Sta per arrivare una bufera nel Mediterraneo. Probabilmente è già arrivata nella notte. Ci sono due barche, piene di migranti, in gran difficoltà. 463 sono sulla Sea Watch, graziaddio, relativamente al sicuro, in attesa di un porto sicuro. Per fortuna c’è la Sea Watch, per fortuna ci sono ancora alcuni mezzi delle Ong che sono scampati alla furia dei “respingimentisti“, dei governi e dei magistrati d’assalto. Altrimenti quei 463 poveretti forse sarebbero in fondo al mare. E comunque la Sea Watch non è un transatlantico. Se il mare si alza oltre forza 7, forza 8, rischia, serve un porto subito.

Poi c’è un’altra barca, e questa è in balia delle onde. 430 persone. Sembra che molti siano bambini. È in alto mare. Le navi delle Ong non sono riuscite a raggiungerla. L’allarme l’ha lanciato “Alarm Phone”, dice che la barca sta imbarcando acqua. Potrebbe disintegrarsi da un momento all’altro. Alarm Phone ha usato proprio questa espressione terribile: disintegrarsi. Sembra che nel tardo pomeriggio siano partite da Tunisi quattro navi militari, per tentare il soccorso. Al momento nel quale chiudiamo questa edizione del giornale non sappiamo se arriveranno in tempo, se riusciranno a salvare questi disgraziati. L’inverno è cattivo, il mare in inverno può diventare un inferno. Qualche giorno fa al largo dell’Italia sono annegate 75 persone. Una strage paurosa, della quale i giornali non si sono occupati, tranne qualche eccezione. I giornali erano preoccupati del fatto che quel giorno erano sbarcate in Italia 500 persone. La notizia erano i 500, non i 75. L’altro giorno c’è stato un naufragio nella Manica, con 30 morti.

E l’Europa? La settimana scorsa monsignor Paglia ha scritto su queste pagine un articolo bellissimo nel quale accusava l’Europa di aver dimenticato Cristo. Non solo Cristo ha dimenticato. Ha messo sotto la sabbia tutta la cultura politica socialista, cristiana e liberale. Ha messo sotto terra la civiltà. Lo hanno fatto l’Europa e l’Italia. È sicuro che i nostri figli un giorno si vergogneranno di questo orrore. Di questa strage programmata, accettata, quasi auspicata.

Giornalista professionista dal 1979, ha lavorato per quasi 30 anni all'Unità di cui è stato vicedirettore e poi condirettore. Direttore di Liberazione dal 2004 al 2009, poi di Calabria Ora dal 2010 al 2013, nel 2016 passa a Il Dubbio per poi approdare alla direzione de Il Riformista tornato in edicola il 29 ottobre 2019.