È servito un netto miglioramento della situazione sanitaria per far sì che la Campania passasse dalla zona rossa a quella arancione e Vincenzo De Luca ritrovasse la fiducia. Nella regione la quota di morti per Covid resta la più bassa d’Italia, il livello di occupazione delle terapie intensive non supera il 27% e quello dei posti letto non va oltre il 40. E così, durante il soliloquio del venerdì pomeriggio, il governatore si è abbandonato a previsioni ottimistiche («Usciremo dal Covid prima e meglio degli altri») e ha persino invitato i campani a guardare al futuro «con serenità».

Come se non bastasse, De Luca ha promesso una regione all’avanguardia per quanto concerne le vaccinazioni anti-Covid, oltre che l’edilizia sanitaria, l’ambiente, la macchina amministrativa e le opere pubbliche. Nelle parole del governatore, però, è mancato un qualsiasi riferimento a un progetto strategico per il rilancio di Napoli e della Campania: la bonifica dell’ex Italsider di Bagnoli. Il silenzio di De Luca su questo tema fa rumore. Non solo perché, almeno sulla carta, il governatore fa parte della cabina di regìa istituita dal Governo nel 2015, ma soprattutto perché arriva all’indomani della relazione conclusiva sullo stato dei finanziamenti per Bagnoli divulgata dalla Corte dei conti.

Il documento rileva «criticità e ritardi negli interventi avviati tra il 2015 e il 2018», chiarisce come 620 milioni di euro di finanziamenti per la bonifica siano ancora fermi alla fase preliminare e, soprattutto, sottolinea come in 25 anni sia stato speso quasi un miliardo di euro solo per «attività di studio e caratterizzazione» del terreno da bonificare. Davanti a un così evidente fallimento politico-amministrativo – per la verità frutto dell’incapacità non di uno, ma dei diversi attori istituzionali succedutisi nel tempo – tutti si sarebbero aspettati non una parziale ammissione di responsabilità, ma almeno una presa di posizione da parte del governatore.

Che, invece, ha celebrato “le magnifiche sorti e progressive” della regione senza il minimo accenno alla mancata bonifica di Bagnoli. Il silenzio di De Luca risulta ancora più assordante se si pensa che il governatore non manca mai di presentare la Campania come modello di efficienza amministrativa e di lanciare moniti sulla corretta gestione dei fondi europei da parte del Governo. L’ha fatto anche ieri, quando ha descritto le risorse messe a disposizione dall’Unione come «l’ultimo treno per portare l’Italia tra i Paesi avanzati».

In questo ragionamento Bagnoli avrebbe potuto e dovuto avere ampio spazio, almeno per aiutare l’opinione pubblica a capire che cosa non abbia funzionato fino a questo momento e quali siano gli errori da non ripetere in futuro. Nemmeno una parola, invece, da De Luca, troppo impegnato a piazzare i suoi fedelissimi (il prossimo dovrebbe essere Nicola Oddati, destinato a dirigere la sede romana della Regione).

E nulla dice il ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano, che in passato si è limitato a chiarire come, nell’assegnazione delle risorse del Recovery Fund, saranno penalizzati «quei progetti storici che hanno noti problemi di attuazione di difficile soluzione nel medio termine». Anche in questo caso, silenzio su Bagnoli. Se due indizi fanno una prova, la bonifica dell’ex Italsider deve considerarsi ormai fuori dai radar della politica. Se così fosse, qualcuno dovrebbe dirlo e magari assumersene la responsabilità: non è più tempo di reticenze.

Classe 1987, giornalista professionista, ha cominciato a collaborare con diverse testate giornalistiche quando ancora era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell'università Federico II di Napoli dove si è successivamente laureato. Per undici anni corrispondente del Mattino dalla penisola sorrentina, ha lavorato anche come addetto stampa e social media manager prima di cominciare, nel 2019, la sua esperienza al Riformista.