Tre richiami. Uno a Salvini. Uno a Letta. E uno anche ai 5 Stelle. Sistemate le tre principali forze di maggioranza, Mario Draghi elogia il Parlamento («mi fido delle Camere, non sono un ostacolo»), il commissario Figliuolo, la protezione civile e tutta la logistica del piano vaccinale perché «la sterzata è sotto gli occhi di tutti», la misura economica «più efficace è il vaccino» e il migliore decreto è «sconfiggere la pandemia e aprire il paese». Ma soprattutto Mario Draghi si fida di se stesso. A una domanda su come diavolo farà a fare la riforma fiscale viste e considerate le differenze tra le proposte delle forze parlamentari, s’è tolto la mascherina, ha sorriso alla giornalista e ha detto: «Molte volte mi hanno chiesto se ce l’avrei fatta… beh, insomma, direi che ce l’ho fatta abbastanza spesso».

E a chi mette in dubbio – è successo molte volte in questi giorni – la possibilità di realizzare il Pnrr con il suo scheletro di riforme, il premier si è tolto nuovamente la mascherina, ha di nuovo sorriso e ha chiarito: «Sul Pnrr non c’è nessun rallentamento, entro fine della settimana prossima il decreto sulla governance e quello sulla Semplificazione verranno esaminati, approvati e mandati alla commissione. Entro la fine di questo mese avremo l’attrezzatura per cominciare a partire». Il decreto Sostegni/2, il primo veramente dell’esecutivo Draghi, diventa decreto “Imprese, Lavoro e Professioni”. Anche il lessico dell’emergenza ha fatto il suo tempo. Sono circa 40 miliardi di cui 17 a imprese e professioni, 9 alle imprese per aiuti sul credito, 4 ai lavoratori e alle fasce in difficoltà, 3 miliardi e 300 per il turismo. Accanto al premier il ministro economico Daniele Franco e il ministro del Lavoro Andrea Orlando. Piccola nota di colore: Franco indossava una cravatta viola, Draghi azzurra con piccoli rombi, Orlando una regimental rosso accesso. Tre macchie di colore che hanno rallegrato il marrone grigio della sala polifunzionale.

L’ultima conferenza stampa risale a tre settimane fa quando il tema erano soprattutto riaperture, vaccini, coprifuoco, gli orari eccetera. Ora tutto questo è un po’ acqua passata. Pur essendoci ancora molto da fare per alcune categorie e consapevoli che serve ancora “gradualità” e che le misure essenziali -mascherine e distanziamento – vanno rispettate. «Stiamo procedendo alla riapertura del Paese, abbiamo assunto scelte coraggiose e adesso deve ripartire l’economia» ha detto il premier. È già in corso in questo trimestre un rimbalzo economico, le cifre della crescita «andranno riviste al rialzo» e adesso «ci aspettiamo molto da turismo e ristorazione». Quindi questo decreto, che dovrebbe essere l’ultimo di questo genere e non a caso ha cambiato nome, «guarda avanti senza lasciare nessuno indietro» . In queste settimane la dialettica tra i partiti di maggioranza ha toccato momenti di scontro inattesi e prematuri soprattutto tra Letta e Salvini, con il segretario dem che vorrebbe spingere la Lega fuori dalla maggioranza, Salvini che non ci pensa neppure ma deve anche tenere testa alla sempre più incalzante Meloni.

Insomma, campagna elettorale per le amministrative. E per scaldare i motori in vista del febbraio-marzo 2022 quando finisce il settennato di Mattarella e Salvini vorrebbe andare a votare. Il Capo dello Stato ha già provveduto un paio di volte a richiamare i leader dei partiti alla responsabilità della missione che hanno assunto dando vita al governo di unità nazionale. Così ieri anche la sfinge Draghi ha approfittato per far capire qualcosa ai suoi azionisti di maggioranza. Sono i tre buffetti di cui sopra. A Salvini ha voluto ricordare che le riaperture sono il frutto di “scelte coraggiose, della sferzata nella campagna vaccinale, del miglioramento della situazione sanitaria”. Dunque – è il sottinteso – nessuno rivendichi meriti che non ha. Tutti hanno avuto parte in questa ripartenza. Sistemato Salvini che ieri mattina, mentre il consiglio dei ministri era riunito, ha fatto una conferenza stampa sulla riforma del fisco rilanciando la flat tax, il premier ha mandato un messaggio anche al segretario dem che ha reagito alla flat tax ipotizzando «tasse di successione per finanziare una dote per i più giovani». Niente di più infondato. «Non abbiamo mai parlato di tasse di successione – ha spiegato Draghi – questo non è il momento di prendere i soldi ai cittadini ma di darli. L’economia è ancora in recessione». Il segretario dem ha in realtà fatto un discorso più articolato. E comunque, l’alert è arrivato anche a Salvini: «Quello della progressività è un principio cardine della riforma fiscale».

Il richiamo è arrivato anche per i 5 Stelle. Nelle 67 pagine del decreto “Imprese, lavoro e professioni” c’è anche la norma che chiude per sempre la storia dell’Anpal e di Mimmo Parisi, una creatura tutta grillina che ha fallito ogni obiettivo e sprecato un sacco di soldi. L’Anpal viene commissariata con l’entrata in vigore del decreto. Restano i navigator ma il ministro Orlando sta facendo la sua rivoluzione con la riforma degli ammortizzatori sociali, le nuove politiche attive per favorire l’incontro tra domanda e offerta nel mondo del lavoro e le misure per salvaguardare l’occupazione. Poi Draghi ha zittito tutti, ma proprio tutti, quando gli è stato chiesto di fare previsioni sul Quirinale e sul suo futuro politico. «È quanto meno improprio, e uso questa parola per essere gentile, parlare di questo. L’unico autorizzato a farlo è il Presidente della Repubblica». C’erano tanti modi per dirlo. Ha usato il più categorico.

Giornalista originaria di Firenze laureata in letteratura italiana con 110 e lode. Vent'anni a Repubblica, nove a L'Unità.