Nelle elezioni di Roma c’è un grande ritorno. Un politico d’esperienza. Una persona perbene. Con uno spessore morale come pochi e un bagaglio conoscitivo della macchina amministrativa come nessuno. Giuseppe Lobefaro torna in pista dopo un lungo periodo di assenza dall’agorà politico romano.

Lobefaro, la prima domanda è: perché questo ritorno?

Perché dopo tanti anni ho trovato  un progetto concreto, una persona (Carlo Calenda, ndr) capace di mettere al centro di tutto le idee e i piani di sviluppo anziché pensare a poltrone o potere. Mi sono innamorato di questo modo di fare politica perché credo sia il solo con cui si possa cambiare Roma davvero.

Non la spaventano i problemi?

Quali (ride, ndr)?

Beh ad esempio governare una città nel post pandemia con le emergenze che superano di gran lunga i fondi che il governo riserva alla Capitale…

Guardi, nel 1993 quando fui eletto consigliere comunale con Rutelli sindaco venivamo da Tangentopoli, Roma è piegata, distrutta sotto tutti i fronti. Eppure riuscimmo nell’impresa amministrativa più grande degli ultimi 60 anni. Rivoluzionammo Roma totalmente, la trasformammo e ci fu la rinascita vera della Capitale. Il ruolo della politica è proprio questo: se uno fa i calcoli sulle difficoltà, sui benefici di governare o non governare, sui rischi di fallire anche perché c’è anche questo… beh non è un politico. E’ una sorta di contabile. Le sfide importanti rendono grandi gli uomini e io dico: eccoci.

Nel disegno politico di Calenda i municipi avranno un ruolo centrale. Dovranno essere la vera forza della macchina amministrativa.

Si ed è una cosa sacrosanta. La riforma dei municipi fu fatta da Rutelli ma quello doveva essere un primo passaggio. Sarebbe servito, oltre l’iter amministrativo, un secondo step per dare poteri a delle figure che oggi sono troppo depotenziate. Perché i municipi e i minisindaci sono la rappresentazione del sindaco sul territorio. Devono poter dare servizi, risposte veloci e semplificare la vita delle persone. Oggi tutto questo non accade perché le giunte municipali sono depotenziate, con Calenda tutto questo dovrebbe finalmente cambiare.

Ad esempio?

Penso sicuramente ai servizi per la persona, ma anche gli iter anagrafici. Non è possibile che per avere una carta d’identità debbano passare 6 mesi. Sei mesi ragazzi, roba fuori dal mondo. Il I municipio, poi, vive di commercio e dovremmo sicuramente avere una banca dati incrociata per verificare le posizioni delle società che richiedono di aprire attività in centro. Perché con la crisi post pandemia le organizzazioni malavitose stanno tornando a investire nei locali del centro storico. Questo non possiamo permettercelo e non dobbiamo permetterlo. Senza i poteri ai minisindaci tutto diventa più complicato e il rischio si alza. In tutto.

Il I municipio significa anche movida: un problema che quest’estate sembra essere ancora più forte del solito…

Ma è anche una cosa fisiologica. Se non ci sono alternative culturali, se non si pensa a dare un’offerta ai giovani si rischia quello che sta accadendo. Io vorrei avere 100 musei aperti di notte anziché dare il via libera solo ai pub. Se ai ragazzi si offre solo la cultura dello sballo i risultati sono questi. Non si può solo reprimere, chiudere, vietare. Si deve offrire, dare, fornire. Ai tempi delle notti bianche in strada c’erano più di un milione di persone e non c’è stato un ferito. Perché secondo voi?

Il I municipio è una sorta di città, il tutto con un patrimonio artistico unico. 

E con la scellerata riforma di accorpamento dei municipi voluta da Alemanno è anche più grande visto che si è unito al XVII. Questo a fronte di zero sviluppi a parte due poltrone da assessori, roba ridicola. Va ripensato il ruolo dei municipi, totalmente.

Quali idee ha in questo senso?

Sto pensando, ma è una cosa tutta da verificare, di poter affidare ai miei assessori anziché le deleghe canoniche un ruolo diverso. Farli assessori rionali, quindi creare un assessore per l’Esquilino, uno per Testaccio e così via. Sarebbero il punto di riferimento per i cittadini rione per rione, una soluzione anziché una poltrona.

Facciamo un gioco, le dico il nome di un sindaco e lei mi dà un commento. Ci sta?

Ok

Rutelli.

Un grande sindaco, un innovatore e soprattutto un amministratore con una grande squadra, non un uomo solo al comando.

Veltroni.

Un uomo solo al comando.

Marino.

Era troppo avanti per il suo partito che, di fatto, lo ha boicottato tagliandogli le gambe. A me piaceva.

Alemanno.

Il disastro assoluto. Ha riportato l’affarismo in Campidoglio.

Raggi.

E’ come sparare sulla Croce rossa. Paga anche colpe non sue, per carità ma è la dimostrazione che tra il populismo e il saper governare ci passa un mondo. Anche grazie alla sua amministrazione i Cinque stelle spariranno dalla scena politica. In questo è stata una manna dal cielo.

Ora che programmi ha?

Sto preparandomi alla prima vera uscita a Testaccio (dopodomani, giovedì 1 luglio ore 19 in piazza Testaccio, ndr) dove con Calenda incontrerò i cittadini in un faccia a faccia senza schemi. Anche in questo Calenda ha saputo innovare.

A proposito come si presenterà alle elezioni?

Ci sarà una lista civica a sostegno di Calenda sindaco, una logica per uscire dalle logiche di partito che negli anni hanno ucciso la politica e reso ingovernabile ogni posto, dal comune al governo.

Franco Pasqualetti