La mossa
Meloni disruptive da Fedez, ascolta e parla con la GenZ: il divario politico enorme sul piano comunicativo tra centrodestra e opposizione
In questa campagna la comunicazione non è più affidata alle singole pagine dei leader ma a realtà indipendenti (e la destra è a suo agio)
Giorgia Meloni ai suoi primati potrà aggiungere anche quello di essere stata il primo presidente del Consiglio in carica a partecipare ad un podcast, sdoganando definitivamente non solo sul piano istituzionale, ma anche su quello politico uno strumento oramai in ascesa e sempre più utilizzato da una fetta importante della popolazione o per dirla in democristianese di elettori e futuri elettori.
Lo strumento è noto e utilizzato come gamba sempre meno periferica e sempre più cruciale anche dai media tradizionali. Ma Pulp Podcast di Fedez e Mr. Marra rappresenta un cambio di passo e allo stesso un’innovazione nel linguaggio politico che oggi viene legittimata non dalla premier in carica negli ultimi giorni – decisivi – della campagna referendaria. Si potrebbe nuovamente sottolineare come una premier conservatrice abbia voluto fare un passo che i suoi diretti competitor (Giuseppe Conte e Elly Schlein) non hanno osato fare, declinando l’invito e beccandosi l’ennesima batosta dalla donna che vorrebbero scalzare. Proprio loro che vorrebbero interpretare il cambiamento non sono in grado di anticipare la Meloni neanche nella partecipazione ad un podcast che parla ad un pubblico che non è quello dei talk show e neanche dei podcast tradizionali, un pubblico anche difficilmente considerato di destra.
Si tratta di un pubblico della cosiddetta Gen Z che ama ascoltare l’opinione ma non ama la rissa, estraneo al linguaggio politichese e poco incline a logiche passatiste. La prima vera generazione post-ideologica, e questo è un elemento da non sottovalutare. Come non va trascurato un dato riguardare proprio la generazione zeta che abbiamo visto già negli Stati Uniti alle ultime elezioni presidenziali: si spostano sempre più a destra e verso Trump, il pubblico a cui parlava il compianto Charlie Kirk.
Un pubblico per di più rimasto in disparte nella campana referendaria- con tutte le eccezioni del caso – ma non per questo disinteressato. Un elettorato che non porta sulle spalle ferite, cicatrici e delusioni passate e che non ha alcuna vocazione revanscista sul piano politico e storico. Una generazione libera e intonsa a cui Meloni ha deciso di parlare alla vigilia del voto, dimostrando ancora una volta che la destra non si pone preclusioni, ma al contrario agisce non ponendosi limiti, riuscendo così ad intercettare mondi e sensibilità diverse.
C’è un divario politico enorme sul piano comunicativo tra centrodestra e opposizione, tra Fratelli d’Italia e Pd, e questo è risaputo, ma ciò che ormai è sempre più evidente è il divario sociale, con l’incapacità della sinistra di cogliere le opportunità e con il centrodestra a suo agio e in ogni contesto. In questa campagna referendaria si è compiuto un passo innovativo verso una comunicazione parallela a quella tradizionale e non più affidata alle singole pagine dei leader, ma a piccole o grandi realtà indipendenti che hanno conquistato il loro pezzo di terra nel far west della nuova frontiera dei podcast e vodcast.
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