“La nostra critica era alla persona, mai all’orientamento sessuale”. E’ la lettera dei genitori di Maria Paola Gaglione, la 18enne morta in un incidente stradale l’11 settembre scorso mentre si trovava in sella allo scooter guidato da Ciro Migliore, il compagno trans con il quale stava da circa tre ani, ed era inseguita dal fratello, Michele Antonio (30 anni), accusato di omicidio preterintenzionale e violenza personale con l’aggravante dei futili motivi.

I genitori della 18enne, che da qualche settimana era andata via dall’abitazione al Parco Verde di Caivano (Napoli) per andare a convivere con Ciro ad Acerra (comune confinante), sono certi “dell’innocenza del figlio Michele” e desiderano “esprimere, da famiglia umile e cristiana, il più forte dissenso per le frasi omofobe attribuite a noi e a nostro figlio”.

Franco e Pina Gaglione chiedono “solo di rispettare le nostre lacrime, il nostro dolore e il nostro silenzio” nel giorno in cui sono in programma i funerali di Paola che si terranno alle 16.30 presso la chiesa di San Paolo Apostolo nel parco Verde di Caivano.

Questo il testo della lettera diffusa dal Corriere del Mezzogiorno attraverso il legale della famiglia Galgione Domenico Paolella:

“Abbiamo scelto di vivere in silenzio la perdita della nostra Paola perché questa tragedia ci ha lasciato senza parole e perché vogliamo stringerci in famiglia come sempre ci è accaduto nei dolori e nelle avversità.

Abbiamo scelto il silenzio per piangere Paola, con la dignità e l’amore che abbiamo provato a donarle da quando è nata. Nessun processo o sentenza potrà guarire la nostra ferita. Tuttavia desideriamo far arrivare alla Magistratura e alle forze dell’ordine il nostro grazie per quanto stanno facendo in questi giorni. Siamo certi dell’innocenza di nostro figlio Michele. Non abbiamo mai creduto all’ipotesi dell’aggressione e non ci crederemo mai perché conosciamo Michele e il suo amore per Paola. Desideriamo esprimere il nostro più forte dissenso per le frasi omofobe attribuite a noi e a nostro figlio.

Nella nostra famiglia, umile e cristiana, non c’è spazio per l’odio verso il prossimo e a maggior ragione non c’è spazio per l’odio o la discriminazione per motivi sessuali. Eravamo preoccupati per Paola, ma non per le sue scelte sentimentali o sessuali. Sentivamo il pericolo di una frequentazione con una persona, ad avviso di noi genitori, poco affidabile.

La nostra critica era alla persona, mai all’orientamento sessuale. Il tempo dirà se le nostre erano preoccupazioni fondate. Adesso chiediamo solo di rispettare le nostre lacrime, il nostro dolore e il nostro silenzio. Ci scusiamo vivamente e umilmente con i giornalisti e le televisioni che ci hanno contattato in queste ore, anche aloro va il nostro grazie. Per il resto ci affidiamo ai Magistrati, pienamente rispettosi del loro lavoro”.

Franco e Pina Gaglione