Di incarichi, di partenze e di ritorni...
Manfredi cancella la discontinuità con de Magistris: Attilio Auricchio dovrà rilanciare Bagnoli

Per Gaetano Manfredi, essere stato eletto sindaco a Napoli non significa occuparsi della sola città partenopea, per la discussa e discutibile legge n. 56/2014 più nota come “Legge Delrio”, si ritrova a capo della Città Metropolitana, e quindi a governare, per alcune deleghe e comparti, anche l’intera provincia napoletana. Inoltre, grazie a una decisione del Governo Draghi, attraverso uno specifico decreto, è anche Commissario straordinario per Bagnoli. Tre cariche importanti e fondamentali per la crescita e lo sviluppo di Napoli e della sua provincia, incarichi che necessitano di tanti collaboratori a vari livelli; assessori, dirigenti, direttori generali, capi di gabinetto, consulenti e staffisti e capi staffisti.
Queste cose erano note già in campagna elettorale, tutti i candidati hanno toccato tutti gli scottanti temi cittadini, provinciali, della eterna incompiuta e da sempre impantanata riqualificazione di Bagnoli. Gaetano Manfredi, oggi sindaco vittorioso con un risultato elettorale schiacciante, che gli ha fatto conquistare anche una maggioranza bulgara in consiglio comunale, ha sempre e costantemente fatto riferimento alla netta discontinuità che avrebbe messo in campo e applicato qualora fosse stato eletto primo cittadino della capitale del sud. Discontinuità rispetto ai passati dieci anni di governo demagistriano, finanche sulle foto che avrebbe esposto nel suo ufficio rispetto al suo predecessore; via le foto di Che Guevara e Mimmo Lucano per sostituirle con quelle della sua famiglia e quella del presidente della Repubblica.
Un taglio netto, attraverso più dichiarazioni pubbliche, che gli elettori pronti a votarlo, volevano sentire direttamente dalla voce candidato del Pd, del M5s, di De Luca e del centrosinistra allargato. In tanti volevano conferme che la futura amministrazione Manfredi non avrebbe avuto niente e che vedere con le politiche e soprattutto con i metodi di de Magistris. Questa esigenza di chiarezza, di interruzione totale con il passato si era resa più che necessaria dopo le tante candidature di esponenti della passata amministrazione nelle liste a sostegno di Manfredi sindaco. Tra i numerosi ex esponenti della pseudo rivoluzione arancione che fu, vi era finanche Raffaele Del Giudice, che oltre a essere stato fidatissimo assessore di de Magistris, assunse anche la carica di vice sindaco e quindi di vero e proprio braccio destro dell’ex magistrato prestato alla politica. Ma in politica si dice, esagerando, che “i voti non hanno volto” e quindi i vari esponenti demagistriani “imbarcati” nelle fila manfrediane avrebbero portato voti e consenso utili per la vittoria senza il rischio che il nuovo corso poteva essere condizionato dal vecchio.
Da qualche tempo si racconta, però, notizia riportata anche da qualche quotidiano, che Attilio Auricchio, ex direttore generale e capo di Gabinetto dell’amministrazione de Magistris per grandissima parte dei suoi due mandati, stia per essere nominato dal sindaco Manfredi, all’interno della struttura commissariale di Bagnoli che prevede incarichi remunerati fino a 100mila euro l’anno. Struttura figlia di un commissariamento che, per altro, all’epoca del Governo Renzi fu avversato pesantemente dal duo de Magistris-Auricchio. Ingaggiare l’ufficiale dei carabinieri, plenipotenziario assoluto dell’amministrazione de Magistris, persona di fiducia a cui il sindaco arancione affidava i più scottanti dossier amministrativi, oltre che la delega di rappresentanza nei tavoli istituzionali più importanti, per Gaetano Manfredi significherebbe abbandonare ogni proposito di discontinuità. Inserire nelle proprie fila chi è stato, insieme al passato sindaco, responsabile primario dello sfascio amministrativo della città, certificherebbe la permanenza demagistriana nella direzione e nella gestione della cosa pubblica a Napoli.
Esattamente il contrario di quello che volevano e avevano chiesto espressamente tanti elettori di Manfredi. E saranno, pochi, pochissimi, probabilmente nessuno degli oppositori di centrodestra e centrosinistra di de Magistris, oggi rieletti, che si opporranno a questa eventuale nomina, l’ufficiale dei carabinieri prestato alla politica e all’amministrazione pubblica, aveva tanti amici, in tutti gli schieramenti, e sapeva tenerli buoni.
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