“Quirinale” batte “le piazze” 3 a zero. Se il 2 giugno quest’anno è anche il passaggio di boa dal lockdown alla ripartenza, a sera non ci sono dubbi che le parole e la presenza del presidente Mattarella hanno oscurato le proteste sguaiate e pericolose che si sono viste a Roma. Assai meno, va detto, nelle altre città d’Italia dove il centrodestra unito aveva dato appuntamento per il flash mob del riscatto. Ancora una volta, purtroppo, non tocca palla il disagio delle gente comune, famiglie e piccoli imprenditori che avrebbero anche molte ragioni per protestare ma non è certo con i selfie e i cori contro il governo Conte e il presidente Mattarella che i problemi possono essere risolti. Volete andare a votare adesso? «Ma no, noi vogliamo risposte e soluzioni, non importa da chi, ma chiediamo risposte», diceva un gruppetto di cittadini, un blogger no euro e due piccoli commercianti, un uomo e una donna, lui con bambina in passeggino che non ne poteva più di stare in quella bolgia in via del Corso mentre Salvini metteva in fila i fan per il rito liberatorio: il selfie con Matteo. In quel “chiedere risposte” c’è la differenza tra la propaganda e la capacità di governo.

Conviene vederlo nell’insieme questo 2 giugno 2020, fine di una fase e inizio di un’altra. Il presidente della Repubblica sale i gradini dell’Altare della Patria alle 9 in punto per deporre la corona d’onore. Il suo messaggio è nei titoli di tutti i siti e quotidiani: 2 giugno di rinascita e ripartenza; oggi come nel 1946 servono «spirito costituente, unità morale, condivisione di un unico destino», qualcosa che «viene prima della politica e ne segna il limite» e che «non è nella disponibilità né della maggioranza né dell’opposizione». Bensì di un popolo nel suo insieme. Con questo messaggio molto alto Mattarella è volato a Codogno, nel Lodigiano, la prima zona rossa in quel 21 febbraio che sembra lontanissimo ma è solo cento giorni fa. Prima in comune con i sindaci dell’area e il governatore Fontana nel mirino di attacchi forsennati per la gestione della sanità in Lombardia. Poi al cimitero a rendere omaggio alle vittime del virus. «Siete simbolo di civiltà e coraggio», li ha salutati. Le persone lo hanno applaudito e ringraziato, «lo Stato oggi ci è vicino, sentiamo la presenza, bravo Presidente». In serata è tornato a Roma ed è andato all’ospedale Spallanzani, eccellenza sanitaria decisiva nella lotta al virus. Tre tappe chiave, incontri affollati, sicuramente non tutte persone contente e soddisfatte di come stanno andando le cose e però unite e solidali e determinate nell’affrontare un destino difficile e comune.

Mentre il presidente della Repubblica raggiungeva la Lombardia, in piazza del Popolo a Roma – più o meno alle 10 – si sono dati appuntamento quelli del centrodestra. Doveva essere un flash mob per rappresentare “l’Italia che non si arrende”, shoccata da tre mesi di lockdown e ora disperata “per la cassa integrazione che arriva poco e male”, le banche che “non danno i prestiti”, le tasse che “a settembre saranno comunque da pagare”, gli affari che “non riprendono”. L’Italia piegata da un Pil in crollo tra il 13 e il 20 per cento e con un debito pubblico lanciato verso il 156%. Alle 10 è subito chiaro che il flashmob è diventato un vero e proprio corteo con migliaia di persone che non tengono le distanze e si levano le mascherine. Un tricolore lungo 500 metri viene srotolato lungo via del Corso con alla testa Salvini, Meloni e Tajani e migliaia di persone assiepate, tra cui molti curiosi, che lanciano cori contro Conte e il presidente Mattarella. “Subito al voto” gridano, “subito il taglio delle tasse”. La leader di Fratelli d’Italia si schermisce, «avevamo pregato tutti di non venire e di collegarsi in streaming».

Peccato che in piazza del Popolo siano arrivati anche gruppi neofascisti come quello di Danilo Cipressi, fondatore del Fronte romano riscatto popolare, che alla guida di un gruppetto di militanti grida: “Matteo, facci il saluto”. Ci sono Gasparri (Fi), La Russa (Fdi) e poi l’europarlamentare della Lega Rinaldi spalleggiato da una cerchia di figuri nerboruti in t-shirt nere, il capogruppo di Fdi Lollobrigida. Ci sono anche Anna Maria Bernini e Licia Ronzulli (Forza Italia) che però vista la malaparata ripararono in un vicolo, “non è quello che pensavamo”. Eh no, qualcosa è scappato di mano. Se alle 11 circa Meloni lascia il corteo all’altezza di piazza Augusto Imperatore, Salvini si ferma ancora mezz’ora tra selfie e abbracci, mascherine alzate e tutti incuranti delle misure di sicurezza. «Il dottor Zangrillo ha detto che il virus non c’è più…», chiosa Salvini finalmente inebriato del rito a lui più caro: i selfie. La polizia osserva impotente. Il leader della Lega s’è preso la piazza. Una piazza di estrema destra.

Qualche centinaio di metri più in là, in piazza San Silvestro, i Comunisti di Marco Rizzo, in piedi su un’iconica scaletta rossa, manifestano contro il governo, le tasse e le multinazionali. Però sono in regola, disciplinati e a distanza. A raschiare il fondo del barile ci pensano, alle 14, i gilet arancioni dell’ex generale Pappalardo. In piazza del Popolo ci saranno 2-300 persone. Gli slogan parlano da soli: «Popolo esci dal guscio e ribellati. No al Mes, fuori dall’euro, viva la lira», grida da un palchetto che espone la foto addirittura la foto di Falcone e Borsellino. Anche qui i soliti slogan contro il presidente della Repubblica e il premier Conte. Anche qui, come qualche ora prima, le mascherine sono poche e Pappalardo invita addirittura ad abbracciarsi: «Dicono che viene il virus? E vediamo se viene…».

Nulla di tutto ciò può esser anche lontanamente un’alternativa al governo attuale. Non resta allora che guardare alle assenze. Non c’è Guido Crosetto che di Fratelli d’Italia è il fondatore. Non c’è Giancarlo Giorgetti che della Lega è e resta il motore istituzionale. Berlusconi non è mai stato convinto di questa giornata. Ci ha messo il partito ma non la faccia. «Noi in piazza come esempio di chi vuole la ripartenza», aveva detto. Ma “la ripartenza” non è stata in alcune delle piazze di ieri.