Non può essere distrazione, è una strategia. Ma che strategia è? Fare i patti prima, trovarsi tutti d’accordo e poi presentarsi una mattina da Draghi e chiedergli “le dispiacerebbe introdurre una tassa sui ricchi di cui non si era mai parlato, perché adesso ci tornerebbe comoda per attaccarci a qualche chiodo durante la fase di beccheggio e rullio?”. Si dice che Draghi abbia replicato: “Come dice, scusi?” e Letta abbia detto: “No, niente. Con la crema o semplice?”. “Non mangio cornetti”, avrebbe replicato Draghi. Una scena avanzata da una sceneggiatura per Alberto Sordi. Naturalmente il copione è sempre quello: togliamo un uno per cento – che volete che sia – ai ricchissimi e diamolo ai giovani che sono già stato depauperati dalla crisi del 2008 e poi dal Covid. Ma che razza di discorso è questo? Se secondo Letta esiste un credito, ne consegue che dall’altra parte esiste un debito. E perché mai i grandi ricchi (parassiti o produttori di ricchezza? Uno vale uno?) sarebbero in debito con i giovani che hanno subito la crisi del 2008? Non eravamo rimasti d’accordo sul fatto che l’ha subita il mondo intero?

Ma una parte della popolazione sarebbe più uguale dell’altra. Quando scoppiò la Rivoluzione bolscevica il filosofo inglese socialista Bertrand Russell, entusiasta, andò a San Pietroburgo per incontrare Lenin che lo accolse parlando con sua sorpresa un buon inglese. “Che farete per la riforma agraria”, chiese Russell. Lenin rispose ridendo fragorosamente: “Ahahahah!”. E spiegò: “Semplice: noi accompagniamo i contadini più poveri ad impiccare i loro parenti più ricchi ai rami degli alberi. Dovrebbe vedere: è uno spettacolo”. E rise di nuovo. Allora Russell (l’intervista è su YouTube) gli rifece il verso ma con espressione gelida e lentamente e lentamente: ah-ah-ah. Si girò sui tacchi e riprese il treno per Londra. L’idea geniale della sinistra non era diversa da quella del gatto e la volpe che impiccarono Pinocchio a testa in giù per fargli cadere di tasca le monete d’oro zecchino che gli aveva regalato Mangiafuoco. Sembra sempre un’idea geniale, per di più al passo coi tempi: i Democrats di tutto il mondo, americani in testa, hanno scoperto che ad ognuno tocca la sua cassa integrazione come membro di una minoranza offesa: sessuale, razziale, geografica, religiosa, medica e di reddito. Non vale per tutti.

Per esempio: gli scienziati americani e tedeschi che hanno brevettato un vaccino che non introduce nel corpo umano un virus morto, ma una password taroccata che chiama alle armi il sistema immunitario, vanno espropriati della loro proprietà intellettuale. Punto e basta. Il nostro Letta, che da trepido coniglietto che fu al momento del tranquillante renziano è tornato nei panni del leprotto mannaro, si è come imbestiato. Non sembra avere programmi ma un gioco da tavolo con dadi, suggerimenti e forse oroscopi: comprare Via dei Villini, vendere Cosmetici Abbronzanti e scambiare il ceto medio-alto contro uno zero-cinque di incremento: ahò: se va, va. Draghi – che non ha voluto fare della sua muscolatura facciale un punto di forza più del comico muto Buster Keaton – ha ripetuto il collaudato e usato modulo di quando disse: “tutti questi psicologi trentenni che rubano il vaccino a chi è in pericolo di vita vanno fermati”. E ha risposto a Letta: no, grazie.

Poiché non è pedante non ha aggiunto il vecchio detto “pacta sunt servanda” e cioè che le cose vanno dette al momento in cui si fa un governo . E che poiché la coalizione è di unità nazionale con accesso laterale alla Meloni, non si può poi chiedere la politica di Robin Hood, e con una strategia da influencer che costringe il governo a dire di no in modo secco. Il che è spiacevole perché ogni volta che Draghi dice no, un granello di sabbia della solidità cade in terra. Tuttavia l’evento ha anche un suo lato sportivo, avendo generato un piccolo derby dello sport politico del tiro alla fune in sedazione e pura finzione, in cui tutti tirano sudando moltissimo restando inchiodati al punto di partenza, dissipando soltanto energie e credibilità…

Giornalista e politico è stato vicedirettore de Il Giornale. Membro della Fondazione Italia Usa è stato senatore nella XIV e XV legislatura per Forza Italia e deputato nella XVI per Il Popolo della Libertà.