«Il Comune di Napoli spende una cifra fuori dal mondo e che esula da qualsiasi ragionevolezza per il funzionamento degli organi istituzionali. Servirebbe subito una riforma che controlli le assunzioni e i rimborsi ai membri dello staff». È dura la critica di Michele Saggese, ex assessore della giunta Iervolino, sugli esborsi sostenuti da Palazzo San Giacomo. Napoli, infatti, è il Comune italiano che spende di più per i suoi organi istituzionali: 96,74 euro pro capite. Le spese per gli organi istituzionali si riferiscono all’amministrazione, al funzionamento e al supporto agli organi esecutivi e legislativi dell’ente. Comprendono gli esborsi relative all’ufficio del capo dell’esecutivo (ufficio del sindaco), gli organi legislativi e di governo a tutti i livelli dell’amministrazione, il personale consulente, amministrativo e politico assegnato agli uffici del primo cittadino e del corpo legislativo, oltre alle attrezzature materiali di cui questi uffici si dotano.

Nel caso di Napoli, inoltre, la spesa include anche i costi legati al funzionamento delle municipalità. Il dato è riferito al 2018 ed è il più recente tra quelli disponibili, proviene dalla Banca dati amministrazioni pubbliche (Bdap) ed è stato elaborato da Openpolis. Napoli spende il doppio di Venezia, il triplo di Milano e 26,2 milioni in più rispetto a Roma, pur avendo 1,9 milioni di abitanti in meno rispetto alla Capitale e circa 400mila meno di Milano. Numeri che fanno strabuzzare gli occhi, sembrano appartenere a un Comune florido, che gode di ottima salute sul piano economico-finanziario e ha le casse piene. La realtà, tuttavia, è ben diversa considerato che il disavanzo del Comune di Napoli ammonta a circa quattro miliardi. Sembra evidente che i conti non tornano, vengono spesi troppi soldi e soprattutto vengono spesi male. E vista la condizione della città, dei trasporti pubblici, del verde abbandonato, della gestione dei rifiuti, viene da chiedersi: ma questa spesa non può essere limitata o diversamente gestita?

È così necessaria e produttiva? «Certo che no – risponde Saggese – Parliamo del 10% della spesa corrente,che è di un miliardo e mezzo di euro. Roma, per fare un esempio, spende circa il 4% per gli organi istituzionali, eppure la spesa corrente della Capitale ammonta a tre miliardi di euro. Praticamente, è una follia quella commessa dal Comune di Napoli». Analizzando la spesa di Palazzo San Giacomo appare chiaro che molto denaro viene sborsato per gli stipendi degli staffisti, cioè di coloro che entrano a far parte dello staff del sindaco, di un assessore o di un consigliere senza passare per un concorso ma perché vengono semplicemente scelti e, dunque, collaborano con un amministratore sulla base di un rapporto fiduciario. Il numero degli staffisti è veramente eccessivo e stride con quello dei dipendenti comunali che, invece, sono sempre meno. Basta guardare come funzionano gli uffici di Palazzo San Giacomo per rendersi conto della carenza di personale.

«Il sindaco de Magistris ha uno staff pletorico. La Iervolino aveva tre o quattro persone nel suo staff – ricorda Saggese – mentre l’attuale sindaco ne ha 22. Mi sembrano davvero troppe, soprattutto se consideriamo i loro stipendi e le modalità poco chiare con le quali vengono assunti. Così come sarebbe necessario approfondire le modalità di assunzione dei consiglieri comunali nelle aziende private».
I consiglieri comunali cui fa riferimento l’ex assessore percepiscono stipendi da dirigenti che sfiorano i 10mila euro mensili, ma anche su questi meccanismi ci sono più ombre che luci. «Capita spesso – spiega Saggese – che si facciano assumere a due giorni dalle elezioni o che chiedano all’azienda per la quale lavorano di aumentare il loro stipendio: tanto, alla fine, quella spesa sarà compensata da un sostanzioso rimborso versato dal Comune. Ecco, tutto questo andrebbe rivisto».

In che modo? «Innanzitutto approvando una riforma che controlli questi rimborsi – dice l’ex assessore – Allo stato attuale, per rimborsare un’azienda per lo stipendio versato a un suo dipendente che ricopra anche una carica istituzionale nell’ambito del Comune, ci si basa sull’ultimo stipendio percepito. Basterebbe guardare lo stipendio nell’arco di un anno e stabilire così l’entità del rimborso. Si andrebbe a eliminare un meccanismo che sfiora la truffa. E poi mi sembra doveroso controllare e rivedere il numero degli staffisti». Già, servono davvero tutte queste persone? «No – conclude Saggese – e basta vedere i risultati del loro lavoro: non mi sembra che la città abbia un’amministrazione e servizi efficienti. Piuttosto, quei soldi dovrebbero essere investiti per trasporti, manutenzione e verde che versano in condizioni a dir poco pietose».

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.