Pubblichiamo il manifesto/appello, di cui il presidente di Svimez Adriano Giannola è primo firmatario, attraverso il quale centinaia tra economisti, docenti universitari, ricercatori e intellettuali chiedono al Governo di utilizzare il Recovery Fund per promuovere lo sviluppo sostenibile, ridurre le disuguaglianze territoriali e sociali, sostenere l’innovazione tecnologica e accrescere la competitività, consapevoli che certi obiettivi impongono interventi per il Sud.

Con i parametri scelti per attribuire le risorse, (disoccupazione, reddito pro-capite, popolazione, perdita cumulata di pil) 111 dei 209 miliardi di euro assegnati all’Italia nell’ambito del Recovery Fund, sarebbero riconducibili al Sud. Un dato, non una rivendicazione; una denuncia, che invita a porre fine allo spreco di enormi potenzialità, ad arrestare la disgregazione frutto del crescente divario Nord-Sud e di quello, ancor più allarmante, tra Italia ed Europa, che coinvolge anche le regioni settentrionali.

Perciò si chiede con forza che le risorse siano utilizzate, in coerenza con i criteri individuati dall’Unione europea (in quota ben superiore al 50%), per promuovere la crescita economica del Meridione e riallinearne l’economia alle altre regioni italiane ed europee, affinché il Sud torni a contribuire allo sviluppo del Paese. Ancora, si chiede che le risorse siano prioritariamente indirizzate a bloccare il crescente divario infrastrutturale tra regioni meridionali e settentrionali d’Italia: colmare il deficit di reti stradali, ferrovie veloci, infrastrutture portuali e autostrade del mare, è essenziale per mettere a sistema un territorio oggi frantumato con aree costiere, porti e aree interne reciprocamente inaccessibili.

Infine, si chiede che le infrastrutture siano funzionali alla rigenerazione urbana, alla mitigazione dei rischi naturali e in particolare del rischio vulcanico, che deve realizzarsi con la progressiva riduzione della residenzialità e densità abitativa nelle zone rosse, da riconvertire a vocazioni turistiche, culturali, di terziario avanzato e ad attività economiche compatibili con la natura dei territori. Il deficit di infrastrutture, materiali e immateriali, è cresciuto a dismisura nell’arco di oltre un ventennio, ostacolando lo sviluppo imprenditoriale e industriale, pregiudicando la funzionalità dei porti del Sud, nonostante la posizione ideale per fruire dell’enorme sviluppo dei traffici che, dopo secoli, ha nuovamente posto il Mediterraneo al centro del commercio internazionale. Questa centralità lo impone non solo come mare di transito, ma anche come area di scambio a servizio delle economie che su di esso si affacciano.

Un mercato in crescita, in rapido sviluppo demografico, in stretta relazione con economie mature, ad alta tecnologia e industrializzate. L’imperdonabile miopia che ha determinato, con la ghettizzazione del Mezzogiorno, la dissipazione della “rendita mediterranea”, pone l’assoluta priorità al Recovery Plan di avviare la necessaria integrazione logistica per fruire appieno della “rendita posizionale” del Mediterraneo. Queste considerazioni sulle grandi opportunità non ancora raccolte impongono un’assoluta determinazione a dar corpo alla opzione euro-mediterranea, finora elusa, che si realizza nella “rivoluzione logistica” del Paese, sostenuta dal forte sviluppo delle energie rinnovabili, reso possibile dalle grandi risorse nazionali e dai carburanti alternativi, dalle connesse tecnologie sostenibili, per un minore impatto ambientale.

I necessari interventi infrastrutturali, di sistema, si accompagnano a importanti esternalità, come nel caso della Tav Salerno-Reggio Calabria, indispensabile fattore di perequazione del diritto alla mobilità nel Paese, o, parimenti, della linea ferroviaria Tav-Tac Napoli-Bari, funzionale al “quadrilatero” delle Zone economiche speciali dei porti di Napoli, Bari, Taranto, Gioia Tauro e che, al contempo, recupera Irpinia, Sannio e Murge dalla condizione di marginalità delle aree interne. La messa a sistema di collegamenti rapidi tra le Zes del Meridione continentale e insulare contribuisce a completare le grandi direttrici d’Europa, mentre l’attivazione delle linee Tirrenica ed Adriatica di “autostrade del mare” integra Nord e Sud in un sistema logistico mediterraneo, sostenibile e multimodale, che offre all’Europa un inedito, indispensabile Southern Range.

Esso segna la rinascita del Sud come secondo-motore del Paese e conferisce contenuto effettivo alla opzione euro-mediterranea. Su queste linee, i sottoscrittori del manifesto/appello chiedono al Governo di far proprie le priorità esposte e di onorarle per le evidenze che la ragione impone e con l’urgenza che la situazione comanda

Adriano Giannola