Ieri era il quarantunesimo anniversario della strage di Bologna. 2 agosto 1980. Esplose in una sala d’aspetto della stazione una bomba potentissima. Distrusse la stazione e uccise 85 persone. E’ l’azione più sanguinosa di tutta la strategia della tensione, che in Italia andava avanti da più di dieci anni, dal 1969, dicembre, con la strage di piazza Fontana, e che era iniziata in modo abbastanza chiaro come reazione ai grandi movimenti studenteschi e operai del 1968 e del 1969. La strage di Bologna viene immediatamente catalogata come tutte le stragi precedenti come strage fascista.

Il segno della strategia della tensione è quello: azioni organizzate probabilmente da settori eversivi dei servizi segreti ed eseguite in gran parte con manovalanza dei gruppi della destra estrema. Però stavolta c’è qualcosa che non va. Troppi particolari non tornano. Compreso il movente. Non si vede un movente reazionario di politica interna. La fase dell’avanzata della sinistra è finita. Il Pci è stato sconfitto alle elezioni del 79, il Psi, con Craxi, è uscito definitivamente dalla subalternità al Pci, la solidarietà nazionale è conclusa e sepolta e la Dc ha ripreso saldamente in mano il boccino, prima con gli ultimi governi Andreotti poi con Cossiga. Il governo in carica è un governo di centrosinistra guidato da Francesco Cossiga e con dentro Dc, Psi e il Pri di Spadolini.

Per cercare di accertare gli autori della strage si svolgono molti processi, ma nessuno riesce a stabilire la verità. Si batte solo la pista neofascista, ma non si trovano prove e anche pochi indizi. Alla fine si addossa la colpa ai Nar (il gruppo che fa da contraltare di destra alle brigate rosse) e vengono condanni Valerio Fioravanti a Francesca Mambro. I quali hanno confessato molti altri loro delitti, ma questo lo hanno sempre negato. Contro di loro non c’è niente di niente, tranne le accuse di un pentito, che otterrà in cambio la scarcerazione e che verrà poi smentito da tutti i suoi familiari.

La verità è ancora lontanissima. I dubbi sulla versione ufficiale sono giganteschi. La magistratura tiene il punto, appoggiata in genere dai governi e dalla associazione delle vittime, ma di concreto non c’è nulla. Recentemente si scopre addirittura che i resti di una vittima, che erano sempre stati attribuiti ad una ragazza di nome Maria Fresu, non sono i suoi, e che dunque c’è una ottantaseiesima vittima della quale non è stato mai trovato nessun resto forse perché il suo corpo è stato completamente disintegrato. Nessuno mai l’ha più cercata. Parenti, amici, conoscenti. Curioso, no? Era questa ottantaseiesima vittima la persona che ha collocato la bomba e poi l’ha fatta saltare per errore? E’ possibile. La magistratura però non si è mostrata interessata a questa indagine, forse perché teme che possa portare lontano.

Ora è incorso un nuovo processo. Che la Procura di Bologna aveva in realtà archiviato, per inconsistenza della materia. La Procura generale ha voluto invece che si facesse. E’ una processo ai mandanti. Una decina. Tutti morti. Sarà molto interessante questo processo senza imputati.

Ieri a Bologna si è svolta la cerimonia ufficiale di commemorazione. Ha parlato anche la ministra Cartabia. Un bel discorso, molto retorico. Di appoggio alla magistratura e basta. Parole vuote. La verità vera, probabilmente, non la vuole più nessuno.