Caro Vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura,
Lei ha ragione, pienamente ragione a chiedere ai politici una moratoria delle polemiche sulla giustizia. Nella sua biografia, tuttavia, c’è molta politica, e lei sa bene che esiste, in politica, un ingrediente difficile da eliminare: la polemica. In magistratura, invece, non dovrebbe essere così. Chi ha avuto dallo Stato il potere di indagare su noi cittadini, eventualmente di arrestarci o di limitare le nostre libertà, di condannarci o assolverci, di imporci una pena, avrebbe forse il dovere di apparire come persona al di sopra delle parti, estranea alla propaganda, alle battaglie di bandiera, ai comizi. Per questo ogni volta che sento un Pm intervenire nella battaglia mediatica con foga, polemizzando anche molto aspramente con il potere legislativo, o chiedendo modifica delle regole, maggior severità nelle pene e nella loro esecuzione, abolizione dei gradi di giudizio, resto molto stupito.

Immagino cosa succederebbe in altri Paesi occidentali se qualche magistrato si permettesse questi atteggiamenti scamiciati. E mi chiedo se quando si esalta l’indipendenza della magistratura si intende questo: il diritto del magistrato di sistemarsi al di sopra delle leggi, delle istituzioni, del potere democratico, spesso anche della buona creanza. La cosa, mi pare, diventa ancor più grave quando l’atteggiamento del capopopolo viene assunto direttamente da un esponente di prestigio dell’organo di autogoverno della magistratura, che lei presiede assieme al presidente della Repubblica. Lei sa che succede spesso. C’è una trasmissione di La7 che ospita quasi in tutte le puntate il dottor Davigo. Il quale partecipa a duelli, a battaglie politiche, o più spesso a monologhi polemici senza contraddittorio, ed espone le sue tesi spesso sovversive rispetto allo stato attuale delle leggi e delle procedure. Lo ha fatto di nuovo l’altra sera, affrontando l’on.

Maria Elena Boschi – argomento: la prescrizione e il funzionamento della giustizia – e uscendone peraltro clamorosamente sconfitto, nonostante l’ambiente, a lui favorevole, nel quale si è svolto il confronto. Davigo non era molto preparato, come immagino lei avrà constatato, ed è uscito umiliato dalla superiorità, sul piano giuridico, tecnico e della visione politica, di una giovane avvocata come l’on. Boschi. In questo modo ha messo in discussione anche l’autorevolezza dell’istituzione che rappresenta, creandole un fortissimo danno di immagine e di credibilità. Lei sa, signor Vicepresidente, che ci troviamo di fronte a una situazione inedita in Occidente. In nessun Paese a democrazia avanzata avvengono episodi così clamorosi di invasione di campo da parte della magistratura. Non so se esistono strumenti, con la legislazione attuale, per porre un freno a questa abitudine che svilisce la nostra civiltà. So che un suo intervento pubblico probabilmente sarebbe utile. Anche per provare a salvaguardare la dignità del Csm che lei presiede.