse non siamo sempre stati popolari, ma siamo stati competenti nell’agire nell’interesse nazionale. Purtroppo, nelle circostanze attuali, il pubblico sta concludendo che ora non siamo né l’uno né l’altro”.

Il voto di fiducia dello scorso mese indica che un vasto numero di nostri colleghi concorda”, prosegue la lettera rivolta a Johnson, “mi spiace dire, ad ogni modo, che mi è chiaro che questa situazione non cambierà sotto la tua leadership, e hai pertanto perso anche la mia fiducia”. L’ex ministro riconosce al premier “notevoli lasciti” come la “rottura dello stallo della Brexit”. “Ti ho servito lealmente da amico ma noi tutti serviamo prima di tutto il Paese”, conclude Javid, “dovendo scegliere tra queste due lealtà, c’è una sola risposta possibile”.

Gravi anche le accuse nei confronti di Johnson dell’ultimo big del partito che si è dimesso, il viceministro Will Quince. Questo ha infatti sottolineato pubblicamente che il premier gli ha apertamente mentito sulla questione Pincher, spingendolo così lunedì a difendere pubblicamente l’ex vice capogruppo del partito.

La gestione dello scandalo Chris Pincher e lo scarso giudizio” mostrato da Boris Johnson “mi hanno reso impossibile conciliare il servizio con la mia coscienza“, ha invece scritto il sottosegretario John Glen sui social media, come riporta Sky News, “il paese merita di meglio”, il giudizio tranchant del politico conservatore.

Non si è dimesso, ma ha chiesto un passo indietro di BoJo ilsuperministro’ Michael Gove, responsabile dello strategico portafogli del Livellamento delle Disuguaglianze Territoriali e sodale del premier attuale nella campagna referendaria pro Brexit del 2016.

Eppure, di fronte ai ripetuti scandali sessuali nel partito, alla doppia batosta elettorale nei collegi di Riverton e Honiton (passati ai liberaldemocratici) e a Wakefield (tornata ai laburisti) e soprattutto al partygate, le feste private nell’abitazione del premier a Downing Street in periodo di restrizioni Covid, BoJo non ha alcuna intenzione di dimettersi.

Intenzione ribadita nell’intervento di BoJo nel Question Time del mercoledì alla Camera dei Comuni, replicando ai durissimi attacchi del leader laburista Keir Starmer e di altri oppositori. Il premier ha sottolineato ancora una volta l’intenzione di voler resistere a Downing Street per far sì che il suo governo “vada avanti nel proprio lavoro e e prosegua “ad attuare il programma” malgrado la raffica di dimissioni.

Il clima tesissimo nei Conservatori viene testimoniato anche dall’indiscrezione sulla volontà di una delegazione composta da almeno una mezza dozzina di ministri rimasti fedeli a Johnson in seno al consiglio di gabinetto, sinedrio del governo britannico composto in totale da una trentina di membri, pronta a recarsi dal primo ministro per chiedergli un passo indietro, ipotesi che BoJo ha sempre negato. Non solo, il premier durante il Question Time ha anche bocciato prospettiva di elezioni politiche anticipate: “Non credo che nessuno le voglia in questo momento” di crisi globale, ha detto.

Per ‘liberarsi’ del loro scomodo leader di partito e premier, i Conservatori starebbero pensando a modificare le regole interne sulla richiesta di sfiducia. A marzo Johnson era sopravvissuto a stento al voto chiesto dai suoi colleghi, col 41% che aveva votato a favore della cacciata. Secondo le regole dei Tory non potrebbero essere indette nuove votazioni per un altro anno, ma i parlamentari Conservatori vorrebbero cambiarle per indire un nuovo voto nei prossimi giorni.

In lizza per prendere il posto di BoJo ci sono proprio i due ministri dimissionari, Sunak e Javid, ma anche la responsabile del ministero degli Esteri Liz Truss, una dei big del partito rimasta all’interno del governo.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia