La notizia inizia a circolare pochi minuti prima delle attese comunicazioni del presidente del Consiglio Mario Draghi alla vigilia del Consiglio Europeo del 23-24 agosto, con la risoluzione spacca-maggioranza da votare a Palazzo Madama.

Luigi Di Maio anticipa qualsiasi ipotesi di espulsione dal Movimento 5 Stelle, comunque esclusa dal Consiglio nazionale tenuto nella giornata di lunedì, ed è pronto all’addio ai pentastellati.

Il ministro degli Esteri ha infatti deciso di abbandonare la sua casa politica dopo lo scontro furioso degli ultimi giorni con Giuseppe Conte sulla linea da tenere sull’Ucraina, sulla Nato e sulla politica estera del Movimento, in assenza di qualsiasi dibattito o autocritica interna dopo il flop delle Amministrative. Con lui ci sarebbero diverse decine di parlamentari: è in corso infatti in queste ore la raccolta firme tra i deputati per la creazione di un gruppo autonomo di Di Maio alla Camera.

Un obiettivo non impossibile, anzi: a Montecitorio sono sufficienti 20 deputati per formare un gruppo autonomo e il titolare della Farnesina ed ex capo politico dei 5 Stelle ne dovrebbe contare su 20-25 fedelissimi, secondo fonti “contiane” citate dall’AdnKronos, mentre per fonti vicine al ministro degli Esteri i numeri sarebbero “più importanti”, almeno una trentina col ‘rischio’ di sforare quota quaranta.

Al Senato invece la questione numerica è diversa: ne servono dieci, ma per formare un gruppo serve anche un simbolo di un partito presente alle ultime elezioni. A venire in soccorso di Luigi Di Maio potrebbe essere Bruno Tabacci, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con delega al coordinamento della politica economica, che potrebbe ‘prestare’ il simbolo di Centro Democratico per consentire ai parlamentare fedeli al ministro di formare un gruppo.

Anche a Palazzo Madama comunque vi sarebbe una truppa nutrita di ‘dimaiani’ pronti a mollare il Movimento 5 Stelle: anche qui i numeri variano a seconda delle fonti, ma partono da un minimo di 7 a oltre 15 pentastellati pronti a traslocare in un nuovo contenitore politico.

L’annuncio ufficiale potrebbe avvenire già nel pomeriggio odierno o comunque prima dell’assemblea congiunta fissata per domani, alla quale Di Maio non dovrebbe prendere parte. Le principali agenzie stampa danno già per certo anche il nome del gruppo parlamentare dei fedelissimi del ministro degli Esteri: “Insieme per il futuro“.

Il post di Grillo

Questa mattina nella faida in corso nel Movimento era entrato a gamba tesa anche il fondatore e garante Beppe Grillo. “La luce del sole è il miglior disinfettante. Luce sia, dunque, sulle nostre ferite, sulla palude e sull’oscurità. Qualcuno non crede più nelle regole del gioco? Che lo dica con coraggio e senza espedienti. Deponga le armi di distrazione di massa e parli con onestà“, il post di Grillo scritto sul suo blog, dal titolo Dictyostelium.

Il post di Grillo continua così: “Quando il MoVimento fece i primi passi Steve Jobs chiese agli studenti di Stanford di accettare la morte come agente di cambiamento della vita e disse loro ‘ora il nuovo siete voi, ma un giorno non troppo lontano da oggi, diventerete gradualmente il vecchio e verrete spazzati via. Scusate se sono così drastico, ma è vero’. La sua Apple è oggi diventata la più grande impresa del mondo e la Silicon Valley resta la culla dell’innovazione tecnologica. Ma nella vicina Arizona c’è anche una foresta pietrificata da milioni di anni. Siamo tutti qui per andarcene, comunque, ma possiamo scegliere di lasciare una foresta rigenerata o pietrificata“.

Un post in cui sostanzialmente il garante dei pentastellati chiarisce una volta per tutte che o si accettano le regole del partito, o si è fuori.

Per Dibba è “ignobile tradimento”

Le parole più dure per commentare la spaccatura all’interno dei 5 Stelle arrivano però da Alessandro Di Battista, l’ex pasdaran pentastellato uscito dal Movimento negli scorsi mesi in aperta critica con la gestione del partito, in particolare per l’appoggio all’esecutivo Draghi.

Un movimento nato per non governare con nessuno ha il diritto di evolversi e governare con qualcuno (mantenendo, ovviamente, la maggioranza nel consiglio dei ministri) per portare a casa risultati. Non ha alcun diritto di governare con tutti per portare a casa comode poltrone. Si chiama ignobile tradimento. Non senso di responsabilità“, è l’accusa di Dibba su Facebook.

Della nuova scissione del Movimento 5 stelle (ricordo che ne avvenne già una dopo l’ok al governo Draghi) e della nascita del nuovo gruppo ‘atlantisti e europeisti’ o ‘moderati e liberali’, non mi importa nulla. Ho lasciato il Movimento esclusivamente per questioni politiche quando venne presa la decisione scellerata (e suicida) di entrare nel governo dell’assembramento. Ciò che avviene oggi è soprattutto frutto di quei giorni“, ricorda l’ex grillino.

Ma Di Battista si dice anche “preoccupato per i tentativi di delegittimazione che vengono messi in atto verso tutti coloro che non osano pensarla come vuole il ‘sistema’. Le randellate mediatiche che subisce chi osa pensare con la propria testa (esercitando il dubbio e coltivando la memoria) hanno un obiettivo: silenziare più voci possibili“.

(articolo in aggiornamento)

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia