«La questione manutenzione dovrebbe essere per il prossimo anno il punto di inizio della campagna elettorale di ogni candidato sindaco, il punto di partenza per poter poi immaginare e attuare programmi più vasti per la città, che senza questa base potrebbe stentare a ripartire o restare al palo. Per il sistema stradale e delle reti dei servizi urbani è indispensabile una gestione coordinata del soprassuolo, il che significa avere un Dipartimento comunale che badi a tutto questo in modo coordinato». Bernardo Stangherlin, architetto e presidente dell’associazione Edifici Sicuri, commenta così l’indagine di Spin Factor sulle parole più utilizzate dai napoletani nelle loro conversazioni sui social network, pubblicata ieri in esclusiva dal Riformista. Lo studio ha analizzato i termini più ricorrenti su Instagram, Facebook e Twitter. Risultato: i napoletani non sono preoccupati solo dall’emergenza Covid, ma anche dalla manutenzione della città e dal traffico presente in tangenziale e nelle strade del centro.

«Negli ultimi vent’anni è aumentata nella cittadinanza la percezione di un problema gravissimo ma che non si riesce ad affrontare realmente, eccezion fatta per singoli e sporadici interventi – commenta Stangherlin – I cedimenti di edifici e di alberi, alcune drammatiche morti e casi di ferimento dei cittadini non sono finora riusciti a scuotere l’apparato comunale, tra l’altro gravato da un’endemica penuria di fondi». Per quanto riguarda le strade, secondo uno studio dell’Aci, il livello “standard” di manutenzione ordinaria stradale in tutte le province italiane dovrebbe attestarsi sui 13mile euro a chilometro per anno, mentre per la manutenzione straordinaria si dovrebbero spendere 33mila euro per chilometro ogni anno. Dalla ricerca emerge, dunque, che si dovrebbero spendere circa sette miliardi di euro l’anno per le strade secondarie, provinciali e comunali, partendo da una condizione buone delle reti. Se analizziamo questo dato alla luce dell’arretrato accumulato negli ultimi dieci anni sull’intera rete dagli enti provinciali (cioè calcoliamo quanto questi enti hanno speso di medo rispetto allo standard), troviamo che il ritardo ammonta a circa 42 miliardi di euro.

In particolare, nel territorio della Campania ha un arretrato di poco più di due miliardi e 400 milioni. «Per le strade – ricorda Stangherlin – si tentò, nella seconda sindacatura Iervolino, di avviare un programma di “global service” del tessuto stradale napoletano, da affidare a un soggetto che si occupasse di manutenere e gestire strade e parte dei sottoservizi. Purtroppo questa importante iniziativa non arrivò neanche al bando di gara e creò un drammatico strascico giudiziario che coinvolse anche esponenti della giunta comunale». E oggi la situazione è sotto gli occhi di tutti: strade impraticabili con voragini nell’asfalto e radici affioranti, interruzioni e sensi di marcia in tilt. Guidare a Napoli è un’impresa titanica e, come se non bastasse, spostarsi con i mezzi pubblici è uno strazio.

Come fare, quindi, per uscire da questo impasse? «Per il sistema stradale e delle reti dei servizi urbani è indispensabile una gestione coordinata del soprassuolo (strade e spazi pubblici) e del sottosuolo (servizi a rete, stabilità dei terreni e dei pendii, dei costoni e delle moltissime cavità del suolo napoletano) – suggerisce Stangherlin – Significa avere un Dipartimento comunale che badi a tutto questo in modo strategico, dal design delle panchine ai sistemi di consolidamento di terreni e costoni, dalla piccola manutenzione stradale alla sistemazione di tutti i sottoservizi nei loro propri ambiti nel sottosuolo, così da facilitarne e coordinarne la manutenzione. Se vi fosse una struttura pubblica forte ed efficiente, non vi sarebbe problema ad affidare gestione e manutenzione a uno o più soggetti privati».

A preoccupare, però, è anche la situazione degli edifici, che con i loro crolli hanno ferito i cittadini. Anche per loro servirebbe un grande piano di manutenzione. «Per l’edilizia privata – dice Stangherlin – occorre un intervento attivo del Comune del tipo del Progetto Sirena, ma con caratteristiche aggiornate alle nuove possibilità di intervento createsi nell’ultimo decennio. A partire dal rinnovamento e unificazione dei servizi tecnici, in particolare dell’Ufficio Sicurezza, con informatizzazione del patrimonio di conoscenza del tessuto edilizio e suo monitoraggio continuo, per poter definire le priorità di intervento per la riparazione degli edifici e la riqualificazione urbana».