Chi ieri ha sfogliato il Corriere del Mezzogiorno, magari dopo aver seguito il programma televisivo Quarta Repubblica lunedì sera, avrà strabuzzato gli occhi. Il quotidiano, infatti, dava la notizia dell’annullamento del bando di gara per l’ampliamento della banchina di levante del porto di Napoli: un’opera da cinque milioni e mezzo di euro che era stata pensata per le grandi navi portacontainer e che Andrea Annunziata, neo-presidente dell’Autorità portuale, ha deciso di accantonare. Qualche ora prima, davanti alle telecamere di Mediaset, l’armatore Guido Grimaldi aveva lasciato il conduttore Nicola Porro e molti telespettatori a bocca aperta dicendo che la sua compagnia di navigazione – un colosso da oltre tre miliardi di fatturato annuo, 16mila dipendenti e una flotta di 150 navi – non ha una sola imbarcazione nel porto di Napoli.

Proprio così: una delle più grandi compagnie d’Italia, che nel capoluogo campano ha il quartier generale e circa mille e 200 tra dirigenti e dipendenti in servizio, fa viaggiare merci e persone dal porto di Salerno. «A Napoli c’è da lavorare sulla portualità», ha chiosato Grimaldi per scansare le giuste provocazioni di Porro. L’ampliamento di un chilometro della darsena di levante avrebbe consentito al porto di Napoli, che occupa una posizione strategica nel Mediterraneo, di ospitare almeno tre grandi navi mercantili anziché due. Probabilmente ne avrebbero beneficiato molte piccole e grandi imprese che ruotano intorno a quella che resta un’infrastruttura strategica. Magari anche la stessa Grimaldi che, allo stato attuale, preferisce far partire da Salerno le navi passeggeri e i mercantili diretti a Genova o a Catania.

Fatto sta che il presidente Annunziata ha ritenuto di mettere il progetto in stand-by per alimentare «il confronto con gli enti competenti e acquisire i pareri sulle destinazioni delle aree e degli specchi d’acqua» interessati. L’episodio segue di pochi giorni la notizia del mancato investimento della Italvolt in Campania. La multinazionale ha scelto il Piemonte come sede di una maxi-fabbrica di batterie al litio che dovrebbe dare lavoro a 19mila persone. E l’ha fatto dopo aver raccolto informazioni su Bagnoli ed essere scappata a gambe levate: troppo insidiose le questioni relative alla mancata bonifica dei suoli e alle querelle giudiziarie cui si aggiunge la mancanza di collegamenti che sembra precludere qualsiasi destino industriale a quella zona.

Il porto e Bagnoli sono due temi centrali per lo sviluppo di Napoli. Eppure su questioni tanto cruciali si registra un assordante silenzio. Non ne parla il sindaco Luigi de Magistris che sembra aver dimenticato di essere – almeno sulla carta – la guida della terza città d’Italia e della capitale del Mezzogiorno. Non ne parlano gli schieramenti politici, troppo impegnati nel risiko delle alleanze e nella ricerca dei candidati. Non ne parlano i movimenti civici che, soltanto qualche mese fa, sembravano volersi riprendere la scena. E ne parlano saltuariamente le forze produttive e sindacali che invece dovrebbe stimolare la riflessione su certi temi strategici soprattutto in una fase in cui il governo Draghi è chiamato a riscrivere il Recovery Plan e a gestire i miliardi concessi dall’Europa. Su questi temi non si può più tacere. A meno che non si voglia pregiudicare il futuro di Napoli.

Classe 1987, giornalista professionista, ha cominciato a collaborare con diverse testate giornalistiche quando ancora era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell'università Federico II di Napoli dove si è successivamente laureato. Per undici anni corrispondente del Mattino dalla penisola sorrentina, ha lavorato anche come addetto stampa e social media manager prima di cominciare, nel 2019, la sua esperienza al Riformista.