E sì, fra tanto orrore, rabbia dolore e pena, almeno un effetto utile questa maledetta epidemia ce lo ha sbattuto brutalmente in faccia. Più che un effetto, è un macigno che ci portiamo sulle spalle e al quale è stato dato un nome nobile: quello delle “Due Culture”. Quali? Quella degli scienziati, gentaccia marchiata dalla tara del materialismo, e quella della gente che ha spazio e tempo per il bello, lo spirituale. Insomma, tutto ciò divide un idraulico da una persona di buone ed eleganti letture. In Italia la caccia alle streghe contro la cultura della scienza ha il suo McCarthy– si chiamava Benedetto Croce. Croce all’inizio dello scorso secolo perseguitò i teorici della matematica come Giuseppe Peano, bloccando le loro carriere.

Liquidò la Psicoanalisi di Freud, dopo aver mandato un suo fido a Vienna, come «’na cofana di cazzate», si impuntò con Bertrand Russell che aveva scritto Perché non sono cristiano con una ripicca intitolata Perché non posso non dirmi cristiano. Il suo atteggiamento fu molto più settario di quello di Giovanni Gentile, anche se entrambi avessero ben chiaro che la parola “Cultura” apparteneva al mondo delle lettere e delle arti, da cui la divisione dei licei e anche le scuole di puro apprendistato al lavoro. Ma non era una faccenda soltanto italiana, tant’è vero che il caso che tenne banco sulle pagine culturali di tutto il mondo nacque in Inghilterra con il libro Le Due Culture scritto nel 1959 da Charles Snow che era sia un fisico che uno scrittore e che a Cambridge vedeva lo scontro fra i due mondi – scienziati e letterati – fatto di reciproca diffidenza e molti pregiudizi.

Su quel libro si scrisse molto, ma in Italia purtroppo l’argomento fu lasciato cadere e anno dopo anno le cose sono andate sempre peggio, malgrado molti eccellenti divulgatori, come Piero Odifreddi per la Matematica a Piero Angela per tutte le scienze biofisiche. A questo pensavo leggendo il bell’articolo di Angela Azzaro su questo giornale su questo tema insieme a quello di Filippo La Porta sulla natura matrigna della Natura, con il quale totalmente concordo, senza scomodare Leopardi che aveva capito tutto.

Ma ieri sono rimasto veramente traumatizzato e addolorato da una dichiarazione televisiva di una scrittrice che amo molto, Dacia Maraini, la quale ha espresso con drammatica precisione il pensiero che più mi allarma. Dacia Maraini con la sua bella voce decisa e lo sguardo di fuoco ha detto che la Natura è stata ferita a morte dall’uomo e dalla sua voracità, stuprata – vado a memoria – sfruttata, riscaldata e offesa dal suo persecutore umano, sicché ha reagito. Il virus sembra che sia il castigo che nostra Madre, la Natura ci ha inflitto sia come pena che come monito. Non si sa che era irritata anche ai tempi della Spagnola Madre Natura – o durante le pestilenze che decimarono l’umanità arrivando sulle picche dei lanzichenecchi.

Questa posizione si fonda sull’idea comune a molti nativi, secondo cui è la Natura che deve governare noi e non noi la Natura. Questa è una libera opinione e per quel poco che vale, la mia è totalmente a favore dell’uomo che si ribella alla natura e che, pur commettendo gravissimi errori e applicando continue correzioni, si è ritrovato sulle spalle e nel cervello il compito di vedere, capire, progettare, modificare la Natura e il Cosmo stesso.

I miei figli sanno che detesto i tramonti e tutto il chiacchiericcio di stupore per lo spettacolo cromatico dell’ultimo raggio nel mare, perché in quella adorazione magica vedo il desiderio di subalternità, mentre io purtroppo faccio il tifo per il comando dell’uomo sulla Natura, il Pianeta, le energie. Sì, lo so, sto scrivendo parole odiose e imperdonabili che mi porteranno nuovo odio, ma pazienza: ne ho abbastanza di bambini oncologici, malati che soffrono, ortiche, formiche, tsunami, terremoti, virus assassini, istinti di rapina e di stupro (tutti perfettamente naturali).

In trecento anni l’uomo occidentale ha prodotto le primissime basi per capire un pochino se stesso e il mondo, mettere in relazione, fallire, ricominciare, scoprire. Ovviamente Angela Azzaro ha diecimila volte ragione a temere non la scienza ma le applicazioni tecnologiche che violano la libertà, si impicciano e tutti i Trojan per cui ognuno di noi sa che il proprio smart phone è una possibile spia in casa anche da spento. Ma per bloccare e regolare questi usi ed abusi occorrerebbe il servizio pubblico della Politica e del Parlamento dei rappresentanti. Un bene di cui non disponiamo più da tempo e chissà se mai ne tornerà uno in grado di governare applicazioni che fra vent’anni sembreranno oggetti per cavernicoli.

Diecimila anni fa gli uomini erano fisicamente come noi, ma la civiltà come governo delle garanzie delle singole libertà individuali (uniche e irripetibili come le nostre impronte e il nostro Dna) è cosa di appena pochi secondi fa. Intanto però questo governo – non da solo – ha martellato nella mente dei cittadini l’idea primitiva selvaggia e totemica che esiste una cosa – una sorta di cupola aliena – che si chiama Scienza. E che in quella cupola abitino dei diafani e onniscienti individui. È stato cioè fatto credere che la Scienza sia una e gli scienziati siano dei cloni. Questo è l’effetto di un danno culturale: salvo le matematiche, le algebre fra cui le molte logiche formali e le geometrie, tutte le scienze sono fondate sull’errore e la correzione, sull’ipotesi e la verifica.

La più smandrappata fra queste discipline è la medicina, fatta di mille branche diverse che evolvono man mano che si fabbricano nuove macchine, ma tutti sappiamo che se si ammala un figlio o nostra madre, cerchiamo il chirurgo che abbia la casistica di successi più alta ed è su questo punto che in America l’Obama Care ha fallito, perché la gente vuole il medico migliore e non quello della mutua.

Devo confessare che quando sento urlare in televisione, è accaduto più volte in questi giorni, che la scienza e gli scienziati sono i nemici della spiritualità perché sconsigliano di andare a pregare nei templi (come in Israele fanno gli ultra ortodossi giustamente strattonati dalla polizia) sono preso da frustrazione e furia. Non si può fare finta di niente. E non solo per chi dice tali bestialità, ma perché nessuno sembra avere il fegato di rispondere con le armi, spirituali, del buon senso. Invece, eccoci qua, davanti allo stesso Corona virus, siamo preventivamente esposti anche al giudizio universale, come arredo epidemiologico.