Si intensifica l’offensiva russa nel Donbass nel 129esimo giorno di guerra in Ucraina. All’indomani dei missili che hanno colpito un palazzo e un centro per l’infanzia a Odessa, causando almeno 21 morti, è stata circondata Lysynchansk e attaccata Sloviansk. Nel nord del Paese presa di mira la zona di Sumy. Non si esclude un’altra offensiva russa sulla capitale Kiev. È partito insomma l’assalto finale all’ultima roccaforte del Lugansk.

Lysychansk è praticamente caduta, hanno annunciato i filorussi e il leader ceceno Ramzan Kadyrov che parla di un’imminente offensiva su larga scala. “Le unità delle forze alleate sono nel centro di Lysychansk” . La Guardia Nazionale smentisce la caduta – anche se sembra ormai imminente – e lo stesso governatore della Regione, Sergei Gaidai, parla di una situazione ingestibile. “Le case private nei villaggi attaccati stanno bruciando una ad una. Con una così alta densità di bombardamenti, abbiamo solo il tempo di recuperare i feriti. Incendi simultanei in diversi luoghi. Abbiamo a malapena il tempo di eliminare gli incendi su larga scala a Lysychansk”.

L’obiettivo successivo sarà Sloviansk, dove il sindaco conferma l’intensificarsi dell’assalto. Sette morti in una settimana, denuncia il primo cittadino, a causa di bombe a grappolo. Esplosioni anche a Kramatorsk e a Pavlohrad. Almeno 29 le vittime ritrovate tra le macerie del centro commerciale di Kremenchuk, colpito lunedì da missili russi. Le forze ucraine annunciano intanto la distruzione di un deposito di munizioni nell’occupata Popasna, lo stesso giorno in cui le truppe russe hanno ricevuto la visita del Capo di Stato Maggiore Gerasimov.

Kiev ha intanto presentato alla Corte penale internazionale dell’Aja un dossier sui crimini di guerra commessi da Mosca. Il presidente della Bielorussia Alexandr Lukashenko ha intanto accusato almeno tre attacchi, tre giorni fa, partiti dal territorio ucraino. Dopo che la Russia ha ammesso per la prima volta penurie di armi e munizioni, la Duma ha presentato una proposta di legge federale che prevede “misure economiche speciali” destinate al “controterrorismo e ad altre operazioni” fuori dai confini russi. La legge prevede la conversione di interi settori industriali allo sforzo bellico.

Il colosso del gas russo Gazprom ha intanto comunicato che la Nord Stream Ag fermerà, per 10 giorni di luglio, entrambe le stringhe del gasdotto.
Dall’11 luglio al 21 luglio 2022, Nord Stream Ag chiuderà temporaneamente entrambe le stringhe del gasdotto Nord Stream per eseguire lavori di manutenzione programmata, inclusi test di componenti meccanici e sistemi di automazione, per garantire un funzionamento efficiente, sicuro e affidabile del gasdotto”, si legge in una nota riportata da Interfax. La Nord Stream Ag, la società che gestisce l’esercizio, è costituita al 51% da Gazprom. Il blocco potrebbe causare un’ulteriore impennata dei prezzi. Il ministro alla Transizione Ecologica Roberto Cingolani intanto rassicura: stoccaggi al 60%, non c’è nessuna emergenza. L’Agenzia Internazionale dell’energia ha riportato che a giugno, per la prima volta nella storia, i Paesi Ue hanno importato più gas naturale liquefatto dagli Usa che dalla Russia.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.