Un giocatore di colore con la maglia azzurra che “scende dal piedistallo del subbuteo” e si inginocchia. Questa è la visione dello street artist Harry Greb sulla Nazionale che non si è prestata al gesto prima della partita contro l’Austria. Sul retro della maglietta la scritta “Fa’ la cosa giusta” ricorda il film capolavoro di Spike Lee (cineasta sempre in prima fila nella lotta al razzismo) sulle minoranze e l’escalation di violenza che un semplice gesto può causare. Una scelta artistica forte, che entra a gamba tesa nel dibattito che imperversa da giorni sull’atteggiamento dei giocatori della nazionale agli Europei di calcio. La tela scelta da Greb è questa volta il muro di via dei Neofiti nel rione Monti.

CONTRO IL RAZZISMO

L'ultimo murale di Harry Greb a Monti
L’ultimo murale di Harry Greb a Monti

Lo street artist questa volta ha voluto rappresentare un giocatore di colore dell’Italia, o meglio un omino del Subbuteo con la maglia azzurra staccato dalla tipica base che caratterizza le pedine del celebre gioco da tavolo (su cui è scritta la sigla della Federazione Italiana Gioco Calcio). Il giocatore, circondato da compagni che non scendono dal loro piedistallo, è inginocchiato e con il pugno chiuso in omaggio al movimento “Black Lives Matter” invece che nella sua tradizionale posizione statica. L’artista ha voluto così dire la sua in merito alla polemica che imperversa da giorni in Italia circa l’atteggiamento dei giocatori della Nazionale agli Europei di calcio. I giocatori italiani non si sono inginocchiati prima del fischio d’inizio della partita contro l’Austria, come invece fanno altre squadre. Nel precedente match contro il Galles, il gesto è stato compiuto da cinque Azzurri e questo ha dato inizio a speculazioni e al dibattito che ha portato anche il capitano Giorgio Chiellini ad esporsi per la squadra.

CHI È HARRY GREB

Le sue opere sono note in tutta Roma, la sua identità è un mistero. Il creative designer Harry Greb ci tiene all’anonimato. Un artista che un giorno ha deciso di scendere in strada ed utilizzare i muri della città come tela per la sua arte. Il primo murale l’ha regalato a Roma esattamente un anno fa: la stretta di mano tra Trump e Putin, poi è arrivato quello di Papa Francesco nei panni di Kill Bill (o come avversario di Bruce Lee) per ironizzare sul  famoso schiaffo di capodanno alla fedele che non lo voleva lasciar andare. Raggi e Zingaretti che dondolano incuranti sui rifiuti di Roma, e poi gli omaggi ai grandi artisti scomparsi come Ennio Morricone a Trastevere o Gigi Proietti al Tufello. Tra gli ultimi lo Specialone Mourinho a Testaccio, prossimo tecnico giallorosso, in sella al suo vespone con la sciarpa della Roma.

Riccardo Annibali