Da domani il Movimento non è più la prima forza politica del Parlamento“. La politica fa miracoli e nel giro di pochi anni porta un suo giovane esponente, Luigi Di Maio, a rinnegare o meglio rivalutare il proprio credo (impeachment di Mattarella, contro l’Euro, contro la Nato) e, incarico dopo incarico (vicepremier, ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, capo politico del Movimento, oggi ministri degli Esteri), a salutare quel partito che nel 2013, con appena 189 preferenze online alle cosiddette elezioni parlamentarie dei 5 Stelle, lo portò quasi per miracolo a entrare nella Camera dei deputati.

Nove anni dopo, in un hotel Bernini di Roma affollato di giornalisti e suoi fedelissimi (Sergio Battelli, Laura Castelli, Primo Di Nicola, Carla Ruocco, Francesco D’Uva, Simone Valente, Daniele Del Grosso, Simona Nocerino, Vincenzo Presutto e tanti altri), pronti a convergere in un gruppo parlamentare che dovrebbe chiamarsi “Insieme per il futuro”, Di Maio saluta il Movimento di Beppe Grillo e dell’oramai nemico Giuseppe Conte perché “dovevamo scegliere da che parte stare” in merito al conflitto in Ucraina e alla risoluzione approvata oggi in Senato sugli aiuti, armi comprese, da inviare a Kiev.

Una scelta istituzionale la sua, anche per il ruolo che ricopre, dettata da uno scontro alimentato – a detta del ministro – soprattutto da motivi mediatici riconducibili al ruolo da pacifista che si sarebbe ritagliato l’ex premier per ottenere, o provare a farlo, consensi in vista delle prossime elezioni politiche in programma nella primavera del 2023.

Secondo Di Maio “i dirigenti del Movimento hanno rischiato di indebolire l’Italia, di mettere in difficoltà il governo per ragioni legate alla propria crisi di consenso. La guerra non è uno show mediatico, è da irresponsabili picconare il governo“. L’ex capo politico ringrazia il Movimento “per quello che ha fatto per me, ma da oggi inizia una nuova strada” ma lo “lascio”. “E’ una scelta sofferta che non avrei mai pensato di fare” aggiunge.

Poi lancia la sua campagna acquisti con la solita cantilena che accompagna i nuovi progetti politici: “Da oggi inizia un nuovo percorso. Per costruire un futuro servono soluzioni e idee realizzabili. Per avere un modello vincente da nord a sud abbiamo bisogno di aggregare le migliori capacità e talenti. Perché uno non vale uno”. Poi la chicca: “Nascerà una forza politica che non sarà personale”, dove “non ci sarà spazio per odio, sovranismi e populismi“.

Giornalista professionista, nato a Napoli il 28 luglio 1987, ho iniziato a scrivere di sport prima di passare, dal 2015, a occuparmi principalmente di cronaca. Laureato in Scienze della Comunicazione al Suor Orsola Benincasa, ho frequentato la scuola di giornalismo e, nel frattempo, collaborato con diverse testate. Dopo le esperienze a Sky Sport e Mediaset, sono passato a Retenews24 e poi a VocediNapoli.it. Dall'ottobre del 2019 collaboro con la redazione del Riformista.