Mentre il Governo vara un Piano Casa da dieci miliardi e l’Alleanza Municipalista chiede risorse nuove, dedicate e vincolate, parla l’assessore all’Edilizia residenziale pubblica del Comune di Milano. Ne abbiamo parlato con Fabio Bottero, assessore all’Edilizia residenziale pubblica.

Il terzo rapporto OCA presentato in apertura del Forum Casa 2026 certifica che a Milano fino al 60% del reddito se ne va tra casa e trasporti. Si parla di affitti oltre i 23 euro al metro quadro. Di fronte a numeri di questa portata, qual è il vero perimetro di azione del Comune?
«Al pari di altre città d’Italia e d’Europa, oggi anche Milano si trova ad affrontare situazioni di precarietà abitativa che non riguardano più solo le fasce fragili della popolazione ma anche, e in misura crescente, il ceto medio. In base al tipo di bisogno, il Comune ha messo in campo specifiche risposte. Per quanto riguarda la tutela della casa pubblica, ad esempio, è stato avviato il Piano Zero Alloggi Sfitti, grazie al quale – a fronte di oltre 40 milioni di investimenti previsti in due anni – contiamo di riqualificare, con l’aiuto del gestore MM, fino a 2.500 alloggi da reimmettere nel flusso delle assegnazioni dei Servizi Abitativi Pubblici, destinati ai cittadini più fragili. Stiamo, poi, attuando politiche di recupero di alloggi e immobili del patrimonio Erp comunale così da ampliare l’offerta di appartamenti a canone accessibile. Inoltre, per rispondere ai bisogni del ceto medio, abbiamo avviato il Piano straordinario per la Casa accessibile, che mira a realizzare 10mila nuove case, ad affitto calmierato, su terreni che il Comune mette a disposizione dei privati interessati».

Al Forum è tornata con forza l’idea che “Milano non è un’isola”. L’Alleanza Municipalista per la Casa nasce proprio da qui: quali strumenti concreti di governance metropolitana state costruendo con i sindaci dell’hinterland?
«Il “caro affitti” sta avendo un forte impatto non solo a Milano, ma anche su piccoli, medi e grandi centri urbani del Paese. Per questo, il Forum Casa ha assunto una prospettiva metropolitana e uno sguardo nazionale sulle sfide dell’abitare, chiamando a raccolta tutti gli attori istituzionali, economici, sindacali, sociali e culturali che hanno un ruolo nella gestione della questione abitativa locale e nazionale. La partecipazione ai lavori del Forum dell’Alleanza Municipalista per la Casa e dei rappresentanti di ben 18 Comuni – tra grandi città italiane e centri dell’hinterland – dimostra la necessità e la volontà di affrontare la tematica in un’ottica di sistema e facendo rete».

Il 30 aprile, mentre il Forum chiudeva i lavori, il governo ha varato un Piano Casa da dieci miliardi per centomila alloggi in dieci anni, con 1,7 miliardi – integrabili fino a 4,8 – per recuperare i sessantamila ERP non assegnabili. Al Forum si è detto che per Milano servirebbero tra i 3 e i 5 miliardi solo sulla nostra città. …
«Temo che le risorse messe a disposizione dal Governo sottostimino il bisogno reale del Paese. Proprio nei giorni scorsi, con i colleghi assessori dell’Alleanza Municipalista per la Casa, abbiamo fatto notare che ad oggi – per quanto capiamo – il Piano Casa nazionale si avvale di fondi già destinati ai Comuni per progetti di rigenerazione urbana. Invece servono fondi nuovi, dedicati e vincolati. Sarebbe stato utile se avessero coinvolto le città nella stesura del Piano, dato che la casa è elemento portante e base della tenuta sociale del Paese. Lascio in sospeso il giudizio sull’istituzione di un commissario straordinario: non è chiaro quali saranno gli ambiti di sua competenza e azione. Confermo però l’impegno della città a procedere sul Piano Zero Alloggi Sfitti, per il quale, come detto, investiamo oltre 40 milioni in due anni».

Il secondo pilastro del Piano affida a INVIMIT un fondo unico da oltre 3,6 miliardi, concentrando risorse oggi distribuite tra più livelli di governo. Milano ha però maturato un’esperienza solida sull’housing sociale con Cariplo e Fondazione Housing Sociale. È un’opportunità o un rischio di ricentralizzazione?
«Una cosa è certa: i Comuni non possono essere lasciati da soli a strutturare piani di recupero, ammodernamento e messa in sicurezza delle case popolari o a promuovere iniziative di edilizia sociale accessibile. Ciò di cui le Amministrazioni locali hanno bisogno oggi sono risorse continuative e stabili, dedicate alle politiche abitative. Occorrono fondi e investimenti nazionali che aiutino gli enti locali a garantire la tutela e la gestione del patrimonio residenziale pubblico e a sviluppare soluzioni abitative adeguate alle diverse forme di fragilità che si manifestano nelle città».

Il disegno di legge collegato prevede sgomberi entro quindici giorni per occupazioni abusive, contratti scaduti e morosità. A Milano convivono occupazioni storiche, morosità incolpevole legata alla precarietà del lavoro e una pressione crescente degli affitti brevi…
«La questione degli sgomberi rapidi mi preoccupa. Il Governo si concentra sull’effetto e non sulla causa. Di fronte alla difficoltà di una famiglia nel pagare l’affitto, la soluzione non può essere solo quella dello sgombero o dello sfratto immediati. Si deve rendere stabile il fondo morosità incolpevole. Si devono studiare e mettere in atto altre vie: penso a piani di rientro dal debito calibrati in base alle reali capacità economiche del nucleo familiare e dilazionabili, così come alla sperimentazione di misure di sostegno all’affitto. A Milano, ad esempio, oltre ad aver previsto contributi per lavoratori under 35, abbiamo avviato il progetto “Salva Affitto” che introduce due strumenti finanziari innovativi, che si attivano nei casi di morosità recente (2-6 mesi) nei contratti a canone concordato o convenzionato. Si tratta di un contributo a fondo perduto per agevolare l’accesso al credito e una garanzia sull’affitto per coloro che fanno fatica a pagare il canone di locazione e non hanno i requisiti per accedere al credito bancario».

Con il progetto “Casa ai lavoratori”, Milano ha messo al centro la “zona grigia” di chi lavora ma non accede né all’edilizia popolare né al mercato libero. In vista del 2027, qual è il lascito che vuole consegnare alla città su questo terreno?
«Come assessorato all’Edilizia residenziale pubblica, abbiamo in corso diversi progetti che ci stanno permettendo di realizzare alloggi a costi accessibili per i cittadini e le cittadine che pur avendo una fonte di reddito faticano a restare nel mercato privato degli affitti. Nei giorni scorsi abbiamo lanciato il secondo bando di “Casa ai lavoratori”, con cui mettiamo a disposizione di enti e imprese 110 alloggi da riqualificare e affittare a canone calmierato ai loro dipendenti; inoltre, abbiamo avviato una coprogettazione con l’Assessorato al Welfare che permetterà di rispondere ai bisogni di persone in condizioni di fragilità abitativa e sociale mettendo a disposizione 300 alloggi pubblici che gli enti del Terzo Settore coinvolti riqualificheranno e gestiranno».

Assessore, abbiamo cercato di essere analitici, ma in fondo è la stessa Milano, con la sua storia sociale, ad indurci ad essere “di cuore”. E allora finisco chiedendole: come è stato possibile che una città che accoglie, sia diventata città che respinge?
«Milano come tutte le grandi città vive una fase complessa, ma non ha mai perso la sua vocazione all’accoglienza, così come non ha smesso di essere una città che attrae. La città ha tutte le caratteristiche e le capacità per affrontare e superare le sfide dell’abitare. Ne ero convinto appena nominato assessore, e lo sono ancora di più oggi».