È morto Leonardo Del Vecchio. Grande imprenditore, fabbricante soprattutto di occhiali. Uno degli uomini più ricchi d’Europa. Aveva 86 anni e nei suoi ottantasei anni aveva dato da lavorare a moltissime persone. Questo è un merito suo assoluto. Comunque, voi, che è morto Leonardo Del Vecchio già lo sapete, e conoscete bene anche tutta la sua biografia, se avete un computer. Ieri, per l’intera giornata, tutti i giornali online hanno aperto l’homepage sulla morte di Del Vecchio, e dopo il titolo principale hanno messo moltissimi altri titoli su tutti i particolari della sua vita e delle sue relazioni.

Forse invece non vi siete accorti che è morto anche Raffaele La Capria, proprio ieri. Che non era un imprenditore, non fabbricava né occhiali né nient’altro, non dava lavoro a nessuno e ha passato la sua vita impegnato nella più flebile delle attività umane: scriveva romanzi, racconti e poesie. Era napoletano: napoletanissimo. I giornali online già dopo mezzogiorno non davano più la notizia sulla homepage. Gli occhiali (e i soldi) restano, le poesie e i romanzi volano via come tutte le parole.

Mi ricordo quando ero giovane giornalista politico all’Unità che un giorno arrivarono due notizie drammatiche. Era morto Umberto Terracini e poi era morto Arturo Colombi. Probabilmente sapete chi era Terracini (uno dei fondatori del Pci, con Gramsci, Bordiga e Togliatti, e presidente della Costituente), comunista sempre un po’ dissidente. Probabilmente non sapete chi era Colombi, anche lui vecchio dirigente del Pci, un po’ oscuro ma potente. Era presidente della arcigna commissione centrale di controllo, il vertice della polizia interna del partito.

All’Unità iniziò uno psicodramma: come fare la prima pagina? Dare in modo più vistoso la morte del celebre ma dissidente Terracini o dell’oscuro, ma fedele e potente, Colombi? Si scelse di fare un solo titolo – se ricordo bene – usando l’ordine alfabetico: “sono morti i compagni Colombi e Terracini”. Credo che il direttore fosse Reichlin. Saggezza comunista. In questo caso invece no. I grandi quotidiani hanno deciso, senza tanti dubbi, che tra letteratura e la forza dei soldi contano più i soldi. Molto di più. Sono quelli il valore della vita. Si costruiscono lì le gerarchie. Del resto volete sapere in questi anni quanta pubblicità Del Vecchio ha offerto ai giornali? Tantissima. E La Capria? Zero.

Giornalista professionista dal 1979, ha lavorato per quasi 30 anni all'Unità di cui è stato vicedirettore e poi condirettore. Direttore di Liberazione dal 2004 al 2009, poi di Calabria Ora dal 2010 al 2013, nel 2016 passa a Il Dubbio per poi approdare alla direzione de Il Riformista tornato in edicola il 29 ottobre 2019.