Replicare in Campania il “metodo Genova”, procedere all’assunzione di nuovo personale, promuovere la digitalizzazione della burocrazia, sostegni concreti per i “nuovi poveri” e aiuti economici ai Comuni maggiormente colpiti dalla pandemia. Ecco le principali richieste che Carlo Marino, presidente dell’Anci Campania, ha indirizzato al governatore Vincenzo De Luca. L’obiettivo? Trovare rapidamente un’intesa per trascinare i Comuni campani fuori dalla crisi economica indotta dal Coronavirus. Ciò che chiede Marino, primo cittadino di Caserta, è di “accompagnare i sindaci nel confronto con il governo nazionale su temi decisivi come l’apertura diffusa dei cantieri, attraverso una semplificazione delle procedure per dare concretezza a un intervento che punti a realizzare tutte le opere programmate e quelle da anni incomplete”. In altri termini, i primi cittadini chiedono sburocratizzazione e semplificazione dei procedimenti amministrativi. In quest’ottica potrebbe risultare utile l’adozione del “modello Genova” che prevede la nomina dei sindaci delle aree vaste o dei territori omogeni a commissari. Questa strategia ha consentito la ricostruzione del ponte Morandi di Genova in tempi record e, come il Riformista ha proposto in tempi non sospetti, risulterebbe decisiva per sbloccare la realizzazione di opere strategiche per la Campania come la riqualificazione di Bagnoli e il rilancio di Napoli Est. Su questi punti l’Anci è pronta a lavorare con la Regione. Pur riconoscendo lo sforzo di Palazzo Santa Lucia nel varare il piano per l’emergenza socio-economica da un miliardo di euro, infine, Marino evidenzia le difficoltà dei comuni campani che ora, causa la riduzione del gettito fiscale, rischiano di non riuscire ad assicurare nemmeno i servizi fondamentali.

 

Il nodo dell’imposta di soggiorno – I sindaci della Campania temono per la tenuta delle casse comunali. Il motivo è presto detto: il lockdown ha impedito i viaggi con la conseguenza che molti Comuni, a cominciare da quelli che si trovano in località turistiche, sono destinati a non rinunciare a milioni e milioni di imposta di soggiorno. Per questo i primi cittadini chiedono di valutare l’adozione di opportune iniziative sia a livello regionale sia presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze. E la priorità, ovviamente, non può che spettare alla perdita di gettito relativo proprio all’imposta di soggiorno e alla Tari. Secondo indiscrezioni servirebbero più di 200 milioni di euro per colmare questa voragine. I sindaci vorrebbero dalla Regione anche 40 milioni a titolo di ristoro per il mancato incasso del canone di occupazione del suolo pubblico.

Ora 5mila assunzioni semestrali – Si attende che il “concorsone” indetto dalla Regione porti all’assunzione di tutte quelle figure professionali che mancano nell’organico delle amministrazioni locali, recentemente depauperato anche dai pensionamenti anticipati. Oltre che dall’emergenza sanitaria, la procedura è rallentata dai continui ricorsi al Tar (di cui il Riformista ha dato puntualmente notizia nell’edizione di ieri). Ecco perché, secondo l’Anci Campania, è necessario fornire ai Comuni le coperture economiche per procedere ad almeno 5mila assunzioni semestrali e finanziare gli straordinari del personale più impegnato nell’emergenza, a cominciare dalla polizia municipale che oggi è chiamata a eseguire anche i controlli sul rispetto delle misure anti-Covid.

I comuni contro la povertà – La crisi economica innescata dal Coronavirus ha fatto sprofondare migliaia di famiglie nella povertà. Per far fronte a questa “emergenza nell’emergenza”, i Comuni suggeriscono il pieno e diretto coinvolgimento degli ambiti sociali, da intendere come principali protagonisti del contrasto alle nuove povertà. In altre parole, per i sindaci è necessario che gli interventi di lotta all’esclusione sociale vengano promossi e attuati dai soggetti che fanno capo ai livelli di governo locale. Per quanto possa talvolta risultare utile, spesso la creazione di centri di spesa regionali non agevola la lettura dei bisogni né la programmazione e la valutazione delle buone pratiche. Insomma, sono i sindaci, in quanto interpreti delle necessità della popolazione, a dover intervenire con gli strumenti e le risorse a loro disposizione.

Più servizi digitali per le imprese – La necessità di evitare assembramenti e code negli uffici impone alle pubbliche amministrazioni di investire con convinzione sullo smart-working e sulla digitalizzazione dei servizi. In questa prospettiva l’Anci chiede alla Regione Campania di farsi carico di un piano per la formazione del personale e per la progressiva digitalizzazione dei servizi. “Va concordato un percorso – spiega il numero uno dei sindaci campani Carlo Marino – in modo tale da consentire ai Comuni di attivare rapidamente attività digitali di cui possano beneficiare i cittadini e le imprese”. Insomma, la crisi economica in atto ha fatto comprendere la necessità di investire sulla tecnologia: un’occasione da non lasciarsi scappare.

Testi a cura di Ciriaco M. Viggiano