Proprio sotto il laghetto dell’Eur, in questi giorni alla ribalta delle cronache per l’anomalo colore giallognolo delle sue acque dovute alla proliferazione di alghe effetto del caldo eccezionale, si nasconde una grande opera incompiuta: l’acquario di Roma che rischia di non aprire mai. L’ambizioso progetto di un’attrazione turistica internazionale, un polo didattico e di divulgazione scientifico, comprensivo di un centro commerciale nel quartiere razionalista della Capitale venne avviato vent’anni fa con la concessione da parte dell’ente Eur SpA alla società Mare Nostrum Romae. L’imprenditore Domenico Ricciardi si era impegnato ad aprire la struttura entro il 2011, promessa rilanciata puntualmente in occasione dei due Giubilei, si susseguono diverse inaugurazioni a parole e di aperture mancate fino alla spettacolare anteprima “a secco” (piscine non riempite) nel 2019 con l’annuncio di aprire entro 6 mesi. Questa volta si mise di mezzo una causa di forza maggiore: il Covid.

La crisi

Difficoltà finanziarie e complessità realizzative hanno mandato in stallo il fabbricato subacqueo articolato tra vasche, tunnel con percorsi immersivi, anfiteatro, spazio museale dedicato al Mediterraneo assieme ad esercizi commerciali. Un’estensione complessiva di 18mila metri quadri che sfiora la superficie del laghetto e poggia su una falda acquifera, la quale fa affluire e defluire l’acqua tramite sistemi di pompaggio. Una realizzazione subacquea che richiede sofisticati sistemi di sicurezza e controllo ambientale, accessibilità, servizi e opere di superficie da coordinare. Nonostante la società di Domenico Ricciardi avesse stretto un’alleanza con Marlin, il principale operatore di acquari nel mondo, nella primavera 2025 a seguito dei persistenti ritardi nell’esecuzione dei lavori, l’ente Eur SpA è ricorso in giudizio e il Tribunale ha riconosciuto un inadempimento del concessionario nei confronti dell’ente che ha revocato la concessione e chiesto 25 milioni di un risarcimento. Il ritardo progettuale si è trasformato in una crisi giuridica e patrimoniale che è sfociata lo scorso 21 aprile nell’apertura della procedura di liquidazione giudiziale di Mare Nostrum Romae.

Acquario di Roma, lavori completati per il 70-75%

Secondo le dichiarazioni dei curatori, i lavori sono completati per 70-75%. L’investimento è stato finanziato interamente con fondi privati e con linee di credito, senza alcun ricorso a contributi pubblici. Mentre a giorni verrà nominato un perito per valutare la consistenza del patrimonio esistente e stimare i costi necessari per il completamento dell’opera. In un ideale dialogo architettonico con il “come sospeso” centro congressi la Nuvola, il complesso ipogeo dell’acquario, avrebbe contribuito a delineare l’identità di un quartiere internazionale di grandi trasformazioni capace di unire il polo di turismo d’affari con quello esperienziale, dirottando strategicamente flussi turistici fuori dal centro storico.

La decisione

Il futuro dell’opera, il cui destino strategico, operativo e imprenditoriale è tutto da scrivere, s’inserisce in un delicato frangente per l’ente concessionario il cui consiglio scade a fine anno. Non solo dovrà decidere in merito al completamento fisico di un’opera in ritardo ma con l’uscita del soggetto privato, EUR SpA dovrà ripensarne la governance e la gestione del modello economico. A meno che in tempi brevi un operatore specializzato si faccia avanti. Qualcuno vocifera l’interesse di Costa Crociere, non è esclusa l’ipotesi di una destinazione diversa, persino incompatibile con gli investimenti già realizzati (un parcheggio?) per quest’incompiuta immobiliare. La vicenda dell’acquario pensato per unire intrattenimento, cultura, educazione ambientale e turismo in un luogo iconico della Roma moderna è un caso da manuale per decisori pubblici e amministratori locali che si occupano di rigenerazione urbana e sviluppo del patrimonio immobiliare. In assenza di capacità di controllo dei tempi di esecuzione, della sostenibilità finanziaria, della generazione di una catena di valore sul lungo periodo, anche il progetto più attraente nell’area più suggestiva pubblicizzato con la massima enfasi non è condizione sufficiente per la sua riuscita. Auspicando il recupero del progetto originario e l’apertura al pubblico, non possiamo però evitare di collegare la sfortuna che idealmente unisce l’acquario con il laghetto. Quest’ultimo era un elemento centrale del disegno urbanistico per l’Expo Universale prevista per il 1942, purtroppo cancellata dallo scoppio della Seconda guerra mondiale.

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