Un piano concreto di infrastrutturazione materiale e immateriale del Paese, con il supporto di norme che semplifichino i processi amministrativi e non riducano la trasparenza nelle gare pubbliche. Una collaborazione tra settore pubblico e privato per risolvere le insolvenze in cui le aziende rischiano di precipitare. Valorizzare le risorse umane del Sud e le donne, eliminando disuguaglianze territoriali e di genere. Fare del Mezzogiorno una “fabbrica” di nuove tecnologie e di soluzioni innovative per riposizionare il sistema economico locale nella competizione globale su innovazione e sostenibilità. Ecco i punti fondamentali del Recovery Plan secondo gli imprenditori campani.
Il premier incaricato Mario Draghi, infatti, dopo la bocciatura della bozza firmata dall’ormai ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte, dovrà riscrivere il Recovery Plan. Una sfida complicata: è l’ultima chance di salvezza per il Paese e per il Mezzogiorno che, in questi mesi, ha visto la sua economia e le sue industrie sgretolarsi sotto i colpi della pandemia. Piccole e medie imprese, dunque, necessitano di un piano chiaro e immediato. Il Riformista ha chiesto la ricetta del rilancio ai leader dell’economia campana.

Per Federica Brancaccio, presidente dell’Associazione Costruttori Edili di Napoli (Acen), bisogna intervenire sulle infrastrutture e programmare investimenti green, estendendo i benefici del superbonus del 110% almeno fino al 2026, per rendere più sicuro il patrimonio immobiliare. Da Fabio De Felice, fondatore di Protom, società di consulenza direzionale e di servizi avanzati e tecnologici, arriva l’idea di coinvolgere anche i privati negli investimenti previsti nel Recovery Fund, prendendo spunto da alcuni modelli di successo come Il Future Fund britannico, lo Special Situation Fund for Startups (Ssfs) di Singapore e il 2009 Public-Private Investment Program degli Usa.  Ancora, il presidente del Distretto aerospaziale della Campania Luigi Carrino pone l’accento sul ruolo centrale che le risorse umane avranno nel rilancio del Paese: oltre a intervenire sulle infrastrutture e sui processi tecnologici, è necessario valorizzare i talenti del Mezzogiorno con un’attenzione particolare alle donne. Infine per Giovanni Abete, presidente della sezione metalmeccanica dell’Unione Industriali di Napoli, è essenziale puntare su energia sostenibile e soluzioni innovative: il Sud deve puntare sullo sviluppo di una filiera tecnologica dell’energia sostenibile che lo metta in condizione di competere sui mercati di tutto il mondo.
“Superbonus fino al 2026” – Federica Brancaccio (Acen)

«In questo momento è fondamentale avviare un concreto piano di infrastrutturazione materiale e immateriale del Paese, con il supporto di norme che semplifichino i processi amministrativi e non riducano la trasparenza nelle gare pubbliche – osserva Federica Brancaccio, presidente dell’Associazione dei costruttori napoletani – Penso anche a un oculato recupero dei beni artistici e architettonici e a un Piano casa che dia risposte alle esigenze primarie del nostro territorio. Quanto agli investimenti green, bisogna estendere i benefici del superbonus del 110% almeno fino al 2026, per rendere più sicuro e meno energivoro il patrimonio immobiliare che, soprattutto a Napoli e in Campania, è spesso vetusto e degradato. In questo modo daremmo anche impulso immediato all’occupazione. Inoltre, come ha sottolineato il presidente del Consiglio incaricato Mario Draghi, è fondamentale una riforma della Pubblica Amministrazione che renda fluidi i processi amministrativi e garantisca tempi che meglio si adattino alle esigenze dell’investimento di risorse umane ed economiche. In tal senso credo vada previsto, in capo a tutti gli uffici pubblici, l’obbligo di rispondere alle istanze dei cittadini entro e non oltre i sessanta giorni. Dopodiché bisogna fare in modo che scatti il silenzio-assenso».
“Coinvolgete i privati” – Fabio De Felice (Protom)
«Il Recovery Fund dovrebbe contenere opportunità di investimento per i privati – avverte Fabio De Felice, fondatore di Protom – Oggi più che mai torna ad essere centrale il tema degli “interventi selettivi”, indicati dal presidente del Consiglio incaricato Mario Draghi nel corso dei suoi interventi pubblici. Le economie globali si avvicinano a grandi passi “al bordo di una scogliera”: la seconda ondata nelle conseguenze economiche della pandemia, non è ancora arrivata. Dopo una prima fase, segnata da una crisi di liquidità delle imprese, seguirà a breve, inevitabilmente, ora una seconda, dove il problema principale saranno le insolvenze, nelle quali le aziende potrebbero rapidamente precipitare. Come contrastare questo fenomeno che sembra ineluttabile? A mio avviso,  la collaborazione pubblico-privato potrebbe essere un nuovo percorso di successo come già dimostrato in molte economie avanzate. In questa prospettiva, la trasformazione dei debiti garantiti dallo Stato in equity potrebbe essere una strada percorribile. Il Future Fund britannico, lo Special Situation Fund for Startups (Ssfs) di Singapore e il 2009 Public-Private Investment Program degli Usa potrebbero essere i modelli da guardare. Il tutto, ovviamente, inquadrato in una chiara idea e visione del nostro Paese che sono sicuro il presidente incaricato Mario Draghi abbia ben presente».
“Puntate su donne e giovani talenti” – Luigi Carrino (Distretto aerospaziale della Campania)
«Il nuovo Recovery Fund dovrà prevedere investimenti per recuperare e valorizzare i talenti del Mezzogiorno con un’attenzione particolare alle donne – dice Luigi Carrino, presidente del Distretto aerospaziale della Campania – Lo dico nella giornata in cui si celebrano le donne nella scienza per ricordare ancora una volta quanto siano brillanti e preziose per lo sviluppo del Paese. Il premier incaricato Mario Draghi dovrà mettere al centro del suo piano le risorse umane, azzerando le diseguaglienze di ogni genere che ancora persistono in Italia quando parliamo di lavoro e formazione. E non sono certo differenze blande sulle quali si può chiudere un occhio: basti pensare che solo il 16,5% delle donne si iscrive a facoltà scientifiche, contro un 37% di iscrizioni maschili, e che le quote rosa hanno il 20% di possibilità in meno di trovare un lavoro rispetto ai colleghi uomini. A preoccupare sono anche le disuguaglianze territoriali: gli studenti che si laureano negli atenei del Nord hanno il 60% di possibilità in più di trovare un lavoro rispetto a coloro che terminano il percorso universitario al Sud. E questo non perchè le univeristà del Mezzogiorno siano meno valide, ma perchè qui mancano le occasioni e si tende a trascurare i talenti. Gli investimenti su donne e risorse umane sono preziosi come quelli per infrastrutture e tecnologia».
“La carta vincente è la sostenibilità” – Giovanni Abete (Unione Industriali di Napoli)
«Il Recovery Fund, di cui non a caso la parte preminente consiste nel capitolo della transizione energetica, deve diventare l’occasione per trasformare l’Italia in una “fabbrica” di nuove tecnologie e di soluzioni innovative che, oltre a essere adottate localmente per migliorare le performance di efficienza energetica di industrie e città, siano competitive sui mercati di esportazione – suggerisce Giovanni Abete, presidente della sezione metalmeccanica dell’Unione Industriali di Napoli – Il discorso riguarda anche il Mezzogiorno, il territorio dove il tessuto produttivo è più fragile ed è più ridotta la base industriale. È qui che va alimentato il progetto di sviluppo di una filiera tecnologica dell’energia sostenibile capace di competere sui mercati di tutto il mondo. È qui che devono nascere aggregati industriali in grado di proporre nuove specializzazioni attraverso le quali riposizionare il nostro sistema economico nella competizione globale su innovazione e sostenibilità. Solo la nascita di nuove specializzazioni industriali consentirà il recupero del gap infrastrutturale con il resto d’Italia e d’Europa. Condivido il principio secondo cui i soldi pubblici meglio spesi (il cosiddetto “debito buono”) sono quelli che favoriscono la nascita di nuove specializzazioni industriali e lo sviluppo di un’occupazione di qualità. I fondi che ci apprestiamo a ricevere, d’altro canto, dovranno essere ripagati dalle prossime generazioni».

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.