E’ una regola dei media italiani: appena un leader commette un errore, non ha sbagliato soltanto quel passo, ma anche quel che aveva fatto prima. A quel punto gli viene messo sul conto tutto e il contrario di tutto. Giorgia Meloni, che si è fatta tanti anni di opposizione, questa regola la conosce bene: ne ha goduto tante volte, a piene mani. E ora è arrivato il contrappasso. Nella finale retromarcia sulle vicenda-accise, la presidente del Consiglio ha giocato tutte le parti in commedia e alla fine ha pagato un prezzo di immagine, forse non ancora di consenso. Ma lo sappiamo come vanno queste cose: quando un’immagine si incrina, poi ogni “richiamo” successivo, può avere un effetto accumulo e l’incanto iniziale rischia di svanire.

I passaggi di questa vicenda ci aiutano a capire. Nei giorni scorsi scoppia la bolla-accise. L’escalation incontrollata del prezzo dei carburanti accende i riflettori sulla decisione del governo che nelle settimane precedenti, in sede di legge di Bilancio, aveva lasciato che sul prezzo di benzina e diesel restasse una quota fiscale, che teneva alto il prezzo. Le opposizioni hanno fatto il “loro”: hanno gridato allo scandalo, in genere senza indicare misure alternative. A quel punto la presidente del Consiglio ha avuto una reazione diversa da quella dei leader populisti e demagogici di questa stagione: sia pure osteggiata dai suoi alleati, Meloni ha tenuto il punto, si è assunta la sua responsabilità, ha rivendicato la scelta. Sostenendo che la fiscalità sulla benzina serviva a finanziare i sostegni a categorie più disagiate. E ha promesso controlli più severi sui gestori del carburante, imponendo di fatto un prezzo amministrato.

In altre parole, non si è trincerata dietro qualche fumogeno o indicando qualche scaricabarile (colpa di Draghi!), ma ha rivendicato la propria responsabilità e richiamato all’ordine i benzinai. Apriti cielo. I distributori si sono sentiti criminalizzati, hanno annunciato uno sciopero e a questo punto Meloni è tornata… in sé: la demagoga che era. Prima ha diffuso un video per negare che lei avesse mai promesso un taglio integrale delle accise in campagna elettorale. Ma è stata prontamente smentita: quella promessa c’era, sia pure depositata su quei documenti irrilevanti che sono i programmi elettorali dei partiti. Sono passate altre 24 ore e il governo ha sbracato. E rinvenendo (tardivamente) una norma che consente agilità nel prezzo del carburante, ha cambiato le carte in tavola. In una volta sola, Meloni è andata incontro al malumore generico dell’opinione pubblica e a quello di una categoria in rivolta, dove qualche speculatore c’è sicuramente. A quel punto il “pacchetto” era servito. Certo, la norma elastica potevano scoprirla prima (ecco il dilettantismo) ma la sostanza non cambia: la Giorgia demagoga si è “mangiata” la Giorgia di governo che, per una volta, piacesse o no quella decisione, si era assunto una responsabilità impopolare.