Poche ore dopo il voto, dopo il brindisi per la vittoria del sì, scatta in caos all’interno del Movimento 5 Stelle. Un’assemblea dei gruppi parlamentari è prevista in giornata ma intanto Grillo in collegamento con l’Europarlamento ha fatto sponda a Casaleggio dicendo: “Non credo più in una forma di rappresentanza parlamentare ma nella democrazia diretta”. Ma crede piuttosto in Rousseau, “una piattaforma – ha argomentato – dove un cittadino può dire, consigliare, votare a tutti i livelli, proporre una legge. Oggi si può fare. Si può fare un referendum alla settimana”.

Sebbene in tanti stiano lavorando per tenere unito il gruppo, il nervosismo pare sia stato acceso da una lettera che sarebbe stata inviata dal Collegio dei probiviri a otto parlamentari che avrebbero votato no al Referendum, come riporta Il Mattino. Tra questi figurerebbero cinque membri della Camera Andrea Colletti, Rina Valeria De Lorenzo, Mara Lapia, Elisa Siragusa, Andrea Vallascas ed il senatore Matteo Mantero. “Risultano note a questo Collegio Sue pubbliche esternazioni volte a dissociarsi dalle politiche del MoVimento 5 Stelle”, la motivazione.

Visti i precedenti e i modi adottati da sempre dal M5S è probabile che la lettera sia il prequel di una espulsione senza se e senza ma. Gli otto dovranno fornire “memorie scritte ed eventuale documentazione entro il termine perentorio di dieci giorni naturali consecutivi dalla data di invio della presente delibera di avvio del procedimento disciplinare”. Gli “imputati” dovranno rispondere e difendersi dalle accuse e potrebbero finire in tribunale con i vertici del Movimento.

La perdita di due senatori potrebbe però mettere in difficoltà il Governo Conte. Mantero su Facebook prima del voto aveva scritto: “la Costituzione non deve essere difesa a prescindere, può essere modificata, ma va difesa da ogni riforma che riduca il controllo del popolo sui governanti – si legge in un post – Secondo il senatore le vere riforme necessarie sarebbero “la legge elettorale che reintroduca le preferenze, una legge che renda ineleggibili i condannati, una norma che introduca un limite di mandati”.