«I fondi del Recovery Fund sono una grande occasione ma devono essere investiti in maniera intelligente, realizzando progetti necessari, a prescindere dal fatto che siano progetti nuovi o vecchi e soprattutto farlo in tempi brevi. Quelli che riguardano Bagnoli e Napoli est sono fondamentali per lo sviluppo della Regione, in contemporanea si deve intervenire anche in altri settori». Ambrogio Prezioso, past president degli industriali napoletani, prova a spiegare come dovrebbero essere investiti i 71 miliardi destinati al Sud su un totale di 209 assegnati all’Italia. Il ministro per gli Affari europei Vincenzo Amendola ha dichiarato che quelle risorse non dovranno essere impiegate per la realizzazione di progetti vecchi. Il che induce a pensare che iniziative come la rigenerazione dell’ex Italsider di Bagnoli e il rilancio di Napoli est dovranno essere rimodulati alla luce delle linee guida dettate dalla Commissione europea.

«Bagnoli è una grande fucina di opportunità. Spero ci sarà un nuovo progetto, magari di respiro internazionale – spiega Prezioso – sicuramente sarà ripensata in chiave turistico-ricettiva, di servizi innovativi e digitali e farà leva sulle ricchezze paesaggistiche e archeologiche presenti sul territorio». Si è parlato molto anche della riqualificazione di Ponticelli, San Giovanni, Barra e di altri quartieri limitrofi, ma le idee sembrano essere ancora poche. «Ponticelli, San Giovanni, Poggioreale intimamente connesse a tutta l’area industriale dismessa,rappresentano un’altra immensa opportunità con un enorme potenziale di sviluppo – dice Prezioso – e dovrebbe diventare un polo digitale, un luogo di ricerca e di sviluppo delle nuove tecnologie, una fucina di conoscenze e competenze. Ma per farlo c’è bisogno subito di delocalizzare i depositi petroliferi che sono lì da 30 anni e impediscono la realizzazione di qualsiasi progetto a matrice nazionale o internazionale».

Per mettere in rete tutto il potenziale della Regione, però, occorrono le infrastrutture materiali e immateriali. «Un territorio va innanzitutto infrastruttturato – sottolinea Prezioso – strade, fognature e parcheggi. A questo si aggiungono le infrastrutture immateriali, banda larga innanzitutto per i processi di digitalizzazione e di interconnessione, ovvero il futuro in qualsiasi ambito. Collegare meglio le periferie con l’area interna è fondamentale, le periferie vanno reinterpretate perché anche se ancora degradate sono cariche di energia positiva e rappresentano il nostro futuro». Migliorare i trasporti ma anche la nostra offerta formativa è fondamentale per colmare finalmente il gap con il Nord del Paese. «Dalle nostre università escono giovani preparatissimi – afferma l’ex presidente degli industriali napoletani – Nonostante ciò gli atenei hanno un rating basso rispetto a quelle del resto di Italia, questo perché non hanno altri servizi. Parlo di residenze per gli studenti, campi sportivi e strutture più innovative. Abbiamo degli esempi in Campania che potrebbero essere replicati». L’Apple Academy di San Giovanni a Teduccio accoglie più di 300 giovani da ogni parte del mondo e altri luoghi come questo potrebbero non solo fermare l’esodo dei giovani verso il Nord ma anche attirare investitori internazionali.

«Per rendere attrattiva la Campania – spiega Prezioso – bisogna anche sburocratizzare e velocizzare i tempi di realizzazione dei progetti, solo così potremo avere un’apertura internazionale pari a quella di Milano, perché le potenzialità ci sono tutte». Ma Prezioso non parla di cambiare solo la velocità della burocrazia, ma anche la collocazione delle sedi della pubblica amministrazione. «Decentrare gli uffici amministrativi – dice- consentirebbe di decongestionare le aree urbane e avvicinarsi sempre di più a quel concetto di green economy che si traduce anche nell’avere meno automobili che transitano in città». Infrastrutture, formazione, riqualificazione, ma anche sanità nel progetto di sviluppo che Prezioso vede per la Campania. «Abbiamo bisogno di ripensare la sanità pubblica – dice Prezioso – ma anche quella privata. È impensabile che ogni anno la Regione spenda 300 milioni per far curare i campani in altre regioni, quel denaro potrebbe essere investito per la specializzazione dei nostri medici. Perché un Paese che non investe in formazione è un paese che non metterà mai le ali».