Confermata l’estradizione del boss della ‘Ndrangheta Rocco Morabito. L’Agencia Brasil ha riportato che la prima sezione della Corte suprema federale (Stf) del Brasile ha confermato l’autorizzazione al trasferimento in Italia, anche se a determinate condizioni dettate dalla sentenza. Morabito, tra i criminali più ricercati al mondo, era stato arrestato nel maggio dello scorso anno dalla Polizia Federale a Joao Pessoa e poi trasferito al penitenziario Federale di Brasilia, dove da allora è detenuto. In Italia era stato condannato a oltre 100 anni di reclusione.

Il tribunale brasiliano aveva già concesso l’approvazione all’estradizione. Ieri ha ribadito la sua decisione respingendo un ricorso dei legali della difesa di Morabito che avevano sostenuto l’illegalità delle procedure. I giudici hanno votato all’unanimità il rigetto dell’istanza e disposto la fine del processo di estradizione. La decisione è definitiva. Il governo federale sarà ora incaricato di consegnare il boss alle autorità italiane. La sentenza ha ricordato alle autorità italiane che per procedere con l’estrazione dovranno essere rispettati alcuni requisiti previsti dalle leggi brasiliane, come la sottrazione da una eventuale condanna della detenzione scontata in Brasile e l’applicazione di una pena massima di 30 anni di carcere. Morabito in Italia è stato ripetutamente condannato per oltre 100 anni di carcere in totale per traffico internazionale di droga.

Prima dell’arresto il boss della ‘Ndrangheta era considerato il latitante italiano più pericoloso dopo Matteo Messina Denaro, il capo della mafia siciliana. Ha 54 anni, 25 dei quali vissuti da fuggitivo. Era stato già arrestato nel 2017 in Uruguay, dove però era riuscito a evadere dal carcere Central di Montevideo dov’era detenuto nel 2019. L’arresto in Brasile proprio un anno fa in un’operazione dei carabinieri del Ros. I carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale lo avevano rintracciato a Joao Pessoa, zona est del Brasile, insieme a un altro narcotrafficante, Vincenzo Pasquino, torinese, anche lui latitante. Rocco Morabito era considerato il numero uno tra i broker che gestiscono il traffico di cocaina con i cartelli del Sudamerica. Alla sua cattura avevano collaborato anche Fbi e Dea.

Morabito è originario di Africo, in provincia di Reggio Calabria, soprannominato “Il Tamunga” per via del grosso fuoristrada Dkw Munga, considerato pressoché indistruttibile, con cui scorrazzava per la Locride. Ha studiato all’Università di Messina e nel 1988, quando aveva 22 anni, era stato arrestato per minacce rivolte a uno dei suoi professori universitari. Nell’89 suo fratello Leo Morabito è stato ucciso in un agguato mafioso e l’anno successivo anche Rocco è stato ferito in un altro agguato. A Milano, a 25 anni, aveva iniziato a costruire il suo impero fondato sul traffico della coca. Nel capoluogo lombardo si divideva fra traffici e la bella vita nei locali.

Prima di diventare latitante, assieme ad altri affiliati, Rocco Morabito era stato visto a Baia Domizia di Sessa Aurunca, all’interno dell’abitazione di Alberto Beneduce, boss e narcotrafficante camorrista conosciuto con il soprannome di “A’ cocaina” e trovato qualche settimana dopo carbonizzato nel bagagliaio di un’auto. In Sudamerica era fuggito con la falsa identità di Francisco Antonio Capeletto Souza, imprenditore brasiliano d’origine. Aveva messo su una redditizia attività di import-export e una coltivazione intensiva di soia. Quando era stato arrestato in Uruguay, viveva in una villa con piscina, una Mercedes, 13 cellulari, 12 carte di credito e un passaporto brasiliano. Anche in quel caso l’estradizione era stata autorizzata. A poche settimane dal trasferimento in Italia evase dalla terrazza del carcere. Secondo quanto scoperto dall’operazione Magma in quella fuga era stato aiutato da esponenti della ‘ndrina Bellocco residenti tra Buenos Aires e Montevideo.

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Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.