Fu quasi solo a proporre la pregiudiziale repubblicana. I democristiani e i liberali furono indifferenti e Togliatti, di ritorno da Mosca col nome di Ercoli, riconobbe, sbarcando a Salerno nell’aprile del 1944, la monarchia sostenendo il governo Badoglio voluto dal re, che – dopo aver appoggiato acriticamente il fascismo per vent’anni – volle disfarsi di Mussolini il 25 luglio del 1943. Fu quasi solo Pietro Nenni, recitando uno dei famosi slogan che conierà per tutta la vita “O la Repubblica o il caos”, a lottare appena liberato dall’isola di Ponza dove, per strana convergenza dei reciproci destini, era appena sbarcato il Duce, contro il governo Badoglio e poi mettendosi alla guida del Psiup, il partito neonato dalla fusione del vecchio Psi e del Mup (Movimento di unità proletaria di Lelio Basso), e dove militavano quei pochi che già nel 1943 in Italia avevano fondato il Psi, come Olindo Vernocchi e Giuseppe Romita, quelli esiliati in Francia come lo stesso Nenni e Saragat, per molto tempo ospite anche in Austria, ove apprese l’austromarxismo di Otto Bauer, Ignazio Silone, Sandro Pertini, che sarà poi a dirigere la resistenza nel Nord.

Prima del 25 aprile, alla formazione del secondo governo (in realtà era il terzo) di Ivanoe Bonomi, nel dicembre del 1944 il Psiup di Nenni decise di non partecipare contrariamente al Pci, perché il programma non faceva menzione della scelta repubblicana. Dopo la liberazione, fu il governo Parri, con Nenni vice, a dare la svolta e a fissare per il 2 giugno del 1946 contestualmente il referendum per la Repubblica e l’elezione dell’assemblea costituente, nello stesso giorno come voleva Nenni, perché il voto istituzionale trascinasse quello politico (la Dc divenne il primo partito con oltre il 33%, il Psiup il secondo col 20,7% e il Pci solo il terzo con poco più del 18%). E, il giorno dopo la vittoria repubblicana, l’Avanti titolò “Grazie a Nenni”, riconoscendo nella vittoria repubblicana il suo determinante marchio.

Nenni, prima di diventare socialista, nel 1921, era stato repubblicano. Un repubblicano romagnolo, nato a Faenza, di stampo sanguigno e rivoluzionario come un socialista giacobino. La formazione di Nenni era chiaramente antimonarchica come quella del primo Mussolini, che riteneva “quello del re il mestiere più inutile”, arrivando perfino a giustificare il regicidio. Bissolati fu espulso anche per aver portato solidarietà al sovrano scampato a un attentato. Nenni, al contrario di quell’altro, rimase visceralmente repubblicano e condusse in porto una battaglia difficile. De Gasperi lasciò libertà di voto ai suoi, e solo socialisti e comunisti fecero aperta propaganda per la Repubblica.

Nenni legava anche la battaglia repubblicana con l’antifascismo. Nel suo slogan “O la Repubblica o il caos” era contenuto il viatico da cui sarebbe passata la nuova Italia con la nuova Costituzione, mentre la permanenza dei Savoia avrebbe segnato un insopportabile e caotico fil rouge con la dittatura fascista. La Costituente impiegò meno di due anni per varare la nuova Costituzione, passando da due presidenti, Giuseppe Saragat e Umberto Terracini. Tutti o quasi ne proclamarono non tanto l’intangibilità come fosse una Bibbia, ma l’attualità del testo e il compromesso innovatore tra le forze che avevano combattuto una dittatura.