Basta chiedere e scaricare responsabilità sul governo centrale: agite, prevenite e controllate. E’ il messaggio garbato ma inequivocabile che la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese rivolge alle istituzioni di Napoli, a partire dall’ultimo arrivato, il sindaco Gaetano Manfredi, abituate sempre più spesso a chiedere aiuti senza però pensare poi ad amministrare e a provare concretamente a migliorare le cose che non vanno.

Se da un parte il primo cittadino chiedeva più forze di polizia (un centinaio) per controllare il territorio dell’area metropolitana di Napoli, teatro quotidiano di scippi, rapine, agguati ed episodi di violenza gratuita, e telecamere, dall’altra la titolare del Viminale replica senza tentennamenti, ricordando che le baby gang “sono problemi che noi vediamo su tutti i territori” e che la videosorveglianza che non funziona devono essere controllate dal prefetto. Poi ribadisce: “Noi lo sforzo l’abbiamo già fatto, entro giugno entreranno ulteriori unità provenienti dai concorsi che si sono appena conclusi con i corsi di formazione che purtroppo sono stati bloccati l’anno scorso per la pandemia”. Più repressione non serve, occorre prevenzione ma soprattutto occorre investire in progetti culturali che formino e tengano impegnati i giovani.

Nella sua visita in città, “l’attenzione che dedichiamo a Napoli si vede anche dalle volte che io sono venuta qui”, Lamorgese è ha prima preso parte alla “Convenzione di Palermo” a palazzo Reale, iniziativa promossa dall’assemblea parlamentare dei paesi del Mediterraneo, poi si è recata in Prefettura “per fare il punto di situazione con tutte le forze di polizia territoriali”. Al centro del vertice nella sede guidata dal prefetto Claudio Palomba l’emergenza criminalità in città e il funzionamento della videosorveglianza. Anche su quest’ultimo aspetto la numero uno del Viminale bacchetta le istituzioni locali. “Con il Pon sicurezza abbiamo finanziato più di 600 impianti di videosorveglianza, adesso si farà un punto della situazione di quelle funzionanti e non funzionanti, ma questo è un obiettivo che io ho dato al prefetto sul territorio quando ci siamo visti l’altra volta. Quindi spero che ognuno faccia la sua parte“.

Per Lamorgese il messaggio che comuni e istituzioni locali devono recepire è che “dobbiamo fare di più ma dobbiamo fare soprattutto a livello culturale, perché occorre che ci sia una società più reattiva, che ci sia anche l’impegno dei Comuni. Non ci può essere spazio solo per la repressione, ci vuole la prevenzione oltre a una serie di attività che devono essere messe in campo sul territorio”.

 

 

 

Giornalista professionista, nato a Napoli il 28 luglio 1987, ho iniziato a scrivere di sport prima di passare, dal 2015, a occuparmi principalmente di cronaca. Laureato in Scienze della Comunicazione al Suor Orsola Benincasa, ho frequentato la scuola di giornalismo e, nel frattempo, collaborato con diverse testate. Dopo le esperienze a Sky Sport e Mediaset, sono passato a Retenews24 e poi a VocediNapoli.it. Dall'ottobre del 2019 collaboro con la redazione del Riformista.