Non ci ritroveremo, più avanti negli anni, seduti da soli dentro un cinema a commuoverci guardando una catena infinita di baci, spezzata a suo tempo da un perfido don Adelfio. Non saremo il piccolo Totò cresciuto di Nuovo Cinema Paradiso che come eredità preziosa riceve i baci proibiti da Alfredo: sequenze mozzafiato che riescono a trasmettere il trasporto di amanti passati. Il morbo che ci è caduto addosso è stato molto più crudele della censura ingenua di un parroco da oratorio. Non abbiamo dato e ricevuto baci, chi è nato non ha potuto sentire l’odore dei suoi parenti più prossimi e chi è morto non si è consolato con le lacrime di chi gli ha voluto bene. Quanti amori non sono nati, quanti sono finiti prematuramente, quanti non sapranno mai di aver perso incontri fondamentali, amicizie che avrebbero segnato l’esistenza? E quanti hanno schivato mani offensive, appuntamenti mortali?

Chi non c’è stato compagno di banco, non ha viaggiato con noi sullo stesso treno, nella stessa fila del nostro volo? Il lavoro che abbiamo perso, quello che non abbiamo fatto in tempo a trovare? Il resoconto delle cose perse è quello che a ogni alba si fa un carcerato, coincide in tante cose con quello fatto dai liberi nei mesi della pandemia, solo che in genere l’elenco è più lungo, doloroso. È frustrante, sia quando si ritiene di avere responsabilità e forse di più se si è innocenti. Il resoconto delle cose perse è un diario in cui registriamo la perdita di un pezzo della nostra umanità.

E tutti lo incontreremo o l’abbiamo incontrato un frangente che recide, ogni epoca umana passata l’ha incontrato. Superato l’evento c’è una corsa a recuperare il recuperabile, per un’arroganza che è solo dell’uomo: non puoi riprendere l’aria che non hai respirato, non ne puoi riprendere la stessa. E sono inutili i libri sul covid19, torbidi rimestamenti dell’animo proprio con presunzione di universalità. Ogni tempo per il tempo in cui si ferma dovrebbe munirsi di una Legge che vieti i libri sul tempo tagliato, sull’evento nefasto, fino a quando quei giorni saranno storia e avrà senso scriverne con riguardo a tutti. Nell’immediato ognuno ha diritto a un suo diario esclusivo che gli racconti il tempo della cella, il periodo detenzione inflittogli senza una sentenza che lo avesse dichiarato cattivo.