Agguati, rapine, scippi, furti, giovani accoltellati per uno sguardo o per un like non gradito sui social, risse e liti, anche a mare, sempre più per futili motivi. A Napoli e provincia regna l’anarchia. La percezione di sicurezza è ai minimi storici e lo Stato continua la sua latitanza fatta di proclami, patti educativi immaginari, continue richieste di telecamere (ma quando arrivano?) per coprire le numerose zone scoperte presenti nel capoluogo partenopeo e il solito appello per avere più forze dell’ordine. Perché la repressione, da decenni, resta l’unica soluzione all’escalation di violenza. Altro che controlli nelle scuole per contrastare la dispersione o riqualificazione delle periferie per offrire maggiori alternative ai giovani.

Ogni giorno ci ritroviamo a scrivere sempre le stesse notizie di cronaca nera. Un bollettino di sangue che nelle ultime settimane, vuoi per una maggiore libertà di comunicazione delle forze dell’ordine dopo la partenza dell’ex procuratore Giovanni Melillo (spesso episodi di cronaca nera venivano dati “in pasto” ai cittadini anche dopo mesi), vuoi per le numerose testimonianze, che si susseguono sui social, di episodi incresciosi, vuoi semplicemente perché si è raggiunto un livello di tale anarchia che ha fatto sprofondare, negli ultimi tempi, la città di Napoli e la sua provincia in una situazione di pericolo costante con preti che addirittura invitano le famiglie a non far uscire in strada i propri figli (già dal tardo pomeriggio) e persone che non sono al sicuro dai “poligoni a cielo aperto” della camorra, o pseudo tale, nemmeno chiusi in casa.

Una vera e propria giungla. A Napoli si spara con una costanza disarmante. E non c’entra solo la camorra che in questi anni (con buona pace dell’Alleanza di Secondigliano e dei Mazzarelli, quasi gli unici due clan esistenti per investigatori) ha nuovamente alzato il tiro in molti quartieri della città e comuni della provincia, sparando sempre più spesso tra la gente e in pieno giorno A Napoli si spara anche per una rapina in gioielleria o per intimorire la vittima di turno (il video dello scooter rubato a un giovane pubblicato dal consigliere Francesco Emilio Borrelli ne è un esempio). Per non parlare dei coltellini, ormai diventati ‘indispensabili‘ per i minori. Si esce di casa armati perché “ci dobbiamo difendere” hanno più volte spiegato i diretti interessati. Manco fossimo in guerra.

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Giornalista professionista, nato a Napoli il 28 luglio 1987, ho iniziato a scrivere di sport prima di passare, dal 2015, a occuparmi principalmente di cronaca. Laureato in Scienze della Comunicazione al Suor Orsola Benincasa, ho frequentato la scuola di giornalismo e, nel frattempo, collaborato con diverse testate. Dopo le esperienze a Sky Sport e Mediaset, sono passato a Retenews24 e poi a VocediNapoli.it. Dall'ottobre del 2019 collaboro con la redazione del Riformista.