«Un sistema giudiziario efficiente e capace di dare celere risposta alle richieste di Giustizia dei cittadini è uno dei presupposti per lo sviluppo economico-produttivo di un Paese. I grandi gruppi imprenditoriali, ma anche le piccole e medie imprese, troveranno un disincentivo all’investimento in capitale di rischio nel nostro Paese fintantoché saranno costretti a confrontarsi con un sistema normativo certamente molto complesso e con una burocrazia che, il più delle volte, finisce per ostacolare, anziché favorire, il buon esito delle procedure amministrative necessarie per l’esercizio dell’attività e che, nel loro insieme, sono la causa principale dell’alto tasso di litigiosità che si riscontra nel nostro Paese. In tale contesto investire nell’efficientamento del settore Giustizia deve essere una priorità del nostro Paese, così come lo è l’investimento nei settori delle infrastrutture, della logistica e delle tecnologie». Vincenzo Moretta, presidente dell’Ordine dei commercialisti e degli esperti contabili di Napoli, interviene sul dibattito che il Riformista ha acceso su giustizia ed economia.

Presidente, la depenalizzazione del 2016 sembra aver esaurito i suoi effetti deflattivi e da più parti si sottolinea la necessità di una depenalizzazione più ampia. Cosa ne pensa?
«Per i reati minori, cosiddetti “bagatellari”, può essere certamente condivisibile sostituire la loro rilevanza penale con una risposta sanzionatoria di tipo civile/amministrativo, con sanzioni pecuniarie proporzionali al danno arrecato e/o con obbligo per il trasgressore alle restituzioni e al risarcimento del danno. Per le violazioni meno gravi, un sistema sanzionatorio così strutturato è in fin dei conti sicuramente più efficiente anche dal punto di vista della collettività maggiormente interessata a vedere ripristinato il danno provocato dal comportamento antigiuridico del trasgressore piuttosto che a vedere infliggere a quest’ultimo misure restrittive della sua libertà personale».

Quali reati condizionano maggiormente il settore economico e, secondo lei, potrebbero essere depenalizzati?
«I reati tributari e quelli societari sono quelli che rappresentano il giusto presidio di legalità per un ordinato sviluppo dei rapporti economici. Anche in questo campo bisognerebbe però cominciare ad avere un approccio più sostanzialista che tenga conto anche dell’”entità” della violazione commessa e non soltanto della “tipologia” della stessa, in modo da lasciare al giudice penale soltanto quelle fattispecie che anche per il loro “valore” sono caratterizzate da una gravità e pericolosità tali da giustificare il ricorso alla sanzione di tipo penale».

La scure della giustizia penale da alcuni anni si abbatte anche su reati che, come l’omesso versamento di Iva o ritenuta d’acconto, sono puniti oggi con il carcere ma in passato con la sanzione amministrativa…
«La reintroduzione dei reati di omesso versamento di Iva e ritenute, seppure al superamento di determinate soglie di rilevanza, si pone certamente in contrasto con i principi ispiratori della riforma del sistema sanzionatorio penale-tributario in quanto ci troviamo al cospetto di fattispecie non caratterizzate da comportamenti di tipo fraudolento né basati su infedeltà o falsità in atti, ma soltanto da omessi versamenti di imposte e ritenute spontaneamente dichiarate dal contribuente, per cui anche in questo caso risulta sicuramente più giustificabile una sanzione di tipo amministrativo piuttosto che una sanzione di natura penale».

Che effetti avrà il nuovo codice sulla crisi di impresa?
«Si spera che con i suoi innovativi istituti contribuirà a rendere il nostro ordinamento più in linea con le reali esigenze del mondo imprenditoriale».