Ci sono due passaggi cruciali nella decisione con cui un giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trani ha respinto l’istanza di scarcerazione nei confronti di due napoletani, attualmente detenuti nel carcere di Poggioreale e in attesa del processo, con rito abbreviato e slittato a ottobre, in cui sono accusati di armi e violenza privata per aver esploso colpi di pistola verso la finestra di casa di un abitante di Trani.

E uno dei due passaggi del provvedimento del gip sta facendo molto discutere gli avvocati napoletani. E’ quello in cui il giudice scrive che la misura cautelare in carcere non va modificata non solo in base a una valutazione sulla pericolosità sociale degli indagati (e fin qui nulla di straordinario) ma considerando “che lo stato di restrizione in un ambiente difficilmente permeabile dall’esterno (quale è il carcere, ndr), rispetto a quello sicuramente più rischioso del domicilio dove risiedono soggetti non ristretti e, quindi, liberi di avere contatti, sia pur limitati con contesti potenzialmente infetti, salvo mutamenti della situazione che eventualmente verranno valutati in seguito, meglio garantisce la salute del pervenuto”.

Come a dire che la salute dell’indagato è più tutelata in carcere che fuori. E tra gli avvocati è subito polemica. “Non è possibile pensare di valutare la salute di un detenuto immaginando che il carcere sia più sicuro di altri luoghi rispetto al rischio di contagio da coronavirus” è stato il commento. “Anche in carcere ci si può ammalare di Covid-19, e anche il carcere può essere veicolo di contagio perché frequentato da persone che arrivano dall’esterno, come ad esempio gli agenti della penitenziaria, gli educatori e così via”.

La decisione sembra destinata ad aprire un’ampia discussione negli ambienti giudiziari. Intanto i difensori dei due indagati, gli avvocati Leopoldo Perone e Antonio Rizzo, hanno dichiarato: “Questa è la manifestazione, con agghiacciante evidenza, della distanza siderale che corre tra i principi virtuosi, declinati dai rappresentanti della magistratura associata nei roboanti proclami offerti alla stampa (vedasi Md e Mi per tutti) e le determinazioni assunte nella ponderosa penombra della camera di consiglio dei singoli rappresentanti dell’ordine magistraturale. Non ci resta – hanno concluso – che augurare a noi e ai nostri cari l’intervento salvifico di una generalizzata riduzione in vinculis della popolazione attiva”.