Non so se in questa vicenda c’entri o no la guerra civile che ha sempre segnato la storia della sinistra napoletana, dai tempi del vecchio Pci degli anni ‘50, quando si fronteggiavano gli amendoliani e gli ingraiani, i bordighisti e gli stalinisti. Altri tempi: epici e tremendi. Se vi va, leggetevi uno splendido romanzo-verità, che si chiama “Mistero Napoletano”, scritto da Ermanno Rea e che ha per protagonista una giovane dirigente comunista morta suicida nel 1961.

Probabilmente è tutta acqua passata e non c’entra niente con le clamorose ingiustizie subite da Antonio Bassolino. Però un problema politico grosso come una casa c’è, ed è assurdo ignoralo. Il Pd continua a mantenere un atteggiamento di assoluta subalternità di fronte al partito dei Pm. Il Pd, e prima i Ds, erano perfettamente consapevoli della totale innocenza di Bassolino, che era uno dei loro massimi dirigenti. Perché non lo hanno difeso? Perché si sono addirittura resi protagonisti della promozione dei magistrati che lo avevano messo sotto accusa e spazzato via dalla scena politica nazionale e campana?

Mi si può rispondere: ma a noi risultava che fossero ottimi magistrati. Può darsi. Spesso ottimi professionisti fanno errori clamorosi. Non vengono promossi. Rispondono professionalmente e civilmente del loro operato. Pensate ai medici, a come vivono, a come lavorano sotto il martello della magistratura e sopra l’incudine della furia popolare. E i magistrati? Sereni, impunibili, promossi. Ormai il modo nel quale la magistratura pretende di assumere il comando politico del paese è un vero e proprio incubo per la democrazia.

Lo fa protetta dai 5 Stelle e da tutti i partiti che troppe volte usano i Pm per regolare i conti interni. Il Pd lo capisce o no che questo è un problema monumentale per la democrazia italiana? Si deciderà ad affrontarlo o continuerà a giocherellare tra garantismo e formule di rito (“Ho piena fiducia nella magistratura…”). Lo chiedo a Zingaretti, a Bettini, a Franceschini, a Orfini, a Del Rio, a Roberta Pinotti, alla Serracchiani, e a tutti gli altri.

Giornalista professionista dal 1979, ha lavorato per quasi 30 anni all'Unità di cui è stato vicedirettore e poi condirettore. Direttore di Liberazione dal 2004 al 2009, poi di Calabria Ora dal 2010 al 2013, nel 2016 passa a Il Dubbio per poi approdare alla direzione de Il Riformista tornato in edicola il 29 ottobre 2019.