Mi è andata bene. Mi sono beccato soltanto l’epiteto di persona “ridicola”. Visti i toni del dibattito pubblico, in questa epoca dei vaffa, e dei vaffa che hanno conquistato il governo, non posso lamentarmi. Io invece credo che Andrea Orlando sia una persona molto seria e che però abbia fatto male il ministro della Giustizia. E non sia stato in grado, successivamente, di opporsi al suo successore (sto parlando, ahimé, di Bonafede) che faceva carne di porco delle poche riforme avviate proprio da Orlando (e mai concluse) e dei principi essenziali del diritto. Nel silenzio – complice? – del Pd e dell’ex ministro.

Ne parliamo un’altra volta. Qui rispondo solo alle obiezioni di Orlando, che peraltro conosco da molto tempo e ho sempre pensato che fosse un politico con buone idee ma poco coraggio. Può darsi che mi sbagli. Del resto l’assenza di scelte coraggiose, a mio modo di vedere, è il difetto principale che il Pd si porta appresso dal momento della sua fondazione (tranne il breve periodo renziano, forse, ma in quel periodo il difetto, non meno drammatico, fu l’eccesso di coraggio e tracotanza…). Orlando si è arrabbiato perché sul Riformista gli abbiamo dato dell’amendoliano. E abbiamo fatto risalire l’abbandono di Bassolino da parte dei compagni di partito, alla vecchia ed eterna lotta – prima nel Pci e poi nei Ds e nel Pd – tra le opposte correnti. Non c’è niente per cui offendersi, francamente.

Che Bassolino sia del tutto innocente è acclarato: lo ammette ormai persino Marco Travaglio (e dunque, immagino, il partito dei Pm che lui guida). Che Bassolino sia stato abbandonato dai suoi quando un gruppetto di Pm gli ha lanciato la fatwa, mi sembra cosa altrettanto sicura. Che il Pm Sirleo abbia avuto un ruolo molto importante nei processi a Bassolino (ricordo di nuovo: tutti finiti con una assoluzione), non penso che possa essere messo in discussione. Che i processi abbiano messo Bassolino fuori dalla politica e azzerato quella che era stata la sinistra (nell’ambito del centrosinistra) napoletana è una cosa che tutti vedono. Punto. Dopodiché il compito di noi giornalisti è quello di mettere in fila i fatti e tentare qualche deduzione logica. Chi conosce la storia della sinistra napoletana – e anche la storia dei rapporti tra magistratura e politica, e il modo nel quale la magistratura ha vessato la politica e l’ha espropriata, e il modo nel quale la politica ha tentato di usare la magistratura per regolare i conti interni – chi conosce tutte queste cose sa da solo, benissimo, trarre le conclusioni dei fatti che noi abbiamo messo in fila.

Che Orlando appartenesse alla corrente del Pci che era stata più o meno fondata da un gigante della politica come Giorgio Amendola, non credo che sia né da mettere in discussione né da considerare un’accusa. Far parte – aver fatto parte, da giovane – del riformismo comunista ed ex comunista, è una gloria, non una vergogna. Io non ne ho mai fatto parte ma ho grande stima di tantissime persone che ne hanno fatto parte e hanno dato molto alla politica. Capisco che quello che ha dato fastidio a Orlando non è stato il sospetto amichevolissismo di amendolismo, ma il sospetto di avere sacrificato – forse alla lotta tra le correnti, forse ad altre considerazioni politiche – la difesa di un galantuomo come Bassolino e cioè uno dei personaggi più importanti della sinistra in Campania negli ultimi 30 anni.

Sul Riformista, ieri, abbiamo denunciato un altro fatto. Abbiamo scoperto che i magistrati che avevano combinato il disastro dei processi a Bassolino, commettendo, evidentemente, dei clamorosi errori professionali (non è possibile processare per 19 volte un innocente, per di più ex sindaco ed ex governatore della Campania) non solo non sono stati in nessun modo chiamati a rispondere ma sono stati premiati. Mi chiedo: perchè il ministero – prima ancora di Orlando, ma poi anche quello guidato da Orlando – non ha mandato gli ispettori per capire cosa stesse combinando la magistratura napoletana contro Bassolino? E perché, addirittura, il ministro (in questo caso Orlando), invece di mandare gli ispettori a Napoli a controllare il lavoro dei Pm ha invece chiamato uno dei Pm in questione a Roma e ha nominato lui ispettore?

Vede, Orlando, lei può pensare che tutto questo sia ridicolo, ma non lo è: è invece un fatto gravissimo. E questo a prescindere dalla dirittura morale e professionale del dottor Sirleo, che io mi guarderei bene dal mettere in discussione. So però che ha fatto degli errori gravissimi e che qualunque altro professionista li avesse commessi non sarebbe stato certo promosso. Dopodiché, caro Orlando, la sua giustificazione sul motivo della chiamata a Roma del dottor Sirleo, mi perdoni, ma aggrava molto – moltissimo – la situazione. Lei mi dice che non è stato lei a decidere ma il suo capo di Gabinetto. Cioè, se non sbaglio, nel luglio 2015, il dott Melillo, magistrato distaccato al ministero e oggi Procuratore di Napoli. Ho capito bene? È così? Cioè scopro che le nomine al ministero non le fa il ministro, quindi non spettano più alla politica, ma le fa – di nuovo – un magistrato? Dunque devo prendere atto del fatto che la sottomissione del potere politico al partito dei Pm è ufficiale e rivendicata?

Su che basi, poi, si fanno queste scelte? Cioè su quali base i magistrati, espropriando le competenze dell’esecutivo e della politica, decidono le nomine? Caro Orlando, lo sai quanto me, perché hai letto i giornali. La parola è quella: lottizzazione. Come si fa questa lottizzazione? Il dottor Palamara lo ha spiegato in tutte le lingue. Decidono le correnti dei magistrati, cioè degli organismi potentissimi e del tutto illegali. La professionalità, le idee, l’indipendenza, la giustizia non c’entrano niente. Le correnti dicono: questo va qui, questo va lì. Questo sale, questo scende. Io pensavo che almeno al ministero ci fosse una possibilità di frenare questo scandalo. Scopro invece – dalla sua lettera – che il vero ministro, quello che decide – e non ammette obiezioni – è sempre un magistrato. Dio mio, pensavo che piovesse: qui grandina.

Giornalista professionista dal 1979, ha lavorato per quasi 30 anni all'Unità di cui è stato vicedirettore e poi condirettore. Direttore di Liberazione dal 2004 al 2009, poi di Calabria Ora dal 2010 al 2013, nel 2016 passa a Il Dubbio per poi approdare alla direzione de Il Riformista tornato in edicola il 29 ottobre 2019.